martedì 9 marzo 2010

dici dieci!



Accidenti, è marzo. Il 20 marzo, per la precisione, incombe, e sto pensando di trascorrere questa ricorrenza funerea in ritiro spirituale nascosta dentro qualche certosa abbandonata in mezzo alle montagne. Perché, anche se il falso in bilancio non è più reato, pare non sia consentito falsificare i bilanci esistenziali. Sarebbe carino: più risalto a quel grafico là piuttosto che a questo qua, una spuntatina a questo fattore, una gonfiatina a questa voce... però così non vale.
E il 20 marzo si avvicina. Per l'umanità nel suo complesso non è un gran dramma, ma per me sì. Il 20 marzo saranno esattamente 10 anni da quando mi sono laureata.
10 anni, secondo le statistiche, è il lasso di tempo in cui anche il caso più disperato trova un lavoro più o meno definitivo. Diciamo pure che forse è una statistica precrisi, e che oggi di laureati disoccupati ce ne sono legioni, ma comunque non riesco a fare a meno di sentirmi un po' depressa. Se poi mi metto a fare confronti con i miei classmates, mi viene da nascondermi in un angolino a fare karakiri. Da questo punto di vista, Facebook è stato devastante. Te li ritrovi quasi tutti e scopri che ne hanno fatta di strada: hanno scritto libri, gestiscono lavori di responsabilità, viaggiano per il mondo, hanno fondato aziende... E che? solo io sono qui crocifissa alla mia aurea mediocritas, con la pergamena della laurea nascosta sotto lo scatolone delle mutande?

4 commenti:

  1. Dieci anni sono una media... Quindi tenendo conto che il moroso della mia amica ha trovato da lavorare il mese dopo la laurea... Non te lo volevo dire ma... Metti caso insomma che farai media con lui... Insomma... Vedi... è una questione di media, di matematica... Non so come dirtelo... Vedi il conto è questo:
    1 mese + 19 anni e 11 mesi = 20 anni... 20 anni : 2 = 10 anni... Che è essattamente la media!
    Però vedi non è colpa tua! è colpa del moroso della mia amica!
    Ti senti meglio ora?

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  2. Davvero rassicurante, grazie! Adesso che hai affondato il coltello, vuoi anche versarci un po' di sale, sulla piaga?

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  3. Ciao Stefi
    io sono un precario da tempo immemore......... Ora vivo in UK faccio un lavoro totalmente diverso da quello che mi sarei aspettato e ho smesso di essere un precario triste.
    Fumo come un battaglione di giannizzeri, mi sono sposato, ho un un figlio e puntualmente ogni ultima settimana del mese faccio il cosiddetto bagno di sangue (in parole povere si tratta della conta degli organi vendibili, non ancora marci, del mio corpo).
    Da un po di tempo ho smesso di piangermi addosso, di guardarmi allo specchio e vederci dentro un fallito ed anche di cercare il "lavoro ideale". Credici o no ho cominciato ad amare me stesso........
    Da quando mio figlio mi ha sorriso per la prima volta me ne frego se sono sempre senza soldi e guido una macchina sgargherata, me ne frego se mangio pasta due volte al giorno o se non posso permettermi un biglietto del treno per andare a trovare un amico......
    Non posso fare molto se i miei ex colleghi sono diventi dei megadirettorisupergalattici e non posso fare molto se il mondo è miserabile, l'unica cosa che posso fare è non rendermi la vita miserabile e soprattutto non rendere me stesso una persona miserabile.
    Tra le righe del tuo blog ti immagino sorridere mentre scrivi e questo mi rende meno miserabile ed un po piu felice.
    Voglio concludere con estratto di saggezza puramente skinhead e apolitica:
    FUCK THEM ALL.......Stefi FUCK THEM ALL

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  4. Sì, caro ubuntu (?), vedi bene... Sorrido mentre scrivo. L'autocommiserazione è un esercizio sfidrante, e cerco di mantenermi a un livello non professionale. Insomma, un po' mi voglio bene e un po' no, dipende da dove cade l'accento della giornata. Ma non mi sento miserabile, e sarei un'idiota se lo pensassi: c'è troppa gente al mondo che sta male davvero, per dare peso alle mie piccolezze.
    Ti immagino sorridere mentre scrivi, e questo mi rende DAVVERO felice :) Grazie!

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