mercoledì 29 dicembre 2010

Una tranquilla giornata di lavoro

SCENA 1: Cucina
CRAAK
Nonna: "Anna, la scopa non è un gioco!"
SPONK
Nonna: "Diego, non lanciare le cose!"
TUMP:
Nonna: "Anna, non ti arrampicare!"
TONF
Nonna: "Diego, non dare le testate!"

SCENA 2: Cameretta
"Coloriamo con gli acquerelli?"
"No, io voglio i gessetti!"
"Gli acquerelli!"
"I gessetti!"
"Sei brutto!"
"No! Tu sei brutta!"

SCENA 3: Studio
Mammapossiamovedereuncartone? 
Mammapossiamovedereuncartone?
Mammapossiamovedereuncartone?
Mammapossiamovedereuncartone?
Mammapossiamovedereuncartone?
Io: "Va bene, va bene! mettetevi d'accordo e sceglietene uno"
"Daitarn 3"
"No, che schifo! Scooby-doo!"
"Daitarn 3"
"Scooby-doo!"

"Daitarn treeeeeeee!!!"
"Scooby-doooooooooo!"


 SCENA 4: Cameretta (Soundtrack: rumore della pista dei power rangers)
"Nonna, posso scoppiare un palloncino?"
"Ti avevo detto di non darglielo!"
"È mio!"
"No è mio!"


Ripensandoci, c'è solo una cosa che desidero più di una notte d'amore con Johnny Depp. Un ufficio dall'altra parte della città.

lunedì 27 dicembre 2010

Sotto l'albero ho trovato...

Risvegliarsi il 27 dicembre con la sindrome premestruale, un granuloma in bocca, la mascella dolente (perché - per via del granuloma- non riesco a portare il bite), la colite con i crampi intestinali, il mal di gola e qualche linea di febbre...
Babbo Natale, se ti sto sulle palle puoi dirmelo, eh...

martedì 21 dicembre 2010

Tinky Winky, Bakugan e consecutio temporum

Il bello di essere precari è che non ci si annoia mai. O meglio, passi settimane, mesi, di angoscia, arrotolata nel tuo nulla come un bruco nel bozzolo in attesa che il telefono squilli... Non è precisamente noia, ma un lungo, estenuante, stato di rigor mortis.
In quei giorni hai la casa piena di gente: nonna A, nonna B, nonno X. Amici, qualche zia. Nonna A ti chiede, affondando inconsapevolmente il coltello nella piaga: "Non hai da lavorare? È arrivato qualche lavoro?" (come se non ti bastasse la tua, di ansia).
Nonna B si offre: "Se hai bisogno, posso venire io a tenerti i bambini!" (magari avessi bisogno!)
Amici, zie e parenti vari si informano con premura: "Come va con il lavoro?" (e sai che cercano di essere delicati, perché vorrebbero chiedere: "Non è il caso di cercarti un'occupazione stabile?")
Poi arriva l'e-mail o squilla il telefono e... guarda un po'... il lavoro arriva ed è urgentissimo. Tipo che ti chiamano giovedì e ti dicono che lo vogliono per lunedì.
Qual è il problema? Nessuno... erano settimane che aspettavi questo momento. Hai scaldato i motori e sei sulla linea di partenza con il serbatoio pieno di adrenalina e una carica da Formula 1.
Naturalmente, i tuoi figli approfittano proprio di questo momento per lasciare che i germi ospitati nel loro sangue esplodano in tutta la loro virulenza: vomito, diarrea, bronchite asmatica. Anche loro pronti al via, riconoscono il suono del telefono o il bip della mail: è arrivato un lavoro urgentissimo! Diamoci dentro.
Così magari ti ritrovi tutti e due i bambini ammalati, da accudire e portare dal medico e gestire in lunghe notti al ritmo di tosse convulsa.
Siccome, però, i tuoi figli non detengono il copyright dei malanni, ecco che anche nonne, nipoti e parenti vari cedono al virus.
Tipo ieri, per esempio. Una nonna in avaria e l'altra impegnata a badare la nipotina ammalata.
Un lavoro appena consegnato da mettere a punto. Sei costretta davanti al computer, connessa con l'universo mondo tramite skype, email, telefono fisso e cellulare. Devi essere reperibile. Se Il Cliente ha bisogno non puoi dirgli: "un attimo, scusa, sono senza baby sitter. Finisco il puzzle di Hello Kitty e arrivo!"
Non sarebbe professionale. E tu hai troppa paura di giocarti Il Cliente.
Ma come gestire i bambini?

Mattina.
Se il grande è all'asilo, questa è la soluzione:




Con la bimba in braccio, ti impegni in una chat con il Cliente mentre la piccola è ipnotizzata dalle morbide movenze di Barbapapà su youtube, oppure canticchia in coro con i Teletubbies.
"Come la sistemeresti tu questa frase?" scrive Il Cliente sulla destra.
"Tinky Winky vuole ballare con te! Balla con Tinky Winky!" gracchia il video sulla sinistra.
"Io direi di usare la forma impersonale" scrivo io sulla destra.
"Barbabarba ha appena finito il suo quadro!" esulta il video sulla sinistra.
(tipregotiprego, fa che non chieda di parlare al telefono!)
"Se decidiamo di fare così, puoi pensarci tu?" scrive Il Cliente sulla sinistra.
"Mamma, è finito!!! Un altro un altro un altro"
"Certo!" scrivo io sulla destra.
"Certo!" rispondo, sempre io, alla bimba sulla sinistra (e poi dicono dei genitori che piazzano i figli davanti alla tv).

Pomeriggio.
Quando il grande torna dall'asilo, provi a spiegare la situazione confidando nel suo senso di responsabilità.
"Amore, la mamma deve lavorare. Tu e tua sorella riuscite a giocare mezz'oretta senza litigare?"
I bambini sembrano collaborativi. Se ne vanno in cameretta e per dieci minuti tutto pare procedere per il meglio. Tu cominci a concentrarti, non vuoi commettere errori. È il tuo primo lavoro per questo Cliente.
Poi il crescendo.
"Anna, non toccare!"
"L'ho preso prima io!
"Anna, quello non sta lì!"
"È mio!"
"Non è vero!"
"Lasciaaa! Aaah!"
"AAAAH!"
Primo figlio che arriva in lacrime, seguito a ruota dalla sorella. Parlano contemporaneamente in una valanga di rimostranze e delazioni.
"Mamma, Anna - Diego - ha preso il bakugan - mi ha dato un morso - io gli ho detto di lasciarlo - l'avevo prima io - le ho dato una botta in testa, ma piano"
Riemergo dal mio universo di consecutio temporum, Altobasso bold, rimando con freccia o senza freccia.
"Sì sì, andate di là e fate i bravi..."
"Ma mamma..."
"Su, giocate da bravi fratellini"
"IO VOGLIO STARE CON TE!" annuncia lei, salendomi in braccio.
"Va bene, ma devi stare buona e non toccare niente" acconsento io, rassegnata.
"Questo lo posso toccare?" dice lei, premendo il tasto ALT. "E posso girare la rotellina?" continua, afferrando il mouse.
A questo punto ho tre possibilità:
1) continuare così, sperando di non commettere errori madornali e rischiando che Il Cliente non mi passi mai più un lavoro
2) confessare al Cliente che sono senza nonne e che quindi dovremo rimandare a domani (sì lo so... l'urgenza)
3) confessare al Cliente che ho appena commesso un infanticidio ma che possiamo continuare in santa pace fino all'arrivo dei carabinieri

mercoledì 15 dicembre 2010

La magia del Natale

Stipendio, salario, giorno di paga
pussa via la vacca magra!
Dente di vipera, occhio di rospo
voglio un contratto fino ad agosto.
Ala di vespa, capello di prete,
soldi, denari, dobloni e monete!
Entra ricchezza, esci iattura,
che io rilascio legale fattura!

lunedì 13 dicembre 2010

Un film per tutte le mamme

Ci sono due tipi di mamma: quella che vorrebbe che i propri figli non crescessero mai, per poterli sempre coccolare come cuccioli, tenendoli al sicuro nel nido, e quella che non vede l'ora di liberarsi del ruolo di chioccia, e appena il bambino ha compiuto 11 anni gli dà le chiavi di casa e gli dice: "Arrangiati".
Generalmente, l'opinione comune diffida del secondo tipo: che mamma snaturata è quella che non sente l'istinto materno della protezione, dell'accudimento e della dedizione che sfiora il sacrificio?
Finalmente, invece, un film che rende giustizia. Ieri sono andata a vederlo con l'intera famiglia, ed è stato molto educativo.
Riassumendo, è la storia di una madre ambigua (ma quale madre non lo è?). Ha trovato il segreto della felicità... Alzi la mano chi non ha pensato almeno una volta, davanti al proprio piccolo: vorrei che il tempo si fermasse qui. Io lo penso tutti i giorni. I miei bambini, a 6 e 3 anni, sono nel pieno delle loro capacità seduttive. Ogni loro gesto è perfetto, ogni loro atteggiamento è  adorabile, ogni loro comportamento è delizioso. In più mi gratificano con una venerazione senza pari. Per loro ho sempre ragione, pendono dalle mie labbra, la loro felicità dipende quasi esclusivamente da me.
Da parte mia, a 35 anni, sono abbastanza vecchia da essere molto indulgente con tutti i miei difetti, e abbastanza giovane da poter approfittare di tutti i piaceri della vita. Perché non possiamo restare per sempre così?
E alzi la mano la mamma che, almeno una volta,  non ha pensato con una lieve nota di panico al fatto che la sua giovinezza sta scemando, mentre quella della figlia è nel pieno rigoglio. Ben presto, sarà lei a provare l'istinto di civettarsi, l'emozione del primo bacio, il brivido di uno sguardo che ti riveste di bellezza. Mentre tu, mamma, ti prepari ai rituali dei pap-test, delle colonscopie, delle creme anticellulite, lei prenderà il suo posto nel mondo, quel posto che prima era il tuo. Provi un pizzico di invidia, forse anche di rancore... È così, è umano.

La Madre di questo film ce l'ha fatta: ha fermato il tempo. Ma ecco che siamo portati tutti a disprezzarla, perché il prezzo della sua perfezione è la prigionia della figlia. Solo se la bambina resterà a sua completa disposizione, la Madre potrà opporsi al naturale trascorrere della vita. Alla fine del film sei portato a rivalutare il secondo tipo di mamma. Forse non è così snaturata se apre la porta e dice: "Vai!" Forse non è per egoismo che si oppone alla dedizione incondizionata. Forse è giusto che si faccia da parte, se la posizione che occupa è così ingombrante da sbarrare la strada del figlio.
Mi rendo conto che l'argomento è spinoso, i risvolti psicologici sono tantissimi, le sfumature etiche e morali sono infinite: ci voleva un film coraggioso, capace di raggiungere profondità della mente che solo grandi registi come Bergman  hanno avuto l'ardire di esplorare.
Insomma, consiglio a tutte le mamme chioccia (io tendenzialmente lo sarei) di andare a vedere Rapunzel. Esorcizziamo la Madre Gothel che è in noi!


martedì 7 dicembre 2010

Incubo!!!

Post-illa al post precedente: cosa succede se prima di andare a dormire leggi tragedie altrui?
Succede che magari sogni. Nel sogno, tua suocera è morta e tu ne sei affranta. Non riesci a consolarti e piangi disperatamente. Ad aggravare la situazione, sei in mutande, con il gambaletto nero che stringe il polpaccio e il pelo lungo (perché in inverno, si sa, ci si lascia un po' andare). Come se non bastasse, accanto a te c'è una tua vecchia fiamma, uno dei grandi amori della tua giovinezza. Ed è lì testimone attento del tuo dolore e dei tuoi problemi di irsutismo.

lunedì 6 dicembre 2010

Bollino rosso

Se uno compra un libro, una raccolta di racconti dal titolo: "Nemico, amico, amante..." cosa si aspetta, dico io? Un libro di storie d'amore, magari tradimenti, vite insoddisfatte o felici o in sospeso. Un libro sui rapporti, le persone, gli incontri. C'è tanto di cui parlare, vero? Ma no. Ecco che spunta anche qui la madre morta. Anzi, morta dopo ore di agonia in seguito a incidente con lampada a cherosene, mentre la di lei bambina, a casa con la zia, chiede di poter vedere la mamma ma le viene proibito. E le dicono: "Non vorresti vederla, ridotta com'è". E la bambina ribatte: "Ma forse è lei che vuole vedere me!"
Poi, se questo straziante dettaglio non bastasse, in un altro racconto Alice Munro, a tradimento, ci infila anche il bambino morto. Mica morto e basta: investito dal padre mentre fa retromarcia per uscire dal garage. A tre anni.
Non si fa così, però.
Propongo che in quarta di copertina sia d'obbligo scrivere cose tipo: "Nessun bambino è stato ucciso per la realizzazione di questo libro". Se proprio ci devono mettere la scena tragica, ci dev'essere un bollino rosso: vietato a mamme molto suscettibili e tendenti alla paranoia.
No, perché il libro è bellissimo, di quelli che si gustano e si divorano, che rileggi con la mente anche mentre stai facendo tutt'altro, per i quali sfrutti ogni ritaglio di tempo, quei dieci minuti mentre cuoce la pasta, quei 30 secondi mentre aspetti che qualcuno risponda al telefono...
Ma non mi puoi arrivare con il bambino morto proprio mentre stai leggendo, la sera, a letto... quando stai sacrificando minuti preziosi del tuo difficile sonno, quando hai appena depositato i cuccioli nei rispettivi lettini, li hai coperti delicatamente con il piumone, li hai lasciati con la solita carezza silenziosa sui capelli.
Editori, mettete il bollino rosso, ve ne prego!

giovedì 2 dicembre 2010

Manifesto dell'invidioso

Invidio, sì, io invidio.
Invidio i miei compagni di classe, i miei colleghi di studi, quelli che ce l'hanno fatta. E invidio quelli che non ce l'hanno fatta ma sono felici lo stesso.
Invidio quelli che sanno sempre qual è la cosa giusta, che sono sempre la persona che tutti vorrebbero invitare a cena, che si ricordano i nomi di tutti i registi dei film che hanno visto e i titoli di tutti i libri che hanno letto.
Invidio le donne con le gambe lunghe e le dita sottili.
Invidio i viaggiatori.
Invidio i temerari.
Invidio quelli più giovani di me che hanno fatto cose belle e buone e giuste.
Ma soprattutto, invidio le generazioni che hanno preceduto la mia, quelle dei nonni e dei padri. Quelli che sapevano in quale stagione piantare le patate e come trovare i cavoli sepolti sotto la neve. Quelli che uscivano da una guerra con la speranza di poter ricominciare. Quelli che avevano intorno tanto sgomento, quelli che avevano visto compiersi crimini orribili, ma che percepivano il profumo del cambiamento. Invidio le loro illusioni, invidio il benessere che hanno conquistato, i diritti per cui hanno combattuto.
Invidio la loro capacità di combattere.
Invidio la loro giovinezza.
Perché io oggi ho intorno tanto sgomento, vedo compiersi crimini orribili, ma non percepisco prospettive di cambiamento. Perché sento che la mia esistenza individuale è sottoposta a leggi che non decido e non governo, troppo grandi e troppo disumane perché qualcuno possa governarle davvero. Perché sento l'impotenza degli ingenui, la fragilità dei giusti. Perché sento in me la suadente tentazione dell'individualismo, la perversione della solitudine.
Invidio la guerra fredda sulla bocca di tutti, perché oggi si combattono guerre di cui non parla nessuno.
Invidio le battaglie per le 8 ore lavorative, perché oggi si lavora 12 ore e va bene così.
Invidio la lambretta, perché oggi si viaggia in Smart.
Invidio un'immagine, lo schizzo confuso di un passato mitologico, perché sul futuro non ho alcuna visuale.

ps... Si capisce che stamattina ho guardato l'estratto conto?

lunedì 29 novembre 2010

parabole

Io: "Amore, devo pulire il bagno. Nel frattempo ti siedi qui sulla tua sediolina e mi racconti una storia?"
Lei annuisce, si siede e assume un'espressione competente, poi inizia a raccontare:
"C'era una volta una bambina che voleva sempre mangiare le caramelle, ma la sua mamma diceva 'le caramelle no, perché altrimenti diventi cicciona!'. Allora la bambina le mangiò di nascosto, e ne mangiò tante tante che diventò maaagra maaagra maaagra!"
Estratto dalla conferenza: "Il ruolo pedagogico della fiaba, ovvero: come influire sull'educazione del genitore attraverso la mediazione narrativa". Relazione della prof. Anna M.

venerdì 26 novembre 2010

se questo è familismo

Vorrei oggi affrontare un argomento molto dibattuto e controverso: il familismo e, in particolare, il mammismo.
Quando sei una giovane mamma, ogni piccolo progresso verso l'emancipazione del tuo bambino ti sembra un miracolo. Lo segni nel suo album, mandi i messaggini alle amiche, telefoni ai nonni: ha imparato a camminare, ha imparato a soffiarsi il naso, ha imparato a tenere il cucchino da solo... La maggiorparte degli italiani, soprattutto se di sesso maschile, si ferma a questo livello di autonomia: ecco, ha imparato a mangiare gli spaghetti (quasi) senza sporcarsi. Bravo.
Da lì, non si muove più niente. Anzi, in alcuni casi si segna una decisa regressione. Per esempio c'è un'età in cui si offrono di riordinare i cassetti, di asciugare le posate, di mettere via le scarpe. Poi disimparano, e non c'è più niente da fare.
Un tempo, quando ero giovane e idealista, rigettavo tutto ciò in nome di un valore assoluto: l'indipendenza! Era la mia bandiera, il mio orgoglio, la mia missione.
Oggi, invece, sono meno categorica. In fondo, avere una mamma (o meglio una suocera) che porta a casa i borsoni del calcio del figlio (ovvero mio marito) e si occupa lei di lavare le maglie di tutta la squadra... pensiamoci, è una bella cosa. È la mamma (la sua) che mette le mani e le narici in quell'effluvio di maglie sudate in macerazione. È lei che lava, stende e piega magliette, pantaloncini e calzini...
Vi dirò di più. Avere una mamma (o meglio una suocera) che molla 50 euro ogni volta che usciamo ("tieni" dice " pagatevi la pizza, o il cinema, o che so io...") in fondo in fondo, pensiamoci, non è male...

Direte voi: ma tu, a 35 anni suonati, non hai una dignità?
No, non ce l'ho.

lunedì 22 novembre 2010

Capricci

Sabato mattina, interno ipermercato. Accanto a un espositore di dvd, un bambino piange. Sua madre, con un dvd di un cartone animato in mano, è china su di lui e cerca di convincerlo. Niente da fare. Il bambino insiste, resiste, si impunta. La mamma perde la pazienza, poi ritorna comprensiva, quindi si arrabbia di nuovo. Bambino e madre fanno avanti e indietro dall'espositore: mettono via il dvd, lo riprendono, lo rimettono a posto.
Cosa c'è di nuovo? Di queste scene negli ipermercati se ne vedono a centinaia: bambini dispettosi, capricciosi, testardi, che vogliono a tutti i costi quel dvd, quel giocattolo, quella merendina.
Ebbene no, questa è la nostra variante familiare: la mamma cerca di convincere il bambino a comprare il cartone animato, il bambino si oppone con tutte le sue forze. Quella mattina ha già ricevuto un regalo dai nonni, e siccome la regola è che i regali si fanno solo in occasioni speciali, per oggi abbiamo già esaurito il bonus. Il bambino in questione, dovete sapere, ha un rispetto vagamente maniacale per le regole...
"Ma amore" dico io "se la mamma ti dice di comprarlo, vuol dire che per oggi possiamo fare uno strappo"
"Ma il nonno mi ha comprato l'insetto mutante..."
"Sì, ma era un regalo del nonno. Questo lo compro io"
"Non lo voglio"
"Ma come non lo vuoi, sei sicuro?"
Il bambino è sempre più combattuto tra il desiderio e il rispetto delle regole. Piange.
"Non piangere. Io lo compro volentieri. Ho preso il librino a tua sorella e a te prendo il dvd, va bene?"
"No!"
"Insomma, io lo compro perché è in offerta e perché a me piace. Se non lo vuoi guardare non guardarlo!"
Ma il bambino piange, la mamma non se la sente di fargli un torto e mette via il dvd. Quando siamo già in fila alla cassa, finalmente il bambino cede: "E va bene" dice "prendiamolo".
Avete assistito a una scena dal film: "Il conflitto interiore è una malattia ereditaria"

mercoledì 17 novembre 2010

La resistenza continua



Oggi Paola ha interrotto lo sciopero della fame. È stata coraggiosa. Non perché ha condotto una protesta difficile, non per quello che ha passato in questi cinque giorni. È stata coraggiosa perché sa quello che la aspetta. Da domani difficilmente Paola potrà tornare al suo lavoro.
Ma a volte, per mantenere il posto, bisogna scendere a compromessi, e compromettere la propria dignità. Paola ha deciso di non farlo.
Punto.

martedì 16 novembre 2010

I bambini di Pavlov

Ve lo ricordate il cane di Pavlov? Era tristemente famoso negli ambienti canini perché costretto a noiosi rituali in presenza del cibo. Il dottor Pavlov, infatti, dimostrò che se fai sentire un campanello a un cane ogni volta che mangia, al povero quadrupede verrà l'acquolina in bocca ogni volta che sentirà quel suono, anche in assenza di cibo. L'illustre studioso dimostrò così l'esistenza del riflesso condizionato: stimolo (suono del campanello)=risposta(salivazione).
Siccome il dottore vinse pure un Nobel, si presume che il suo sia stato un contributo importante. Francamente, non so quanto si possa applicare uno schema così rigido alla psicologia umana, ma sono certa che sia INDISCUTIBILMENTE fondamentale per capire il comportamento infantile. Il bambino, infatti, si attiene scrupolosamente alla dinamica stimolo=risposta.
Esempio numero 1.
Dieci persone a cena. La mamma ha cucinato tutto il pomeriggio. Il bambino vede la mamma sedersi per godere il meritato riposo e la simpatica compagnia. Nell'esatto istante in cui la mamma avvicina la sedia al tavolo, ecco che il bambino sente la pancia contrarsi.  Deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO fare la cacca.
Esempio numero 2.
Piove. Sei appena riuscita a infilare entrambi i bambini in macchina e allacciarli al sedile. Sei in ritardo. Sei fradicia. Il bambino vede la mamma sedersi al volante e infilare la chiave. Nell'esatto istante in cui il bambino sente il rumore dell'accensione, avverte uno stimolo al basso ventre. Deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO fare la pipì.
Esempio numero 3.
Questa volta è la mamma che deve assolvere alle sue funzioni corporali. Nell'esatto istante in cui il bambino sente chiudersi la porta del bagno, si ricorda che deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO, far vedere alla mamma il disegno che ha portato dall'asilo. Se la mamma non mostrerà IMMEDIATAMENTE il più assoluto interesse e la più sincera ammirazione per il lavoro del cucciolo, lui ne riporterà un gravissimo trauma.
Esempio numero 4 (prova inconfutabile dell'esistenza del bambino di Pavlov)
Il telefono sta suonando. Nell'esatto istante in cui sente lo squillo, il bambino si ricorda che deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO dire una cosa alla mamma. Naturlamente anche la sorella, sottoposta al medesimo stimolo, reagisce nello stesso modo. Anche lei deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO dire una cosa alla mamma. Ovviamente la mamma è già impegnata in una difficile conversazione di lavoro e non può prestare ascolto alla prole, che si contende l'attenzione della genitrice a morsi, calci e pugni. Una violenza che ho visto solo nei film di Bud Spencer e Terence Hill.
Invio idealmente questo messaggio alla comunità scientifica. Qualsiasi mamma vi confermerà che le cose vanno esattamente come ho detto. Non pretendo di aver fatto una scoperta originale e innovativa. Se, però, avete bisogno di due bambini su cui effettuare sperimentazioni, vi noleggio volentieri i miei. Purché alla fine me li rendiate de-condizionati sicché io possa un giorno fare una telefonata in pace.

venerdì 12 novembre 2010

orroroscopi

"...cerca di non mentire a te stesso su quello che sta succedendo".
Con queste parole di autentica saggezza, si conclude il mio oroscopo per questa settimana. Grazie Brezsny, avevo proprio bisogno di un'iniezione di fiducia.
Facciamo un rapido recap... Avevamo lasciato la nostra eroina, cioè la sottoscritta, alle prese con una bimba precipitata da un tavolo. La banale caduta si è poi trasformata in una frattura composta della tibia. Avevamo preventivato un mese di gesso, per cui mercoledì u.s. siamo andati tutti felici e festanti (e per tutti intendo: l'infortunata, la mamma, il papà e il fratellino) a togliere "la ginocchiera" (detta così in ambiente medico per un malriposto gusto dell'eufemismo, visto che si trattava di un gesso da inguine ad alluce). In borsa era pronto il secondo calzino e la seconda scarpa, per la sera era già organizzata la festa per salutare degnamente il ritorno alla luce della gambina...
Ma no. "Non è così che se ne andrà". Infatti siamo tornati a casa con "lo stivaletto", altro discutibile eufemismo per apparecchio gessato da ginocchio ad alluce, con prognosi di altri 20 giorni. Totale, 50 giorni di ingessatura...
Se si considera che sabato, mentre affrontavo una rotonda, mi è saltato in macchina un motorino; se si aggiunge che, questa mattina, a quell'onesto lavoratore che è mio marito, mentre affrontava una rotonda, è saltata addosso una macchina... se ne deduce che, Brezsny, potresti anche fare uno sforzo per predirmi qualche buona novella, no?
Va bene, guardiamo l'aspetto positivo. Per lo meno i bambini fino a 6 anni sono in garanzia e non paghi il ticket per le riparazioni...
Mettiamola così.

venerdì 5 novembre 2010

casa dolce casa

Va bene, lavorare da casa presenta indubbiamente molti vantaggi. Non devi intrappolarti nel traffico sacrificando ore preziose della tua vita in spostamenti. Non devi presentarti con il trucco impeccabile e la camicia perfettamente stirata al vaglio quotidiano delle tue fameliche colleghe. Se hai bisogno di una pausa non devi renderne conto a nessuno. Non devi compilare moduli siglati con il sangue per il permesso di uscire dieci minuti prima. Non devi disputarti una settimana di ferie come se fosse una partita di Risiko. Non devi condividere la tazza del water con un numero imprecisato di persone.
Detto questo, dopo un po' ti accorgi che anche lavorare da casa ha dei risvolti malsani. A parte il fatto che, quando dici che lavori da casa, ti guardano con l'aria smarrita e impietosita, come se gli avessi confidato che hai una malattia mortale. Quasi tutti pensano che "lavorare da casa" sia un giro di parole per dire che fai la casalinga. Una minoranza illuminata capisce che si tratta di lavoro retribuito, ma giustamente l'associa a una situazione di precarietà. Da qui, in un caso e nell'altro, l'espressione da "poveraccia, che pena".
A parte questo, dicevo, ci sono alcuni segnali che ti fanno capire che la situazione sta degenerando. Devi cominciare ad allarmarti quando:
1) ti accorgi che indossi la stessa maglietta macchiata di candeggina da una settimana
2) ti accorgi che hai passato una giornata intera senza che i tuoi capelli incontrassero una spazzola
3) ti accorgi che, per sapere se fuori è freddo, invece che guardare dalla finestra della stanza guardi dalla finestra di www.meteo.it
4) ti accorgi che vai a sbattere da tutte le parti perché non hai più una percezione esatta del tuo corpo e delle sue relazioni con l'ambiente
5) ti accorgi che stai parlando con il lavandino cercando di convincerlo a non sporcarsi
A quel punto, è già troppo tardi. Ti sei definitivamente trasformato in una creatura asociale e inadatta al contatto umano con altri adulti.

giovedì 28 ottobre 2010

Lavoro minorile

Mettiamo che ti ritrovi in una giornata senza nonne, con una bimba iperattiva costretta agli arresti domiciliari da una gamba ingessata. In qualche modo devi tenerla occupata.
Come metti a frutto la situazione, cercando di trarne il massimo profitto?
Per esempio, puoi dare alla bambina il compito di togliere la polvere dai termosifoni.











È un lavoro ingrato, ma qualcuno deve pur farlo. E allora perché non la piccola invalida?
Vi sembrerà un comportamento bieco e cinico da parte di una madre, ma bisogna dirlo: il lavoro minorile rende! I piccoli lavoratori sono ben felici di sentirsi utili, e "fare cose da grandi" li gratifica.
Inoltre consumano davvero poco, molto meno di un aspirapolvere. Per merenda, per esempio, si accontentano di una manciata di semi di finocchio e girasole.



Non vedo l'ora che sia abbastanza grande da farle pulire anche i lampadari...

martedì 26 ottobre 2010

Violenze


Come al solito è colpa della tv. Io li ho visti tutti, telefilm e sit-com "in famiglia": I Robinson, La casa nella prateria, Otto sotto un tetto... Almeno in quelli della mia generazione, di giorno succedeva di tutto, ma quando arrivava la sera i bambini filavano a letto, e c'era più o meno sempre la scena di mamma e papà che si affacciano dalla porta e guardano con un amorevole sorriso le teste bionde e/o ricciolute che spuntano appena dalle coperte.
Quindi io me l'aspettavo così, e ancora non riesco ad adattarmi all'idea che in casa mia il momento di andare a nanna sia più violento ed estenuante della campagna in Russia di Napoleone.
Ieri sera, per esempio, la scena era la seguente (Anna nel suo lettino, io nel lettino di Diego, Diego nel lettone nell'altra stanza)


La bambina pretendeva, come tutte le sere, che le tenessi la mano. Ciò mi costringe sempre a una torsione del braccio, che deve infilarsi tra le sbarre del lettino, per cui alla mattina mi fa ancora male.
La mano sulla testa serve a evitare che il gatto mi mastichi i capelli. Sì, perché tra le numerose perversioi dei miei felini domestici, c'è anche questa cosa di tuffare il muso nei capelli e rosicchiarmi lo scalpo con gli incisivi. Non chiedetemi perché.
Finalmente la bambina posseduta dal demone dell'insonnia si addormenta e io cerco di riportare la situazione all'ordine: io nel mio letto e Diego nel suo. Fuori piove e io ho cambiato le lenzuola. Che cosa c'è di più bello che starsene al calduccio sotto il piumone fragrante di bucato, mentre cade la pioggia?
Alle tre Anna comincia a chiamare. Pretende che le tenga la manina. Mi siedo accanto al lettino e lei mi afferra l'indice. Comincia una lotta senza quartiere, perché lei è ben decisa a tenermi lì. Ho freddo e ho sonno, imploro pietà, ma lei non cede. Ogni volta che mi pare addormentata, cerco di sfilare piano piano, con movimenti impercettibili, il mio indice dalle sue grinfie. Ma lei se ne accorge sempre e stringe ancora di più. Due o tre volte riesco a liberarmi e torno al calduccio sotto le coperte, apro il mio Topolino per cercare di riprendere sonno, mentre fuori la pioggia continua a cadere cullandomi nel dolce ticchettio sui tetti... Ma sono solo momenti. La spietata tiranna mi richiama ogni volta accanto a sé. Provo a ignorarla, ma lei piange minacciando di svegliare il resto della famiglia.
Mi ritrovo ancora e ancora e ancora seduta per terra, al freddo, con l'indice intrappolato nella sua perfida stretta.
Intanto qualcun altro si è svegliato: uno dei gatti, che dormiva insieme a me nel lettone, si aggira adesso per la casa. È deciso a vendicarsi per essere stato svegliato così bruscamente: miagola, va a fare la cacca, si tuffa nel borsone della piscina di Diego, prende a graffi lo stipite della porta...
"Anna, ti prego, lasciami andare. Ho freddo"
"NO!"
"Anna, per favore, ho sonno. Voglio tornare nel mio letto"
"STAI QUI!"
Dentro di me cresce un furore cieco, un rancore insanabile, una frustrazione  che non trova sfogo. Vorrei urlare, vorrei piangere, vorrei dormire. Guardo la piccola ed è tanta la rabbia che arrivo a formulare una vera e propria maledizione nei suoi confronti! Non so come sia stato possibile, me ne vergogno un po', ma l'ho fatto...




giovedì 21 ottobre 2010

Oh, Signore...


Lo sto sperimentando su me stessa… quando la vita diventa più difficile, quando ti dibatti tra sconforto e pessimismo, quando guardi al passato con rimpianto e pensi al futuro con angoscia, allora è il momento in cui si fa più prepotente il bisogno di credere in un dio, in una madonna o anche solo in un santo. Mai come in questo periodo mi piacerebbe poter pensare che dio esiste, avere uno straccio di fede o quanto meno di speranza. Non si tratta di spiritualità, precisiamolo. È solo che ho coniato una tale quantità e varietà di bestemmie, che è davvero un peccato non poterle indirizzare a nessuno.
Tutta la creatività che potrei impiegare sul lavoro la riverso nell’ideazione di parolacce. Certo, non è molto profittevole, ma cosa mi resta?
Potrei raccogliere le bestemmie in un volume dal titolo: “Precariamamma, ovvero delle occasioni andate a monte”.
Faccio una rapida carrellata, limitandomi proprio agli ultimi anni e solo su alcuni casi…
2004. Vengo chiamata a far parte di un gruppo di autori che dovranno lavorare intorno a un personaggio molto amato dai bambini. La casa editrice che lo pubblica vorrebbe aumentare la produzione di libri e magari creare qualche spin off. Oltre un mese di andirivieni da Milano per seguire il corso ideato ad hoc. Giudizi entusiasti sulle mie prove: pronti? Via!
Il direttore editoriale si dimette e il gruppo di lavoro si disperde. Arrivederci e grazie per l’impegno.
2008. Vengo chiamata a far parte di un progetto a fascicoli che uscirà in edicola con cadenza settimanale. Dovrò curare una rubrica tutta mia, sui temi della psicologia della percezione e della semiotica del visivo. Uao! Si lavora intensamente ai primi quattro numeri, tutto fila perfettamente. Pronti? Via!
Il primo numero esce senza copertina (stiamo parlando di una delle più grosse case editrici italiane). Progetto rimandato a data da precisarsi. Arrivederci e grazie per l’impegno.
2008. Una delle tante case editrici cui ho mandato il curriculum mi chiama. È venerdì. Da lunedì parte un lavoro su un libro di storia dell’arte. Hanno bisogno di un redattore che curi tutto il volume. Pronti? Via!
Lunedì silenzio, martedì niente, mercoledì nessuno si fa sentire. Dopo mesi mi dicono che la pubblicazione del libro è saltata. Arrivederci e grazie per l’impegno.
2010. Mi chiedono di creare un progetto per un cartone animato. Significa scrivere l’idea e realizzare i singoli episodi. Un importante disegnatore sta già lavorando allo studio dei personaggi. Metto a punto due o tre progetti. Pronti? Via!
Il produttore non trova appoggi in nessuna rete televisiva. Nessuno è disposto a comprare il cartone. Arrivederci e grazie per l’impegno.
2010. Rispondo a un annuncio per copywriter e comincio a collaborare con una radio per l’ideazione di spot. Lavoro divertente, pagato relativamente bene. Bellissimo rapporto con il direttore creativo. Piano piano la cosa sembra ingranare. Pronti? Via!
Il direttore creativo, dopo vent’anni di lavoro in radio, decide di mollare tutto e lasciare l’Italia. Arrivederci e grazie per l’impegno.
Mi fermo qui, anche se ci sarebbero altri episodi del genere con cui arricchire il curriculum delle possibilità abortite. Se tutto avesse funzionato a dovere, adesso sarei sommersa dal lavoro. A fronte di questi fallimenti (che peraltro non sono da imputare a errori miei o mia incapacità) nessun progetto che sia decollato davvero e abbia dato frutti. Capite perché mi sento un filino inviperita con il destino? Capite perché mi prodigo nell’elaborazione di complicati improperi? Capite perché vorrei credere all’esistenza di un essere superiore, per avere qualcuno con cui prendermela?
Ps Chi fosse interessato alle mie bestemmie può lasciare la sua mail e provvederò a inviargli il primo capitolo in omaggio.

venerdì 15 ottobre 2010

Messaggio per chi ha letto il post precedente...


... devo fare due importanti precisazioni, o meglio due smentite. Avevo scritto: "Poi arriva finalemente un lavoro degno di questo nome"... ma il lavoro, così come è arrivato, è anche sfumato, volatilizzato, evaporato, in una parola: ANNULLATO.
Avevo scritto che Anna era caduta "rischiando di rompersi una gamba", ma la gamba si era rotta davvero. Frattura composta della tibia.
Grazie, destino.



martedì 12 ottobre 2010

quando ci si mettono...

Luglio, agosto, settembre. Tre mesi di disoccupazione quasi ininterrotta, o di ferie forzate, se preferite... Tre mesi di nulla. Poi arriva finalemente un lavoro degno di questo nome. Una settimana di tempo per consegnarlo. Una settimana è un nulla, ma può bastare se ti butti a capofitto nell'impresa.
Ti servono nervi saldi, tranquillità e condizioni fisiche perfette, ma puoi farcela.
Sempre che tua figlia non decida di precipitare da un tavolo, rischiando di rompersi una gamba. Sempre che, contestualmente, la stessa figlia non sia affetta da una faringite che le toglie ogni energia. Sempre che, data questa catena di eventi catastrofici, la stessa figlia non resti incollata a te come un chewingum alla suola della scarpa. Il tutto condito con una buona dose di gelosia da parte del figlio maggiore, che pretende che tu giochi con lui, solo con lui, mentre la sorella langue sulla tua pancia e non ti permette di alzarti dal divano.
Naturalmente la notte di sonno in cui confidavi per recuperare le forze è una pura illusione. La bambina si sveglia e si rigira nel letto accanto a te, 5, 10, 20 volte, senza trovare requie. Nel frattempo i gatti collaborano stabilendo che questa è la notte giusta per dichiarare la guerra civile. Iniziano verso le due facendo precipitare una pila di sgabelli e imperversano fino al mattino, rincorrendosi, ringhiando, saltando sulle mensole, miagolando proprio sotto il letto.
Adesso davanti al computer c'è un essere informe e privo di forze, che dovrebbe dare il meglio di sé in un lavoro di alta creatività e ha invece l'entusiasmo di uno zerbino.
E poi dicono che la famiglia è una risorsa nei momenti di difficoltà...

sabato 2 ottobre 2010

Mala tempora

Io (voce forzatamente allegra e fintamente disinvolta): "Ciao! Come stai? Tutto bene?"
Lei (voce forzatamente allegra, d'ordinanza): "Ciao! Benissimo, e tu?"
Io: "Bene, grazie! Volevo solo dirti che in questo periodo sono libera, nel caso in cui aveste bisogno..."
Lei: "Hai fatto bene a chiamare! In questo momento non ho niente, ma se arriva qualcosa ti chiamo"
 Io: "Perfetto, grazie, a presto!"
CLIC
Nemmeno al call center hanno bisogno. Prevedo un autunno molto magro. Penso a una soluzione, una via d'uscita, un guadagno di qualsiasi tipo. Forse potrei tornare all'attacco con le agenzie interinali (o come diavolo si chiamano adesso... in somministrazione, agenzie per il lavoro e bla bla). Poi mi viene in mente la faccia della tipa dell'agenzia cui mi sono rivolta a primavera. Come storceva il naso quando le dicevo che preferivo di un part time perché ho dei bimbi. "Il lavoro che fa lei mi piacerebbe..." avevo provato a suggerire, timidamente. "Ma è impossibile!" aveva risposto lei... "Il mio lavoro è incompatibile con un part time!" E che sarà mai, tesoro! Non sei mica la direttrice di un ospedale. Fai recruitment per un'agenzia interinale, su!
E poi, l'espressione di sconforto quando mi ha annunciato che "per il mio profilo" molto difficilmente avrebbe trovato qualcosa da offrimi. Cara, le volevo dire, sono certa che, visto il livello delle offerte di lavoro (stage non retribuiti, contratti  a progetto per pulizia delle scale, telemarketing a 5 euro all'ora ...) magari non si trova niente di adatto al mio profilo, ma sicuramente qualcosa di adatto al mio didietro sì...

mercoledì 29 settembre 2010

L'Anna va alla guerra

Venerdì. Primo giorno di scuola materna per Anna. La lascio sorridente che guarda felice quel paese dei balocchi pieno di entusiasmanti novità. Torno e la trovo in giardino che fa su e giù dallo scivolo, tranquilla come se fosse a casa sua.
Lunedì. Secondo giorno di scuola materna per Anna. La lascio mentre mi chiede di rimanere ancora un pochino, con espressione lievemente smarrita. La ritrovo con gli occhi rossi e lo sguardo vacuo. La maestra mi dice che ha avuto due momenti di crisi ma poi tutto si è sistemato.
Martedì. Terzo giorno di scuola materna per Anna. La lascio in lacrime, singhiozzi disperati, la maestra che me la stacca di dosso e io che corro a piangere in cortile. La ritrovo con le occhiaie, ha pianto per un'ora e mezza ed è stata sempre appiccicata alla maestra.
Martedì sera. Anna mi comunica la sua decisione: "Io all'asilo non ci vado più." "Ma come? Ci sono tanti giochi, tanti bambini..." "Io voglio stare con te" "Ma dai... domani dobbiamo raccontare alle maestre che abbiamo visto Alice nel Paese delle meraviglie, il cappellaio matto... Non vuoi raccontargliero?" "Sì, glielo racconto. Ma per telefono."

giovedì 23 settembre 2010

Fratelli

Cinema, ti amo. Adoro le tue poltrone polverose, i pavimenti appiccicosi, lo schermo enorme come la volta di un geometrico cielo. Si capisce che ieri sono andata al cinema? Ebbene sì,  in virtù di quella sana usanza del mercoledì a prezzo ridotto sono andata a vedere Fratelli in erba. Esclusi a priori tutti i drammoni che danno in questo periodo, speravo fosse una commedia senza rischi di situazioni tragiche (la mia psiche è ancora duramente provata da Shutter Island). La buona notizia è che non ci sono mamme morte ammazzate, e neppure bambini, né vivi né morti.
Il film merita, perché è divertente senza essere vacuo. C'è un po' di humour, condito con un po' di filosofia e una spruzzata di poesia (il titolo originale, Leaves of grass, è un gioco di parole che richiama il famoso titolo di Whitman).
L'unico neo è che, stringi stringi, si aggiunge a una lunga lista di storie in cui c'è il fratello buono e quello che in fondo in fondo è buono pure lui, ma è finito su una brutta strada.
Solo per citare l'ultimo anno, abbiamo:
1) Soul Kitchen, con un fratello buono che vorrebbe fare l'onesto ristoratore e un fratello mezzo criminale che prima crea un sacco di guai e poi aiuta a risolvere l'inghippo.
2) Brothers, con il fratello tutto d'un pezzo-militare-patriota-perfettopadredifamiglia e l'altro che è un avanzo di galera.
3) Fratelli in erba, appunto, con Edward Norton che si sdoppia in integerrimo professore universitario dalla promettente carriera e fratellogemello venuto male che coltiva con amore (ma per lucro) una sofisticatissima piantagione di marjuna.
A proposito, Edward Norton aveva già affrontato il tema del fratellobuono vs fratellocattivo in American History X, dove il maggiore, convinto nazista, finisce in galera per omicidio e per giunta è di cattivo esempio al potenzialmente-bravo-ragazzo fratello minore.
Insomma, cosa si deduce da tutto ciò? Che se per caso hai due figli (come la scrivente, n.d.a), devi aspettarti che uno dei due ti diventi un delinquente e finisca in pasto alla malavita organizzata.


martedì 21 settembre 2010

riflessioni

Ora di pranzo. Io e i marmocchi seduti a tavola.
Diego: "Da quanto tempo siamo vivi, mamma?"
Io: "Dipende. Io da 35 anni, tu da 5 anni e mezzo e Anna da 3"
Diego: "Anna è viva da più tempo di me?"
Io: "No, tu sei più grande di due anni..."
Diego, sguardo angosciato, voce rotta dal pianto: "Allora io invecchierò prima e morirò prima di lei!!!"
Seguono lacrime e goffi tentativi di consolazione.


Uno che a 5 anni deve gestire ansie del genere, a 15 anni si farà ogni tipo di droga e a 30 avrà due possibilità: o farà il poeta o il serial killer.
Mi auguro per il suo bene che non decida di fare il poeta.

lunedì 20 settembre 2010

Il mantra del precario

Mio internautico diario
a te lo affido
il disperato grido,
il mantra del precario.

Donna affabile,
al lavoro abile,
di umor volubile,
cerca occupazione stabile.

Per la legge del mercato
un lavoratore usato,
da sempre malpagato,
puoi prendere scontato.

Ma no contratti a progetto,
no ritenuta d'acconto.
Non si ammette lo sconto
su dignità e rispetto.

La prestazione occasionale
nella vita reale
è quella che vale
per la ragazza sul viale.

Pare stia scritto
nella costituzione:
il lavoro è un diritto,
non è prostituzione.


mercoledì 15 settembre 2010

Domande

 Il telefono ha smesso di squillare, le mail non arrivano, i bonifici tardano... insomma, è il riflusso della marea. Si sa, la vita del precario è costellata di queste zone d'ombra in cui nulla avviene, buchi neri che risucchiano tutto il tuo entusiasmo, la tua voglia di fare, di esprimerti, la tua testarda convinzione di poter ancora combattere per emanciparti dalla tua condizione. In questi periodi ti contorci nelle tue catene, ti chiedi fino a che punto ha senso resistere.
Cerchi di pensare che quello che hai seminato prima o poi fiorirà... ma, come dicono le vecchie parabole, tutto dipende dal terreno. Se hai seminato sulla roccia, non raccoglierai nessun fiore.
Allora forse è meglio mollare gli ormeggi, abbandonarsi alla corrente e lasciare che tutto sia nel più semplice dei modi. La cassiera alla coop, l'operatrice di call center, l'addetta alle pulizie delle scale...
La disoccupazione è pericolosa. Hai troppo tempo libero e ti poni domande importanti,  su di te, sul tuo passato, sul tuo futuro. A volte i punti interrogativi sono talmente tanti che non riesci a gestirli, ti immobilizzano come soldati di vedetta davanti ai castelli delle tue illusioni. Sono domande crudeli, a cui spesso è impossibile dare risposta. E il tempo per pensare è tanto, anche se a volte ti sembra di dover prendere decisioni urgenti, adesso, subito.
Per esempio: la canottiera durante la mezza stagione... è meglio metterla sempre, o solo nelle giornate più fresche? Ci sono pensatori che, li ho sentiti anche in tv, sostengono che una volta presa la decisione di farla indossare al bambino, dopo bisogna perseverare e non darsi per vinti neanche se ritornano i 30 gradi... Altrimenti il corpo viene preso alla sprovvista dai continui cambiamenti.
Un altro esempio di domanda tormentosa, che spesso mi tiene sveglia durante la notte... In inverno, sul terrazzo, è meglio il ciclamino o la viola? Certo, il ciclamino infonde gioia al solo guardarlo da lontano, con quel trionfo di colori carnosi e vitali. Ma la viola è più tenace, più resistente al gelo, magari più timida nella fioritura ma più affidabile sui lunghi percorsi...
Infine, l'interrogativo più angoscioso di tutti... Quello che ogni volta mi fa dubitare di me stessa e delle mie capacità di discernere tra il bene e il male. La maglietta a strisce bianche e blu, va in lavatrice con i bianchi o con i colorati? A volte ci sono indumenti che restano mesi nel cestino della biancheria sporca, prima che io prenda una decisione sul loro destino.
Perché quando sei in bilico tra il tuo essere e il tuo non essere, ogni scelta potrebbe rivelarsi quella fatale.

venerdì 3 settembre 2010

I principi di una sana educazione

In estate, si sa, tutto va in vacanza. Anche le buone abitudini. Per esempio, tu ti impegni per tutto l'anno affinché i tuoi bimbi seguano una dieta equilibrata, ma d'estate non si può evitare il gelato tutte le sere, e qualche volta magari anche a merenda... Ma è sul concetto di regalo che le ferie raggiungono il massimo della sregolatezza... Solo per limitarci al mese di agosto: i bambini si devono ciucciare un viaggio di 940 chilometri in macchina... che fai, non gli compri un regalino che li tenga un po' allegri per la strada? E quando arrivano a destinazione e sono stati tanto tanto bravi, non gli compri un piccolo premio? E se vanno a trovare i cuginetti più grandi che ci tengono a dargli qualche gioco che non usano più, che fai? Ti opponi? E se poi ti concedi un finesettimana in montagna senza bimbi, lasciandoli a sobbollire a casa dei nonni, come puoi evitare il senso di colpa se non concedendo la possibilità di andare con i suddetti nonni in un negozio di giocattoli a scegliere quello che vogliono? E tu, sempre come antidoto al senso di colpa, non gli compri un regalino mentre sei via? Il bilancio di tutto ciò è che, solo nel mese di agosto, i miei piccoli profittatori hanno accumulato un bottino di: 3 bakugan, 1 dinosauro, 4 Barbie normali e 2 Barbie in miniatura ma accessoriate, una cinquantina di macchinine, una borsetta, una maglietta, 3 draghi, un digimon, una macchinina trasformabile, 1 dvd della Pimpa, pennarelli, ninnoli e palline varie... Il tutto in 20 giorni, e forse dimentico qualcosa.
Finita la festa, è tempo di bilanci e riflessioni. Che ne è dei miei criteri educativi? Dove sono finiti i principi di "essenzialità" e "continenza", se mai sono stati applicati? E soprattutto, qual è il fondamento del tuo metodo pedagocico?
Pensi ai grandi educatori... Steiner, Montessori... Cosa dicevano? che il bambino è un essere perfetto, che l'adulto deve guidarlo senza coercizione,  facendo emergere le doti e i talenti innati. Il bimbo, come un piccolo bulbo, fiorirà e darà il meglio di sé, a condizione che sia accudito con amore e rispetto, senza forzature. Non so se i nostri illustri predecessori abbiano testato queste stupende idee su figli propri, ma devo dire che io ho elaborato un metodo mio personale, testato e raffinato negli anni. Il fondamento del mio metodo è il ricatto. "Se non mangi le zucchine, niente cartone", "Se non metti a posto i tuoi giochi, li butto via", "Se non chiudi subito gli occhi e non stai buono, domani non vai dalla cuginetta", "Se non ti metti subito le scarpe, resti a casa".
Fidatevi, funziona.
Estate a parte.

giovedì 12 agosto 2010

Cuore di mamma


Tra le varie disfunzioni psichiche di cui soffro, e che inevitabilmente hanno ripercussioni sulla vita familiare, ci sono anche le mie particolari convinzioni in materia alimentare. Riassumendo: in casa si consumano solo carni bianche, non più di una o due volte a settimana, ma solo di animali adulti (mi rifiuto di mangiare cuccioli tipo il vitello o l'agnello). Non esiste che si mangi il coniglio, men che meno il cavallo. Questo pone non poche limitazioni al menu, considerando che i bambini non si lasciano convincere neppure sotto tortura a mangiare insalate o zuppe. Con i primi ce la caviamo, ma la cena è sempre un problema. La foto sopra testimonia un tentativo di rendere probabile una cena a base di formaggio e avanzi di prosciutto (gli insaccati rappresentano una sporadica deroga al divieto di carni rosse).
La foto sotto si riferisce invece alla stessa cena, ma per quello che compete il papà (si sa che, superati i primi splendenti anni di innamoramento, una volta diventato padre il maschio adulto perde i privilegi di supremazia e le connesse cure).



Del resto qualcuno gli scarti li dovrà pur mangiare...

domenica 1 agosto 2010

Anna, ovvero: il momento del bisogno

 In casa mia, appeso sopra al water, c' è un foglio di carta su cui sono riportate, in due colonne, alcune date: "giov 1 luglio, dom 4 luglio" ecc... Tutti quelli che entrano lo guardano sbalorditi e, immancabilmente, mi chiedono: "ma che, tieni il conto di tutte le cacche?"
Ebbene sì, su quel foglio sono elencati, divisi tra Anna e Diego, tutti gli incontri ravvicinati e prolungati tra i miei figli e la tazza, anche quelli avvenuti in trasferta e rigorosamente riferiti dai tutori.
Non è una strana forma di perversione. È che i due topi, e soprattutto la piccola, hanno qualche problema... come dire... di intestino pigro. E anche il mio cervello è pigro, non riesce a tenere il conto di quante volte i due stitici la fanno... Il problema di Anna, poi, è piuttosto serio ed è capitato di doverlo risolvere con la suppostina. Ma prima di arrivare a tanto, voglio essere certa di non essermi  perduta una seduta. Con il calendario sto sicura.
"Anna non fa la cacca da lunedì" "Ma è venerdì!!!" "Ecco perché non vuol mangiare ed è un filino nervosa" (provateci voi a girare con un blocco di marmo di Carrara piantanto sotto l'ombelico)...
Quando poi arriva il fatidico momento, Anna cambia espressione, gironzola intorno stordita, mi chiama e non mi dice cosa vuole, viene in braccio ma non proferisce verbo. "Hai la cacca?" "No" "Vieni, proviamo a farla" "Non ce l'ho!!!" "Sì che ce l'hai... non la trattenere" "Ti ho detto che non ce l'ho!!!" A quel punto comincia a piangere e a ribellarsi all'imminente sofferenza.
La convinco a sedersi e lei prende a graffiarmi e calciarmi, come se ne avessi colpa io. Poi iniziamo quelle che chiamo "esercitazioni preparto". Io le tengo le mani, lei si appoggia a me, devastata dalla violenza delle contrazioni. "Forza, spingi" "Sto spingendo, ma non esce" (pianti) " "Respira e spingi" (respira, lacrimuccia, spinge) "Non esce!!!" "Respira, spingi, respira, spingi, non ti irrigidire, rilassati, piegati, respira, spingi forte, dai dai dai che ce la fai!!!"
Ce la fa. Il marmo di Carrara si abbatte con un tonfo nella tazza.
Sollievo, gioia, soddisfazione (sua e della mamma). Solo gli stitici, e chi ha partorito almeno una volta, sanno cosa si prova in quei momenti. Un senso di onnipotenza, di libertà, di leggerezza e trionfo. Ce l'ho fatta!
La gioia è tale che a quel punto Anna comincia a parlare a ruota libera, sciorinando tutte le sue teorie coprologiche: "Lo sai che la pipì è sottile e la cacca è gossa? Lo sai che la pipì è la soella e la cacca è la fatella? Pecché la cacca è più biicchina. Lo sai che la cacca sta in una gabbia nea (nera, ndt) e la pipì in una gabbia gialla? Lo sai che la cacca esce dalla passeotta (gentile eufemismo per organo genitale femminile, ndt), come la pipì? Lo sai che la pima cacca è cattiva poi aiva quella buona?" E così via. Sareste filosofici anche voi, se pesaste 11 chili prima di sedervi e 10 quando vi alzate...
Per approfondimenti clicca qui.

mercoledì 30 giugno 2010

Bruce Chatwin mi fa un baffo

 Anche quest'anno approfittiamo dell'estate per una vacanza davvero avventurosa: zaino in spalla, bambini nel carrettino attaccato alla bici, ci avventureremo nella savana armati solo di macchina fotografica e spray contro gli insetti...
Anzi, no. Quest'anno oseremo di più: a bordo di una canoa, attraverseremo la foresta brasiliana lasciandoci cullare dalle onde del Rio delle Amazzoni...
Oppure potremmo viaggiare nel deserto insieme a una carovana di mercanti di karkadé...
mmm... tutto molto bello. Ma dove vai se il soldo non ce l'hai? Risposta: a Montefredente. Cioè qui:

Un posto a 40 minuti di strada da dove viviamo abitualmente, nei magnifici paesaggi dell'appennino tosco-emiliano.  Per darvi un'idea di come si svogerà la vacanza, posso dirvi che nel paese si contano:  1 chiesa, 2 bar, 2 negozi di alimentari,  1 macelleria, circa 200 persone di età media intorno ai 75 anni, un centinaio tra cani e gatti, qualche decina di maiali, diverse decine di galline e un numero imprecisato di mucche.
La verità è che anche quest'anno (come l'anno precedente) passeremo l'estatate a carico dei suoceri, insieme a loro per un mese. E zitto e ringrazia che almeno i nonni siano riusciti a mettere da parte un gruzzoletto (peraltro senza aver mai svaligiato una banca o vinto al totocalcio... semplicemente lavorando), e a guadagnarsi un'onorevole pensione che ci paga il soggiorno per le vacanze...
Certo, dirà qualcuno, passare un mese a stretto contatto con i suoceri è anche questa un'avventura che richiede del fegato. Ma io ho proprio i suoceri ideali, che sanno rendersi utili senza essere invadenti, quindi la convivenza non dovrebbe riservare sorprese.
Devo peraltro precisare che la parola "vacanza" per un precario è un po' una copertura... in pratica significa: se per questo periodo nessuno ha bisogno di te, puoi non sentirti un relitto abbandanato sulla spiaggia. Sei un lavoratore in vacanza. Se invece qualcuno ha bisogno di te PROPRIO ADESSO, dopo mesi di inattività, allora sei un precario fuorisede. E prevedo che sarà questo il mio caso, visto che lunedì dovrò tornare a Bologna perché, con grande tempismo, uno dei miei "clienti" ha deciso di ripartire con il lavoro proprio adesso. Posso dirgli di no? Certo che non posso! Altrimenti, oltre a non riuscire a pagare il viaggio con i cammelli, non riuscirò neanche a pagarmi un pomeriggio in piscina.
Perché a Montefredente, dimenticavo, c'è anche una piscina!!!

lunedì 21 giugno 2010

un bellissimo pomeriggio

 dunque, caso mai qualcuno non se ne fosse accorto, ieri giocava l'itaglia. E quando la patria chiama, l'itagliano, si sa, risponde e si accomoda sul divano. Soprattutto se maschio, e soprattutto se maschio sottoforma di branco. Noi donne, che nei momenti di difficoltà ci affidiamo l'una all'altra per sostenerci, avevamo organizzato un pomeriggio così diviso: i maschi a guardare la partita e le femmine a guardare i figli. A onor del vero, i figli hanno già un'età per cui si guardano da soli, così li abbiamo rinchiusi nella cameretta per starcene in pace a sparlare delle suocere e mangiare i dolcetti col té. Purtroppo ha funzionato solo fino a un certo punto. Verso le quattro e mezza, Anna comincia a chiamarmi ogni cinque minuti perché stia di là con lei. Verso le cinque dice che le fa male l'orecchio. Alle sei ha 38,1 e mi dorme in braccio. Nel frattempo Diego, troppo impegnato nei giochi, si dimentica che deve fare la pipì e se la fa addosso per la prima volta dopo 3 anni. Alle sei e un quarto la piccola moribonda si risveglia (potenza dell'antinfiammatorio).
Improvvisamente ridesta, Anna torna in cameretta a giocare, ma tempo un quarto d'ora e si sentono urla disperate: qualcuno le ha sbattuto in testa un dinosauro, e la cosa non le è piaciuta. Pianto convulso, tosse, capisco dove vuole arrivare e corro in bagno ma non faccio in tempo a guadagnare la tazza: Anna vomita ovunque.
Ci mettiamo a tavola per la cena, e tutto procede bene per circa venti minuti. Poi si sente uno schianto, tipo aereo che sfonda la barriera del suono. Invece è il cranio di Diego che sfonda il bracciolo del divano, in seguito a spintone.
Insomma, il pomeriggio è stato comunque piacevole perché piacevole era la compagnia, ma certo che i miei figli ce la mettono proprio tutta.
Un sentito ringraziamento va a quel generoso arbitro che ha offerto all'itaglia l'occasione del pareggio. Portarmi a casa una bambina con l'otite, un bambino con il trauma cranico e anche un marito con i cristi... non ce la potevo fare...