lunedì 22 febbraio 2010

roba educattiva

Precariamamma cerca lavoro, e questa non è una novità. Ma ultimamente mi sto rendendo conto che ho proprio sbagliato direzione. In effetti, da un po' di tempo a questa parte, mi ero illusa di poter seguire la strada dell'"autrice di storie per bambini", dove per autrice intendo qualcosa di un po' meno presuntuoso che "scrittrice". Avevo scartato, per esempio, scrittrice di romanzi erotici, polizieschi, horror... mi manca la vena. Ma non pensavo che, anche per scrivere storie per bambini, fosse necessario coltivare in segreto una paranoia omicida, una specie di complesso d'Edipo non risolto.
Mi spiego meglio.
Venerdì sera il babbo faceva tardi, io ero esausta e i bambini si stavano sbranando e randellando con i binari del trenino di Ikea. Per sedarli, visto che pare siano troppo giovani per proporgli una canna, ho pensato di mettergli su un cartone. Ma non è mica così facile, soprattutto se non vuoi ritrovarti i bimbi in lacrime, terrorizzati, che ti si aggrappano alle ginocchia. Cominciamo da Bambi, un classico. Un film per il quale andrebbe chiesto l'ergastolo. Quando devo fare il gioco del "guardiamoci negli occhi e vediamo chi ride per primo", penso sempre alla scena di Bambi, solo nella neve, al buio, che invoca la mamma appena uccisa dai cacciatori. Non riesco a immaginare niente di più straziante. La prima volta che Anna l'ha visto ha cominciato a piangere talmente forte che ho dovuto quasi rianimarla.
Sempre per restare sul classico,  abbiamo Red e Toby. Anche qui, scena di mamma volpe in fuga dai cacciatori, che nasconde il suo piccolo tra l'erba, strofina dolcemente il muso contro quello del volpacchiotto, mentre lui la gurda con grandi occhi colmi di sgomento, e poi se ne va per finire schiantata dalle fucilate.
Passiamo a La gabbianella e il gatto: anche qui, mamma gabbiana che muore dopo aver eroicamente deposto l'uovo, con tanto di canzone in cui lo spirito di lei si eleva al cielo pensando al suo pulcino cui non potrà insegnare a volare.  Poi abbiamo Koda, fratello orso. Qui mi fanno morire prima il fichissimo pellerossa con le treccine, poi mamma orsa, e per non farci mancare niente, scena dello spirito di mamma orsa che torna a salutare per l'ultima volta il suo cucciolo prima di salire definitivamente verso il verdi pascoli.
Proseguendo abbiamo l'Era glaciale 1. Qui c'è il bis. Prima altra mamma eroica che porta in salvo il bimbo per poi lasciarsi inghiottire, esausta, dall'acqua, e ancora scenetta di vita familiare tra mammuth, il mammuttino che gioca allegramente, arrivo dei cacciatori che trasformano mamma mammuth in braciole e il mammuttino in un cappotto.
Ma ce l'avete con le mamme?!
Riflettendo sul fatto che la maggior parte dei cartoni (e questi sono solo un campione) prende spunto da racconti, si deduce che se uno non si ritrova una personalità da serial killer non ha speranze nel campo dell'editoria per bambini.
Stasera gli metto su Arancia meccanica, che Kubrick aveva tante turbe, ma non quella di far fuori tutte le mamme. E speriamo che inizino presto a farsi le canne.

2 commenti:

  1. però... però c'era un' eccezione! Lotti... il cartone animato giapponese del tipo che giocava a golf! Niente madri morte, niente orfani, niente padri spariti in mare!!! Solo un grassottello ragazzo che sceglieva con cure le sue mazze per far correre la pallina bianca su di un soffice manto verde... Però dopo un po' ti venivano 2... :-)

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  2. ...che forse vadano vaccinati dallo schermo alle future sfighe ?!

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