mercoledì 30 giugno 2010

Bruce Chatwin mi fa un baffo

 Anche quest'anno approfittiamo dell'estate per una vacanza davvero avventurosa: zaino in spalla, bambini nel carrettino attaccato alla bici, ci avventureremo nella savana armati solo di macchina fotografica e spray contro gli insetti...
Anzi, no. Quest'anno oseremo di più: a bordo di una canoa, attraverseremo la foresta brasiliana lasciandoci cullare dalle onde del Rio delle Amazzoni...
Oppure potremmo viaggiare nel deserto insieme a una carovana di mercanti di karkadé...
mmm... tutto molto bello. Ma dove vai se il soldo non ce l'hai? Risposta: a Montefredente. Cioè qui:

Un posto a 40 minuti di strada da dove viviamo abitualmente, nei magnifici paesaggi dell'appennino tosco-emiliano.  Per darvi un'idea di come si svogerà la vacanza, posso dirvi che nel paese si contano:  1 chiesa, 2 bar, 2 negozi di alimentari,  1 macelleria, circa 200 persone di età media intorno ai 75 anni, un centinaio tra cani e gatti, qualche decina di maiali, diverse decine di galline e un numero imprecisato di mucche.
La verità è che anche quest'anno (come l'anno precedente) passeremo l'estatate a carico dei suoceri, insieme a loro per un mese. E zitto e ringrazia che almeno i nonni siano riusciti a mettere da parte un gruzzoletto (peraltro senza aver mai svaligiato una banca o vinto al totocalcio... semplicemente lavorando), e a guadagnarsi un'onorevole pensione che ci paga il soggiorno per le vacanze...
Certo, dirà qualcuno, passare un mese a stretto contatto con i suoceri è anche questa un'avventura che richiede del fegato. Ma io ho proprio i suoceri ideali, che sanno rendersi utili senza essere invadenti, quindi la convivenza non dovrebbe riservare sorprese.
Devo peraltro precisare che la parola "vacanza" per un precario è un po' una copertura... in pratica significa: se per questo periodo nessuno ha bisogno di te, puoi non sentirti un relitto abbandanato sulla spiaggia. Sei un lavoratore in vacanza. Se invece qualcuno ha bisogno di te PROPRIO ADESSO, dopo mesi di inattività, allora sei un precario fuorisede. E prevedo che sarà questo il mio caso, visto che lunedì dovrò tornare a Bologna perché, con grande tempismo, uno dei miei "clienti" ha deciso di ripartire con il lavoro proprio adesso. Posso dirgli di no? Certo che non posso! Altrimenti, oltre a non riuscire a pagare il viaggio con i cammelli, non riuscirò neanche a pagarmi un pomeriggio in piscina.
Perché a Montefredente, dimenticavo, c'è anche una piscina!!!

lunedì 21 giugno 2010

un bellissimo pomeriggio

 dunque, caso mai qualcuno non se ne fosse accorto, ieri giocava l'itaglia. E quando la patria chiama, l'itagliano, si sa, risponde e si accomoda sul divano. Soprattutto se maschio, e soprattutto se maschio sottoforma di branco. Noi donne, che nei momenti di difficoltà ci affidiamo l'una all'altra per sostenerci, avevamo organizzato un pomeriggio così diviso: i maschi a guardare la partita e le femmine a guardare i figli. A onor del vero, i figli hanno già un'età per cui si guardano da soli, così li abbiamo rinchiusi nella cameretta per starcene in pace a sparlare delle suocere e mangiare i dolcetti col té. Purtroppo ha funzionato solo fino a un certo punto. Verso le quattro e mezza, Anna comincia a chiamarmi ogni cinque minuti perché stia di là con lei. Verso le cinque dice che le fa male l'orecchio. Alle sei ha 38,1 e mi dorme in braccio. Nel frattempo Diego, troppo impegnato nei giochi, si dimentica che deve fare la pipì e se la fa addosso per la prima volta dopo 3 anni. Alle sei e un quarto la piccola moribonda si risveglia (potenza dell'antinfiammatorio).
Improvvisamente ridesta, Anna torna in cameretta a giocare, ma tempo un quarto d'ora e si sentono urla disperate: qualcuno le ha sbattuto in testa un dinosauro, e la cosa non le è piaciuta. Pianto convulso, tosse, capisco dove vuole arrivare e corro in bagno ma non faccio in tempo a guadagnare la tazza: Anna vomita ovunque.
Ci mettiamo a tavola per la cena, e tutto procede bene per circa venti minuti. Poi si sente uno schianto, tipo aereo che sfonda la barriera del suono. Invece è il cranio di Diego che sfonda il bracciolo del divano, in seguito a spintone.
Insomma, il pomeriggio è stato comunque piacevole perché piacevole era la compagnia, ma certo che i miei figli ce la mettono proprio tutta.
Un sentito ringraziamento va a quel generoso arbitro che ha offerto all'itaglia l'occasione del pareggio. Portarmi a casa una bambina con l'otite, un bambino con il trauma cranico e anche un marito con i cristi... non ce la potevo fare...

mercoledì 16 giugno 2010

Letture estive

 Con i bimbi che finalmente vanno a dormire alle 9 e mezza, Precariamamma riscopre la gioia di leggere. Certo, se un tempo tenevo il ritmo di un libro a settimana, oggi posso sperare di leggerne uno al mese, ma si fa quello che si può. Vado in libreria e con mano tremante per l'emozione carezzo i volumi, li sfoglio, ne assaporo l'aroma, ripeto mentalemente i titoli per capire qual è quello che accende più echi... e torno a casa con il mio bottino impaziente  di cominciare. "Domani nella battaglia pensa a me" di Javier Marías. Un bel romanzone di 300 pagine... che goduria!
Ma ecco subito la mazzata, perché la storia gira intorno alla morte improvvisa di questa donna, Marta Téllez, che, manco a dirlo, è madre di un bambino di due anni. E ti pareva! Sempre con 'sta mania di far fuori le mamme. La povera Marta si sente male mentre amoreggia con un improvvisato amante (che poi è l'amante bis, perché la moritura è madrilena inquieta). Per giunta, caso mai a qualcuno fosse sfuggito l'elemento drammatico, lo scrittore provvede e fa pronunciare alla moribonda le ultime, struggenti parole: "Mio dio, il bambino". Il quale bambino è nella sua cameretta che dorme, ignaro di tutto, abbracciato al suo coniglio di pezza.
Allora, Javier Marías, parliamone... Un altro che vuol far carriera sulla pelle delle donne, eh? Vi ci sapete mettere! Vabbe' che da voi spagnoli c'è da aspettarsi di tutto, se siete stati capaci di produrre storie tipo Marcellino pane e vino...
Javier Marías, davvero, apprezzo molto la tua prosa quasi bernhardiana, il tuo utilizzo sapiente ed elegante dello stream of consciousness, però la prossima volta che decidi di far morire qualcuno già nel primo capitolo potresti avere la cortesia di sceglierti un single? Magari orfano, così non lasciamo genitori in pena? Se vuoi, ho pronto per te un lungo elenco di candidate: Candy Candy, Heidi, Georgie, Anna dai capelli rossi... in questi casi qualcuno ha già provveduto ad ammazzare le mamme. Non macchiarti di altri inutili delitti.
Grazie.
ps Ah, dimenticavo. Marta Telléz aveva una sorella, Gloria. Morta a 5 anni. Javier, sei peggio di un serial killer!

martedì 15 giugno 2010

Attenzione: umore in caduta libera

Ci risiamo, come prevedibile e previsto, ecco di nuovo lo spettro della fame. Consegnati tutti i lavori a tempo di record e con maniacale rispetto delle scadenze, eccomi qua ad aspettare che mi paghino. Allora, gentili clienti, fatelo 'sto sforzo, su! Sono certa che ce l'avete l'home banking, e allora anche da casa, mentre cuoce la frittura, basta un piccolo clic.
Sì, va bene, le compatibilità di bilancio, il flusso di cassa ecc... ma io mica posso andare al matrimonio del cugino con la busta a novanta giorni! Pare brutto! Mica posso andare alla coop e pretendere di pagare lo stracchino con assegno postdatato. Se voi, gentili clienti, avete un supermercato dove accettano pagamenti di questo tipo, fatemelo sapere.
Lo so, lo so che bisogna prenderla con filosofia, e anche un po' di psicologia, e magari un filo di scaramanzia: potrebbe andare peggio, l'importante è la salute ecc. ecc.
Ma non riesco a evitare di provare un po' di ansia, quella che ti tamburella sotto lo sterno e non è amore, quella che ti stringe un nodo alla gola e non è perché stai guardando Sentieri.
Che poi a me l'ansia fa un effetto strano. C'è chi, quando è agitato, mangia tutto quello che trova di commestibile, anche la piantina grassa del salotto. C'è chi si fuma pure l'origano. A me mi prende in sonno. La mattina non vorrei mai alzarmi, il pomeriggio mi viene l'abbiocco e la sera non vedo l'ora di andare a letto. Insomma, una carica di energia come quella del coniglietto senza la duracell, che emette suoni strani, barcolla e infine schiatta.
Non si può vivere così, con gli sbalzi umorali che neanche la menopausa. Mi ci vuole un sostegno psicologico, ma anche un pagamento a trenta giorni farebbe effetto.


sabato 5 giugno 2010

Parlando di aspirazioni...

Quando lavori in casa, il minimo che ti possa capitare è di essere interrotta da qualcuno che suona alla porta. E 9 volte su 10 vogliono venderti qualcosa. Tempo fa, scampanellò nientepopodimeno che un venditore di aspirapolveri (credevo fossero estinti come i venditori di enciclopedie, ma invece si aggirano ancora per le vie delle città). Devo dire che se uno si tira dietro una valigia da 40 chili su per le scale, in giacca e cravatta, con 30 gradi e tasso di umidità al 90%, merita tutto il mio rispetto. E poi, mettiamoci anche un po' di solidarietà di classe... Se uno si risolve a vendere aspirapolveri vuol dire che ha bisogno di lavorare. Insomma, gli ho concesso appuntamento per una dimostrazione, chiarendo fin da subito che il suo fantastico sterminatore di acari costa ben più di quello che ho in banca, e quindi per nessuna ragione lo avrei mai comprato.
"Se ti pagano a dimostrazione" gli ho detto " vieni pure. Ma non voglio farti perdere tempo: io il folletto non lo comprerò mai"
Il tipo si è comunque manifestato davanti alla mia porta. Per 45 minuti, io, il babbo e i bambini, diligentemente seduti sul divano, abbiamo assistito silenziosi e attenti alla sua performance.
Certo, per dimostrare che in casa mia c'è più sporcizia del dovuto non ci vuole la tecnologia aliena, ma devo ammettere che qualche corda nel mio cuore ha vibrato quando ho visto le spazzole che riscaldano, aspirano e debellano l'unto sui pavimenti. Che meraviglia! Per non parlare dello strepitoso beccuccio flessibile per pulire gli elementi del termosifone... per un attimo ho sognato a occhi aperti e mi sono vista impugnarlo con fierezza, come Luke Skywalker con la spada jedi. Per brevi istanti ho immaginato il nero impero delle polveri crollare sotto i colpi della spazzola Girasole.
Ma, per quanto un venditore sia bravo, non potrà mai convincermi a spendere più di mille euri, anche se in comode rate mensili, per una cosa che di fatto aspira i peli. Il giovane ha anche cercato di contrattare sul prezzo ma, quando gli ho detto che sono precaria e gli ho illustrato i principali aspetti della nostra situazione finanziaria, ha dovuto cedere. È finita che, colto da pietà, mi ha lasciato il numero di telefono... "Prova a sentire. Stanno aprendo nuove sedi, hanno bisogno di personale. Magari ottieni un colloquio!"