lunedì 18 gennaio 2010

chi ama chiama


Erano mesi che non mi chiamava. Ci eravamo lasciati all'inizio dell'estate, con la promessa di risentirci presto. Certo, non potevo chiamare io... ne andava del mio orgoglio. Lui, lui doveva chiamare, se mi voleva. Se davvero ero importante, se davvero aveva bisogno di me,  doveva essere lui a fare la prima mossa.
E, in tutti questi mesi, ho aspettato. Speravo che chiamasse, e allo stesso tempo pregavo che non lo facesse. Perché mi conosco, so bene che non sono capace di dire di no. Sapevo che se lui mi avesse detto "vieni" io  avrei messo da parte tutto e sarei corsa da lui. I miei progetti, i miei bisogni, perfino il tempo da passare con la mia famiglia... tutto avrei lasciato per lui. Perché alla fine, anche se un po' mi fa schifo, anche se non mi sento a mio agio quando sono lì, anche se mi sembra di sprecare un mucchio di tempo... alla fine lui paga. Pochissimo, ma paga. 5,70 euro l'ora. E il bonifico arriva regolarmente, il 10 di ogni mese. Così, quando alla fine il telefono ha suonato, io ho detto di sì. "Sì, vengo, domani sono lì. Solito orario, 9-13, sì sì, va bene..."
Il call center, per quelli della mia generazione, è come il servizio militare di una volta. Prima o poi ti tocca. E precariamamma non fa certo eccezione, soprattutto in un mese come questo: a pagare la bolletta, si finisce in bolletta. Riscaldamento, mensa per l'asilo, spese condominiali, e perfino l'abbonamento rai. Tutte in una volta! E che capperi! (mi leggono anche i miei nipoti, quindi devo misurare il linguaggio)
Insomma, da domani di nuovo al call center. Questa volta sarò miss Boccioni dell'acqua. In passato sono stata miss Tapparelle in alluminio, miss Polizza sanitaria e perfino miss Signorina dello staff del candidato sindaco (in questo caso, lo ammetto, sono scesa ben al di sotto del minimo consentito alla dignità umana). Altro che identità multiple! Non solo la precarietà ti costringe a reinventarti ogni volta, a metterti continuamente in discussione, a improvvisarti in ogni tipo di mestiere. Al call center la tua identità è annullata, rimossa, perché non è prevista e, in ogni caso, non è in grado di creare valore aggiunto. Al call center, spesso, ti danno un nome di finzione: tu sei solo una voce che legge un form, un orecchio che cattura dati e (miracoli della biotecnica!) li trascrive in formato digitale.
Precariamma va al call center, dunque... "Buongiorno, scusi il disturbo, sono Angela Bianchi dell'ufficio marketing di bla bla bla..." Bleah!

5 commenti:

  1. e per favore l'incubo del: SORRIDI, DALL'ALTRA PARTE DEL TELEFONO LO "SENTONO"
    BLEAH!!!!!!!!!!!

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  2. sì, appunto! Un paio di anni fa ho fatto un corso di una settimana su questa cosa. Una settimana per spiegarci che dovevamo amare il prodotto se volevamo vendere, che dovevamo sorridere ed essere propositivi... dimmi tu!

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  3. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  4. Sei una scrittrice Ste, crei emozioni. è vero quello che dice Bruno, l'attacco è perfetto.
    fra

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