lunedì 15 febbraio 2010

precariamma e la sindrome di Pollyanna

Devo mettere da parte per un momento l'ironia per parlare di un argomento molto serio e che considero davvero importante. La sindrome di Pollyanna è una malattia che ha un complesso quadro clinico, è cronica e recidivante, ed è importante diagnosticarla prima di un'eventuale gravidanza, perché i soggetti che ne soffrono sono potenzialmente a rischio di inasprire la gravità del loro male prima, e soprattutto dopo, il parto. Io ne soffro da sempre, ma non sapevo di essere malata e quindi mi sono esposta a molti pericoli, in particolare con la prima gravidanza. Nel tempo, imparando a conoscere meglio me stessa, mi sono diagnosticata da sola questa malattia, e credevo anche di averne inventato il nome, invece ho scoperto che esiste davvero: la sindrome di Polyanna, ovvero dell'ottimismo ottuso.
La sindrome prende il nome da un personaggio di un romanzo e (per quanto mi riguarda, visto che il romanzo non l'ho letto) dal relativo fim Disney. È la storia di una ragazzina disgustosamente buona, vittima di non so quante disgrazie (tipo che è orfana e affidata a una zia zitellona, antipatica e spigolosa), che però cerca sempre l'aspetto positivo delle cose e va dritta per la sua strada convinta che il mondo le aprirà tutte le porte. Nel film funzionava al punto che, se non ricordo male, si ammalava o rischiava di morire ma poi tutto si risolveva benissimo. Nella vita funziona un po' meno, ma le persone affette da questa sindrome non lo sanno e, quando sono costrette a scoprirlo, se ne dimenticano subito.
Io sono così. Un'ottimista incurabile, convinta che tutto andrà esattamente come io credo o desidero. Avete idea di che cosa significa tutto ciò quando si innesta sulle aspettative di una gravidanza?
Vi faccio un esempio. Quando ero incinta del mio primo figlio, scrivevo cose tipo: "non vedo l'ora di vederti, nel tuo lettino che mi sorridi... magari il gatto ti verrà vicino, si acciambellerà accanto a te e vi addormenterete insieme, mentre tu gli tocchi la schiena morbida, ninnato dalle sue fusa".
Mmm, proprio così... povera scema.
In realtà, Diego non dormiva mai per più di sette minuti e, appena lui chiudeva un occhio, i gatti cominciavano a correre per la camera, facendo più rumore possibile (magari urtando una pila di libri e facendola crollare, oppure litigando e sbattendo contro la porta, oppure facendosi le unghie sul tappeto). A volte, sì, saltavano nella culla, ma solo durante una fuga precipitosa inseguiti da una mia ciabatta.
Ecco perché è importante riconoscere i sintomi della sindrome di Pollyanna il prima possibile: altrimenti si rischia che l'arrivo di un bambino sia vissuto come una catastrofe... in parte lo è, oggettivamente, ma per un malato di ottimismo incurabile è ancora peggio, perché ti crei aspettative idilliache e poi ti scontri con la dura realtà, che di solito ha la forma di una porta sbattuta in faccia.
Purtroppo, come dicevo, la sindrome di Pollyanna è cronica. Non si guarisce. Si può solo cercare di controllarne i sintomi. Io sono sempre molto attenta, e cerco di non assecondare troppo il mio ottimismo. Ma se voi vi accorgete che ogni tanto formulo previsioni troppo azzardate e felici, non pensate male di me: sono semplicemente malata, e merito tutta la vostra umana comprensione!

3 commenti:

  1. <>

    Sindrome di Pollyanna

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  2. cavoli anche io pensavo di aver inventato questo nome per me!!!
    sono anni che lo uso senza saperlo!!
    pensa che bello, come siamo collegate...scusa una ricaduta.
    laura

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