mercoledì 20 gennaio 2010

gli altri non capiscono...

Ecco una cosa che ho imparato subito. Chi non ha figli, non può capire. Questo assioma, monumentale nella sua banalità, è declinabile in molti modi, e io ne ho fatto più volte esperienza.
La prima occasione in cui mi sono scontrata con questo ostacolo, che può risultare spesso imbarazzante, è stato proprio nei giorni del parto, il mio primo parto.
Premetto che le contrazioni sono iniziate nella notte tra giovedì e venerdì, ma il ragazzo ha deciso di venir fuori solo alle 15.35 della domenica. Vi lascio immaginare il mio stato mentale e le mie condizioni fisiche…
Prima della maternità, ero stata molto attiva in un partito politico: riunioni, comitati, banchetti, volantinaggi, manifestazioni, presidi, e ancora riunioni, riunioni, riunioni…
Naturalmente avevo già avvertito tutti del fatto che stavo per avere un figlio e che, per un bel po’, questo avrebbe significato una drastica riduzione della mia militanza. Fatalità ha voluto che, proprio nei giorni del mio travaglio a orario prolungato, si svolgesse il congresso del suddetto partito.
Sono già in sala parto e naturalmente tengo il cellulare acceso per i parenti in pena. Il telefono vibra…



Tra tutti, quelli che hanno meno capacità di immedesimazione sono ovviamente gli uomini. E al telefono, naturalmente, era un uomo. Così, circa mezz’ora dopo, nuova vibrazione. “Pronto?”

3 commenti:

  1. Non lo sai forse che per la rivoluzione servono persone che non dedichino solo qualche sera alla causa, ma tutta la vita! ;)))

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  2. Secondo me era tutta una scusa... In realtà volevano mangiare il bambino!!!

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  3. ahahah ma no dai...non credo volessero arrivare a questo punto eh!!!

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