Se festa della donna dev'essere, allora che sia!
Un buon modo per festeggiare, dal mio punto di vista, è andare a prendersi un caffè con due belle amiche, e magari parlare (di corsa, perché il lavoro incombe) di autoconsapevolezza, cura del sé, pratiche di ricomposizione dell'io.
Poi anche regalarsi un paio di ballerine con il tacco nascosto (di quelle che sembrano ballerine, ma c'è il trucco per le tappe) è una cosa bella, soprattutto se la tua amica si compra anche lei qualcosa e spende più di te, sgravandoti dei sensi di colpa.
E allora devo dire che io mi sento più donna se ci sono altre donne intorno a me, come se l'essere femminile fosse un collettivo, una comune psichica.
E poi cosa vuol dire essere donna? Quante sono le declinazioni della femminilità? Per esempio, mia zia, così curata e distinta, così materna e sorridente, ottima cuoca, bravissima sarta, è per me l'esempio di una femminilità forse un po' démodé, ma pur sempre rassicurante e sincera, senza artifizi.
Poi c'è la femminilità sensuale, fascinosa, seducente, che non sempre e non necessariamente si abbina alla bellezza pura e semplice. Conosco donne incredibilimente affascinanti, che fanno strage di cuori, eppure, da un punto di vista rigidamente "formale" non sono certo perfette.
Ci sono donne che curano ogni dettaglio del proprio aspetto e ci sono donne che magari girano con la molletta nei capelli, le scarpe di pezza e la borsona di lana con i pelucchi. Ci sono donne che vestono sempre all'ultima moda, e donne che hanno un loro stile personale e inconfondibile.
Per non parlare di quelle donne piene di talenti, in grado di cavarsela con disinvoltura con il tango argentino e il découpage, che sono perfettamente a loro agio in un museo come in un mercatino di antiquariato, a un reading come dietro i fornelli, che sono curiose e sensibili, brillanti e generose.
Indipendentemente dalla categoria, a me capita di sentirmi "soggiogata" dalla loro femminilità, che vedo così istintiva e naturale.
Sarà perché, per me, la femminilità è una scoperta piuttosto recente. Qualcosa che, per molto tempo, avevo represso o volutamente ignorato. Qualcosa che ho anche mortificato, nel vortice autodistruttivo di un post adolescenza molto sofferto. Qualcosa che mi intimoriva, e mi intimorisce ancora sotto molti punti di vista. Qualcosa che credo di non saper maneggiare, e che mi ritrovo a invidiare quando la vedo manifestarsi in modo così spontaneo nelle altre donne.
Eppure ricordo ancora, quando avevo 16-17 anni, la prima volta che ho sentito, profondamente sentito, di appartenere al genere femminile. Che magari non ne ero degna, che magari non sapevo bene che farci, che magari non ero l'esempio più eclatante della femminilità, ma ero pur sempre destinata a essere quella cosa lì.
Ed è stato questione di un attimo, come essere punti da un'ape o investiti da una sferzata di vento. È stata la voce ruvida di Paolo Conte, come la carezza di una mano dura ma gentile sulla schiena, quando pronuncia la parola "donna" in questa canzone.
E voi? C'è stato un momento in cui avete realizzato di essere donne? (O uomini, o gay, insomma di non essere asessuati...)

