mercoledì 27 gennaio 2010

i soldi non danno la felicità, ma a me fa più tristezza la fame...

E ve lo dice una che, nella sua vita, ha sistematicamente scansato tutte le più feconde opportunità di guadagno.
Quella volta che mi telefonò l'agenzia Contrasto (se non sapete cos'è non ve lo dico, così non potrete capire l'entità della mia idiozia)...
Voce al telefono: "Buongiorno, abbiamo ricevuto il suo curriculum. Stiamo cercando un responsabile rapporti con l'estero e un responsabile archiviazione elettronica. Sarebbe disponibile per un colloquio?"
Io: "Oh, be', non so. No, grazie..."
Silenzio incredulo, poi di nuovo voce dal telefono: "Non le interessa neanche venire per il colloquio?"
Io: "No, grazie..."
No grazie?!! Ma vi rendete conto?
Il fatto è che ero appena laureata, giusto qualche mesetto. Non avevo ancora 25 anni e pensavo che il mondo fosse tondo perché io potessi infilarlo più agevolmente nel mio zaino. Ero lanciata in non so più quale progetto imprenditoriale (ne ho coltivati due o tre, tutti abortiti). Un lavoro da dipendete? Pfui...
Poi mi offrirono di seguire una serie di riviste specializzate: fitness, piscine ecc... Mi avrebbero pian piano affidato l'intera responsabilità editoriale. Bleah! Io avrei accettato un lavoro del genere solo su riviste di classe (tipo FMR per intenderci). Altro che piscine! Snobbato anche questo...
Poi mi offrirono di affiancare il caporedattore di una rivista di caccia e pesca. Sarei diventata giornalista professionista nel giro di pochi anni. Caccia e pesca, per un'animalista come me? Giammai!
Poi mi offrirono di fare la segretaria per un consigliere regionale. Contratto a tempo determinato, ferie, malattie, tredicesima. Nonono... io non voglio mischiare politica e interessi personali!  Vade retro!
Nel frattempo dicevo di sì ad altre proposte, secondo me più allettanti: lavorare da cococo come editor, scrivere fumetti Disney, scrivere barzellette, scrivere librini sui Gormiti.  Lavoretti molto divertenti e gradevoli, ma la somma algebrica di tutte queste scelte è uguale a call center...
Ammetto di non essere completamente guarita dalla mia malattia, perché anche adesso, invece di cercarmi un lavoro serio, sono qui a scrivere un blog e ad architettare progetti imprenditoriali. Posso farlo perché quel brav'uomo di mio marito porta a casa la paghetta tutti i mesi, e perché mi accontento di uno stile di vita di basso profilo. E qui sta la mia matrice schizofrenica: subisco terribilmente il fascino della ricchezza, ma non arretro di un centimetro dalle mie trincee. Insomma, i sogni e gli ideali si pagano, sono debiti con il destino e non è detto che saranno risarciti.
ps A dire la verità, adesso il lavoro serio lo cercherei anche, ma pare che sia il lavoro a non prendere sul serio me... E forse non ha tutti i torti.

5 commenti:

  1. esatto! Ci crederesti? Avevo mandato il curriculum e mi avevano risposto!!!
    Ancora adesso mi mangio le mani :(

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  2. non esistono decisioni giuste e decisioni sbagliate. ci sono solo decisioni che si prendono e altre che non si prendono. e anche le seconde se ci pensi bene sono decisioni vere e proprie, soltanto un po' più lente, troppo lente per essere riconosciute.
    riassumendo: nella vita è impossibile sbagliare. what you want is what you get.
    be happy!

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  3. essere adeguata a questa società non è cosa che viene facile nemmeno a me. è una questione di carattere? di educazione? io vorrei almeno essere adeguata a me stessa, che è la cosa più importante. ma ho il vuoto delle idee.

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  4. Grazie per gli incoraggiamenti. In effetti sono abbastanza a mio agio con le mie scelte, perché anch'io sono convinta che si obbedisce sempre a un proprio istinto segreto, e che giusto o sbagliato non siano categorie applicabili al proprio destino. Sei la strada che percorri, con tutti i suoi incroci e i suoi dislivelli. Spera soltanto di non passare di lì quando verrà giù una frana :)

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