lunedì 25 gennaio 2010

se fossi gatto, miao...

Prima di diventare madre di due esseri umani, mi ero già cimentata nel difficile ruolo genitoriale come mamma adottiva di due gatti. In realtà non c'è stato un periodo della mia esistenza in cui io non abbia condiviso il mio letto e il mio cibo con uno o più felini, ma di solito nessuno di loro superava il primo anno di vita. Nero e Pelo, invece, mi hanno adottata nel 2001, barattando una breve vita selvaggia con una lunga vita domestica (che io ho definito "il sacro peloso impero").
Ammetto che, se mai ho avuto velleità educative, con loro ho fallito. Sono due gattoni anarchici, indifferenti a ogni tipo di disciplina, e sostanzialmente paraculi. Mentirei se dicessi che non esiste un ordine gerarchico all'interno della nostra famiglia, ma putroppo al vertice di questa gerarchia c'è il gatto, e non l'uomo.
Naturalmente anche i gatti hanno dovuto cedere terreno nel loro incontrastato dominio, con la nascita dei bimbi, ma è stata una battaglia lenta e incruenta, in seguito alla quale sono riusciti a mantenere le loro posizioni nei settori più strategici.


Quando il padre dei miei figli è entrato per la prima volta nel mio appartamento ha trovato la situazione che vado a descrivere. 1) I gatti avevano libero accesso a ogni parte della casa, tavola apparecchiata compresa. Era del tutto normale, per me, mangiare con un gatto seduto sul mio tovagliolo. 2) Ogni superficie lesionabile era lesionata, soprattutto tende, coperte e lenzuola. 3) Erano stati banditi tutti gli oggetti fragili, perché i gatti avevano una vera passione per il rumore di un bicchiere di vetro che cade dal tavolo, e simili spassosi passatempi. 4) Il mio letto era prima di tutto il LORO letto, quindi era assodato che io dovevo ritagliarmi un posticino in un angolo per non disturbarli. 5) In qualsiasi giorno della settimana, sabato e domenica compresi, bisognava svegliarsi alle sette per nutrire le loro miagolanti maestà. Se la sveglia era stata disattivata, Pelo la faceva cadere a colpi di zampetta perché il rumore sortisse il dovuto effetto. 6) I due felini non tolleravano intrusi nel loro territorio. Ricordo benissimo che una mia amica, la quale aveva avuto l'ardire di dormire insieme a me nel lettone, era stata addentata all'alluce nel cuore della notte per ritorsione. 7) Non mi allontanavo mai per più di 10-12 ore da casa, perché non potevo tollerare il pensiero dei gattini abbandonati in solitudine. 8) Anche se, già allora, ero precaria e squattrinata, avevo preso in affitto un appartamento da sola, senza possibilità di dividere le spese con nessuno, perché non avrei mai trovato qualcuno disposto a condividere la sudditanza...


In questo contesto, non è stato facile inserire un marito e dei figli. A tanti anni di distanza, ho un marito disadattato e due figli che ogni tanto mi rimproverano: "tu sei la nostra mamma, non la mamma dei gatti!"
Ma questa è un'altra storia, e ben presto ve ne parlerò.

4 commenti:

  1. ...incredibile, sono assolutamente d' accordo con tutti i punti, a parte il 6 che invece di addentare la mia amica, faceva la pipi fuori dalla lettiera, solo ed esclusivamente quando lei veniva a dormire a casa!
    E poi quando vuole andare a dormire, o meglio vuole che io vada a dormire con lei, ha preso la bella abitudine di andare nella stanza della mia coinquilina, aprire il cassetto (non chiedetemi come fa) e buttar fuori tutti i suoi indumenti intimi!

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  2. ah ah ah, quanta adorabile perfidia!

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  3. io ho Blu da settembre e il 90% delle volte pensa che io sia un gatto come lui...mi sa che ha ragione!

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  4. l'uomo avrebbe tutto da guadagnare nell'assomigliare un po' di più ai gatti...

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