sabato 16 gennaio 2010

una pausa di riflessione (ma niente paura, passa subito)

Grazie a tutti! Abbiamo superato quota 400 visitatori in poche ore. Davvero un risultato inatteso, per me.
Vi confesso che l'idea stessa di blog, dal mio punto di vista, era alquanto bizzarra. Insomma, un conto se sei Beppe Grillo, o un'organizzazione umanitaria, o un fotografo, un viaggiatore, uno scrittore. Ma perché mai IO avrei dovuto mettermi a scrivere un blog? A chi potevano interessare le mie farneticazioni? Va bene lasciarsi andare a qualche mania di grandezza, ogni tanto, in privato, ma che cosa avrei dovuto raccontare? Le mie avventure? Ci sono giornate in cui il mio problema principale è scegliere tra le penne o i fusilli; ci sono giornate in cui il mio viaggio più impegnativo è quello dalla porta di casa alla cassetta della posta; ci sono giornate in cui il mio maggior contributo al benessere dell'umanità è separare il vasetto dello yogurt dal coperchio, prima di buttarli. Che emozione, eh?
Questi i miei dubbi, quando un amico mi ha suggerito di tenere un blog. Non scherziamo!
Poi, però, mi sono ricordata dei primi tempi, quando Diego era nuovo nuovo. Ricordo che era primavera, e io passavo tutta la giornata al parco: in casa, Diego era insostenibile. Non dormiva, non stava buono, piagniucolava in continuazione. In casa, io mi sentivo terribilmente sola. Andavo al parco e mi guardavo intorno. Puntavo come un cane da caccia tutte le mamme, le nonne, le baby sitter, valutavo l'età dei loro bambini (mi interessavano soprattutto quelli di pochi mesi, come il mio); se loro mi rivolgevano uno sguardo, lo ricambiavo con segnali ammiccanti, sorrisi, mezze parole. Se la risposta era incoraggiante, attaccavo subito discorso.
"Com'è il tuo? Dorme? Lo allatti? Quante volte mangia durante il giorno? E durante la notte?"
Avevo un bisogno di comunicare che assomigliava molto alla fame: urgente, insaziabile, ineludibile.
Adesso sono una mamma cresciuta, quel bisogno di comunicare è diventato un po' meno urgente, ma rimane ineludibile. E forse ci sono altre mamme che hanno lo stesso bisogno. Se si riesce a farlo con un po' di ironia, ancora meglio.
E poi la precarietà, questa condizione di cui non si parla mai abbastanza. Forse anche questo può essere utile a qualcuno, per sentirsi meno alieni?
Infine il pecunio. Perché questo è un blog che ospita della pubblicità, e noi veniamo pagati per ogni clic sui link. Cifre da far girare la testa. Da quando il blog esiste, io e il disegnatore abbiamo guadagnato 15 euro, in due, al lordo delle tasse. Leonardo non ci paga nemmeno la carta per le tavole.
Ma tant'è, sono tempi di crisi. Per denaro c'è chi venderebbe anche la madre. Io vado ben oltre: metto in vendita la maternità...

2 commenti:

  1. Il problema del riflettere è proprio questo, che passa subito!Comunque credo che lo scegliere tra penne o fusilli, sia il principale dilemma dell' essere umano di oggi!!! :D

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  2. Diciamo che hai fatto un passo in avanti rispetto a quando cercavi un miliardario che ti liberasse dall'ossessione del pecunio indispensabile a campa'... Oggi metti in vendita la maternità, una cosa molto più regolare, ancora più regolare che vendere la mamma... La mamma risulterebbe comunque una vendita dell'usato e comunque una cosa non tua! La maternità e tua e tutta vergine, ancora da "scellofanare"!Però mi raccomando emetti regolare fattura o scontrino fiscale all'atto della vendita! :-)Di evasori ne abbiamo fin troppo :-)))

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