giovedì 20 maggio 2010

mamma, mi canti una canzone?

 Poi dice: i figli crescono e tutto diventa più facile... Tsé! Diventa più facile per loro farti girare come una foca con la palla.
Ieri sera è andato in scena il solito drammone. Prima Anna ha voluto la storia di una bambina che si chiama Anna, anzi no, di una bambina che si chiama Alice, anzi no, di Alicenelpaesedellemeraviglie (che per lei è un nome proprio). A metà del racconto ha deciso che non voleva la storia "raccontata", ma che dovevo leggerle un libro.
"Va bene" dico io "però prometti che dopo il libro chiudi gli occhi?"
"Sì", mente lei, sapendo di mentire. Finito il libro, infatti, ecco l'ennesima richiesta: "Mamma, mi canti una canzone?"
"No, avevi promesso di dormire!"
"Ma io voglio una canzone!"
"No!"
"Sì!"
"No!"
Naturalmente inizia a piangere, ma ormai devo tenere duro. Ne va della mia autorevolezza. Non cedo neppure quando comincia a tossire e poi vomita. Il capriccio va per le lunghe,  ma io mantengo le mie posizioni: non si canta, perché le promesse vanno mantenute. Il pianto disperato continua, finché interviene il papà con una minaccia davvero terribile: "Se continui così, domani niente cerotti di Hello Kitty!" Ovviamente nuova escalation di urla, e alla fine la piccola testarda si addormenta tra i singhiozzi. Prima di cedere al sonno, però, vuole l'ultima parola: "Me li potta i ceotti di Hello Kitty il babbo?"
La rassicuro, e finalmente crolla.
Ma alle 2 comincia a parlare nel sonno.
Alle 2 e un quarto mi chiama. Vuole venire in braccio. Vuole stare solo in braccio. Vuole stare solo in braccio in piedi. Provo a metterla giù, niente da fare. Provo a sdraiarmi con lei nella culla... non dorme per più di dieci minuti di seguito. Si agita, piange, si lamenta. Capisco che ha qualcosa che non va.
"Ti fa male l'orecchio?" chiedo, visto che se lo tocca.
"Non te lo dico!" risponde lei, dando prova di notevole presenza di spirito.
Insomma, alla fine pare che sia proprio l'orecchio la causa del suo malessere. Sveglio il babbo e proviamo con la suppostina. Ma neppure il paracetamolo riesce nel miracolo. Anna continua ad agitarsi, a voler stare in braccio, solo in braccio, solo in braccio in piedi. Appena riesce ad addormentrsi un istante, ecco il gatto che salta sulla cucinetta facendo cadere tutte le pentoline. Si riaddormenta, ed ecco l'altro gatto che si mette a correre per la casa sbattendo contro le porte (ma, dico io, solo alle cinque del mattino i miei gatti si ricordano di essere creature animate e non cuscini?). Anna si riaddormenta, ma appena provo a grattarmi il naso o a cambiare posizione al piede indolenzito, ecco che si risveglia piangendo. Si va avanti così fino alle sette e mezza, quando ormai decidiamo di alzarci. E ovviamente, a questo punto, non può mancare la febbre... Un virus, un battere? Data la prova di forza di ieri sera, non si esclude il movente della vendetta privata.

2 commenti:

  1. C'è sempre di peggio! Mio figlio più grande ha fatto così per oltre 2 anni, tutte le sante sere e notti! Sempre, anche quando stava bene e non c'erano virus in giro... Stava solo in braccio e ovviamente tu dovevi stare in piedi! Pensa che mi è pure guarito un ginocchio malandato a furia di girare per casa scossandolo ai limiti del lecito... Quando andai alla visita il dottore mi disse "il ginocchio è a posto, la fisoterapia ha funzionato a dovere"... Peccato che la terapia l'avevo abbandonata già da molti mesi perchè per l'appunto era nato il cucciolo e non avevo più tempo! E quando l'avevo abbandonata il ginocchio mi faceva ancora male come il primo giorno!
    Il cucciolo fu il mio personal trainer...

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  2. Mamma mammina quand'è che ci racconti una storia???

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