mercoledì 19 maggio 2010

mannò, son sempre qua (e dove vuoi che vada!)

... se sono scomparsa non è stato per mia volontà, ma perché dopo mesi di disoccupazione feroce il lavoro è arrivato a valanga, e sto scavando per riemergere. Buono, direte voi. Certo, ma mi sento sempre più un one-man-band: avete presente quelli che suonano l'armonica col naso, il piffero con la bocca, il tamburo con il movimento delle spalle, la chitarra con le mani e il pianoforte con le dita dei piedi? Ecco, io lavoro più o meno in questo modo: mi ritrovo a fare l'editor, l'autrice, la traduttrice, la copywriter e la massaia, senza neppure l'allenamento necessario per riuscire a gestire tutto con disinvoltura. La vita del freelance (leggi: precario) è così: sei una specie di giocoliere, ti arrivano le palline da tutte le parti, e devi farle roteare senza lasciarle cadere, perché altrimenti il cappellino resta vuoto.
Inevitabile combinare pasticci. Ieri ho bruciato la cena, per esempio, perché ero troppo assorta nel lavoro. Oggi sto lavorando alla traduzione, ma allo stesso tempo devo pensare a uno spot per un ristorante, e devo prendermi il tempo per scongelare gli spinaci, tagliare le zucchine e sminuzzare i fiori di zucca, altrimenti che gli do da mangiare alle mie creature? E allora diventa difficile prendersi una pausa, che sia per scrivere sul blog o farsi la ceretta. Non tanto per una questione di tempo, quanto perché fai fatica a "staccare" mentalmente, senti di dover prima sistemare tutte le cose più urgenti.
Naturalmente, con gli incassi che vanno e vengono come le maree in Normandia, mica puoi permetterti di affittare un ufficio in  cui rifugiarti negli orari di lavoro. Anzi, non puoi nemmeno permetterti di avere orari di lavoro distinti dal tuo tempo libero o dalle occupazioni domestiche.  Non è facile, tra una lavatrice da stendere e il bambino sul water, mantenere la concentrazione. Così come non è facile conservare un certo livello di credibilità con i clienti, perché magari ti telefonano mentre sei dalla pediatra con la bimba, oppure mentre torni a casa sotto il diluvio con le borse della spesa. E se ti chiamano mentre tuo figlio sta facendo una tignata, mica puoi dire di aspettare che sia finita la performance!
Poi, defluita la marea, ti ritrovi a piedi asciutti nel deserto. Niente più lavoro, niente più telefonate, niente più urgenze. Allora potresti dedicarti alla casa, potare le piante, cambiare i letti, cercare la chiave del bagno scomparsa da mesi. Ma sei troppo depresso e allora te ne stai inebetito davanti al computer ad aspettare la mail che dice: "forza, si riparte!"
Vabbe', vado a prender fuori gli spinaci dal freezer...

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