domenica 31 gennaio 2010

perché non vedo l'ora di guardare Avatar con i miei figli...

Ci sono andata, a vedere Avatar... Invece dei popcorn, mi ero portata dietro un bel sacchetto di pregiudizi (che vanno intesi in senso etimologico, come giudizi a priori). Insomma, ero certa di andare a vedere uno di qui film che sono come le caramelle gommose alla frutta: lo sai che è tutta chimica, ma ti piacciono lo stesso. E infatti Avatar ha tutti gli ingredienti dosati perfettamente: i buoni molto buoni, i cattivi molto cattivi, l'amore, la natura, le battaglie. Non puoi fare a meno di emozionarti, di commuoverti, di incazzarti, di esultare, perché da qualche parte dentro di te c'è un pulsante per emozionarti, un pulsante per commuoverti ecc... e Cameron sa perfettamente dov'è ciascun pulsante e quando va premuto. Un film di gran mestiere, non c'è che dire. E tutto ciò si capiva già dal trailer.
Sapevo anche che alla fine i marines non avrebbero fatto una gran bella figura, e questo è stato il movente principale per cui ho speso 8 (otto!) euro di biglietto.
Il film ha in gran parte confermato tutti i miei pregiudizi. I buoni tanto buoni, e soprattutto belli, con quel gran tomo di Sam Worthington in testa (che il Signore sia benedetto per averlo creato così). I cattivi cattivissimi, cinici, senza scrupoli... E poi alcune "ingenuità", tipo il bacio alieno in perfetto stile Hollywood dei giorni nostri, oppure la soldatessa che prima diserta e poi se ne va tranquillamente in giro per la base militare. Vabbe'...
Ma che filmone, però!
Quello che non mi aspettavo era di trovare riferimenti così diretti e, perché no, così coraggiosi, alla realtà. Perché a un certo punto si dice letteralmente: "Se qualcuno sta seduto su qualcosa che ti interessa, fanne un tuo nemico così sarai autorizzato a distruggerlo". E questo qualcosa può essere l'unobtanium, come nel film, oppure il petrolio, o l'acqua, o l'oro, o una posizione strategica, o una terra promessa. E i Na'vi sono, senza tanti giri di parole, riferimenti diretti alla resistenza contro un'occupazione straniera. Certo, forse Cameron pensava di più ai nativi americani che non ai palestinesi, o agli irakeni, o ai cubani, ma sempre di resistenza si tratta. E sempre di decidere se stare dalla parte degli oppressori o degli oppressi.
Ecco perché non vedo l'ora che i miei figli siano abbastanza grandi per rivedere Avatar insieme. Perché è una di quelle storie che ti portano empaticamente dalla parte giusta (almeno dal mio punto di vista). Per la mia generazione sono stati cartoni animati come Lady Oscar o film come Lo chiamavano Trinità... Come sarei diversa, oggi, senza Bud Spencer e Terence Hill!
Piccola postilla.
Quel figlio di una meretrice del mio primogenito era stato informato che io e il babbo lo avremmo lasciato con i nonni per una seratina children-free. Solo che qualcuno, per addolcire la pillola, gli aveva detto che andavamo a una riunione. Così, ieri pomeriggio, se n'è venuto fuori con il suo più diabolico sorriso:
"Quando sarò grande, io non andrò mai alle riunioni. Perché non lascerei MAI i miei figli da soli!"
Così piccolo e così vendicativo!
ps (figli di una meretrice solo in senso figurato, eh!)

1 commento:

  1. C'è una cosa che mi rifrulla in testa da quando l'ho visto.
    Questo film che è certo una bella favola, che è certo un film fantastico (di fantascienza) pone altrettanto certamente alcune analisi nette sulle regole che governano il nostro mondo sulla nostra terra, analisi estrapolate bene dalla nostra "precariamamma". In base a queste analisi io esco dal film tutto esaltato e incazzato contro chi oggi, sul nostro pianeta fa questi ragionamenti con le conseguenze del caso "Se qualcuno sta seduto su qualcosa che ti interessa, fanne un tuo nemico così sarai autorizzato a distruggerlo"... Oppure "siamo qui perchè questo minerale vale milioni di dollari"... E anche se Cameron pensava forse di più ai nativi americani che ai palestinesi o agli irakeni vedere questo film non può non farti fare il parallelo tra i Navi e questi popoli resistenti. Tanto più che l'invasore a caccia di quello su cui stanno seduto è sempre quello, gli Americani. Il film è molto netto anche su questo, a depredare a uccidere e distruggere su Pandora ci vanno i marines e non certo un fantomatico esercito terrestre. Ci vanno gli Americani.
    Ora non pretenderei che i milioni di spettatori provassero la mia stessa incazzatura ma che almeno nelle loro teste si abbozzasse una parvenza di questo ragionamento invece Sì... E invece purtroppo No!
    Bene tutto ciò per dire che ieri una filastrocca per bambini mi ha in tal senso illuminato. La filastrocca parla di un soldato che scopre che la guerra si fa meglio se si hanno 4 zampe e quindi decide di prendersi un cavallo. La filastrocca parla di guerra, del soldato che ogni minuto tenta di domare il cavallo per andare all'attacco... Poi alla fine il cavallo fa la cacca. E la filastrocca, intercettando un sentimento presente anche tra gli spettatori presenti ieri, pone la domanda "trovate sconveniente che si parli della cacca? Anche in una filastrocca che parla di guerra? Trovate più socnveniente la cacca che la guerra!".
    Ecco quindi la risposta a ciò che mi frullava nella testa... La guerra ormai nelle nostre teste (che stiamo dalla parte giusta e cioè la facciamo invece che subirla e soprattutto non la viviamo a casa nostra in prima persona) è passata come "normalità"! Tanto più normale di una cosa, la cacca, che è tra quelle cose che secondo natura tutti facciamo naturalmente per forza.
    E allora voglio essere sconveniente... EVVIVA LA CACCA, CHE MI DA UN GRAN GUSTO QUANDO LA FACCIO. SEDERMI SUL WATER CON IN MANO UN VECCHIO TOPOLINO A FARE LA CACCA è per me uno dei piaceri della vita. Al contrario della guerra che ripudio in ogni sua forma, che reputo sconveniente in ogni sua implicazione che reputo in assoluto la vera CACCA DI QUESTO MONDO DI MERDA.

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