mercoledì 29 settembre 2010

L'Anna va alla guerra

Venerdì. Primo giorno di scuola materna per Anna. La lascio sorridente che guarda felice quel paese dei balocchi pieno di entusiasmanti novità. Torno e la trovo in giardino che fa su e giù dallo scivolo, tranquilla come se fosse a casa sua.
Lunedì. Secondo giorno di scuola materna per Anna. La lascio mentre mi chiede di rimanere ancora un pochino, con espressione lievemente smarrita. La ritrovo con gli occhi rossi e lo sguardo vacuo. La maestra mi dice che ha avuto due momenti di crisi ma poi tutto si è sistemato.
Martedì. Terzo giorno di scuola materna per Anna. La lascio in lacrime, singhiozzi disperati, la maestra che me la stacca di dosso e io che corro a piangere in cortile. La ritrovo con le occhiaie, ha pianto per un'ora e mezza ed è stata sempre appiccicata alla maestra.
Martedì sera. Anna mi comunica la sua decisione: "Io all'asilo non ci vado più." "Ma come? Ci sono tanti giochi, tanti bambini..." "Io voglio stare con te" "Ma dai... domani dobbiamo raccontare alle maestre che abbiamo visto Alice nel Paese delle meraviglie, il cappellaio matto... Non vuoi raccontargliero?" "Sì, glielo racconto. Ma per telefono."

giovedì 23 settembre 2010

Fratelli

Cinema, ti amo. Adoro le tue poltrone polverose, i pavimenti appiccicosi, lo schermo enorme come la volta di un geometrico cielo. Si capisce che ieri sono andata al cinema? Ebbene sì,  in virtù di quella sana usanza del mercoledì a prezzo ridotto sono andata a vedere Fratelli in erba. Esclusi a priori tutti i drammoni che danno in questo periodo, speravo fosse una commedia senza rischi di situazioni tragiche (la mia psiche è ancora duramente provata da Shutter Island). La buona notizia è che non ci sono mamme morte ammazzate, e neppure bambini, né vivi né morti.
Il film merita, perché è divertente senza essere vacuo. C'è un po' di humour, condito con un po' di filosofia e una spruzzata di poesia (il titolo originale, Leaves of grass, è un gioco di parole che richiama il famoso titolo di Whitman).
L'unico neo è che, stringi stringi, si aggiunge a una lunga lista di storie in cui c'è il fratello buono e quello che in fondo in fondo è buono pure lui, ma è finito su una brutta strada.
Solo per citare l'ultimo anno, abbiamo:
1) Soul Kitchen, con un fratello buono che vorrebbe fare l'onesto ristoratore e un fratello mezzo criminale che prima crea un sacco di guai e poi aiuta a risolvere l'inghippo.
2) Brothers, con il fratello tutto d'un pezzo-militare-patriota-perfettopadredifamiglia e l'altro che è un avanzo di galera.
3) Fratelli in erba, appunto, con Edward Norton che si sdoppia in integerrimo professore universitario dalla promettente carriera e fratellogemello venuto male che coltiva con amore (ma per lucro) una sofisticatissima piantagione di marjuna.
A proposito, Edward Norton aveva già affrontato il tema del fratellobuono vs fratellocattivo in American History X, dove il maggiore, convinto nazista, finisce in galera per omicidio e per giunta è di cattivo esempio al potenzialmente-bravo-ragazzo fratello minore.
Insomma, cosa si deduce da tutto ciò? Che se per caso hai due figli (come la scrivente, n.d.a), devi aspettarti che uno dei due ti diventi un delinquente e finisca in pasto alla malavita organizzata.


martedì 21 settembre 2010

riflessioni

Ora di pranzo. Io e i marmocchi seduti a tavola.
Diego: "Da quanto tempo siamo vivi, mamma?"
Io: "Dipende. Io da 35 anni, tu da 5 anni e mezzo e Anna da 3"
Diego: "Anna è viva da più tempo di me?"
Io: "No, tu sei più grande di due anni..."
Diego, sguardo angosciato, voce rotta dal pianto: "Allora io invecchierò prima e morirò prima di lei!!!"
Seguono lacrime e goffi tentativi di consolazione.


Uno che a 5 anni deve gestire ansie del genere, a 15 anni si farà ogni tipo di droga e a 30 avrà due possibilità: o farà il poeta o il serial killer.
Mi auguro per il suo bene che non decida di fare il poeta.

lunedì 20 settembre 2010

Il mantra del precario

Mio internautico diario
a te lo affido
il disperato grido,
il mantra del precario.

Donna affabile,
al lavoro abile,
di umor volubile,
cerca occupazione stabile.

Per la legge del mercato
un lavoratore usato,
da sempre malpagato,
puoi prendere scontato.

Ma no contratti a progetto,
no ritenuta d'acconto.
Non si ammette lo sconto
su dignità e rispetto.

La prestazione occasionale
nella vita reale
è quella che vale
per la ragazza sul viale.

Pare stia scritto
nella costituzione:
il lavoro è un diritto,
non è prostituzione.


mercoledì 15 settembre 2010

Domande

 Il telefono ha smesso di squillare, le mail non arrivano, i bonifici tardano... insomma, è il riflusso della marea. Si sa, la vita del precario è costellata di queste zone d'ombra in cui nulla avviene, buchi neri che risucchiano tutto il tuo entusiasmo, la tua voglia di fare, di esprimerti, la tua testarda convinzione di poter ancora combattere per emanciparti dalla tua condizione. In questi periodi ti contorci nelle tue catene, ti chiedi fino a che punto ha senso resistere.
Cerchi di pensare che quello che hai seminato prima o poi fiorirà... ma, come dicono le vecchie parabole, tutto dipende dal terreno. Se hai seminato sulla roccia, non raccoglierai nessun fiore.
Allora forse è meglio mollare gli ormeggi, abbandonarsi alla corrente e lasciare che tutto sia nel più semplice dei modi. La cassiera alla coop, l'operatrice di call center, l'addetta alle pulizie delle scale...
La disoccupazione è pericolosa. Hai troppo tempo libero e ti poni domande importanti,  su di te, sul tuo passato, sul tuo futuro. A volte i punti interrogativi sono talmente tanti che non riesci a gestirli, ti immobilizzano come soldati di vedetta davanti ai castelli delle tue illusioni. Sono domande crudeli, a cui spesso è impossibile dare risposta. E il tempo per pensare è tanto, anche se a volte ti sembra di dover prendere decisioni urgenti, adesso, subito.
Per esempio: la canottiera durante la mezza stagione... è meglio metterla sempre, o solo nelle giornate più fresche? Ci sono pensatori che, li ho sentiti anche in tv, sostengono che una volta presa la decisione di farla indossare al bambino, dopo bisogna perseverare e non darsi per vinti neanche se ritornano i 30 gradi... Altrimenti il corpo viene preso alla sprovvista dai continui cambiamenti.
Un altro esempio di domanda tormentosa, che spesso mi tiene sveglia durante la notte... In inverno, sul terrazzo, è meglio il ciclamino o la viola? Certo, il ciclamino infonde gioia al solo guardarlo da lontano, con quel trionfo di colori carnosi e vitali. Ma la viola è più tenace, più resistente al gelo, magari più timida nella fioritura ma più affidabile sui lunghi percorsi...
Infine, l'interrogativo più angoscioso di tutti... Quello che ogni volta mi fa dubitare di me stessa e delle mie capacità di discernere tra il bene e il male. La maglietta a strisce bianche e blu, va in lavatrice con i bianchi o con i colorati? A volte ci sono indumenti che restano mesi nel cestino della biancheria sporca, prima che io prenda una decisione sul loro destino.
Perché quando sei in bilico tra il tuo essere e il tuo non essere, ogni scelta potrebbe rivelarsi quella fatale.

venerdì 3 settembre 2010

I principi di una sana educazione

In estate, si sa, tutto va in vacanza. Anche le buone abitudini. Per esempio, tu ti impegni per tutto l'anno affinché i tuoi bimbi seguano una dieta equilibrata, ma d'estate non si può evitare il gelato tutte le sere, e qualche volta magari anche a merenda... Ma è sul concetto di regalo che le ferie raggiungono il massimo della sregolatezza... Solo per limitarci al mese di agosto: i bambini si devono ciucciare un viaggio di 940 chilometri in macchina... che fai, non gli compri un regalino che li tenga un po' allegri per la strada? E quando arrivano a destinazione e sono stati tanto tanto bravi, non gli compri un piccolo premio? E se vanno a trovare i cuginetti più grandi che ci tengono a dargli qualche gioco che non usano più, che fai? Ti opponi? E se poi ti concedi un finesettimana in montagna senza bimbi, lasciandoli a sobbollire a casa dei nonni, come puoi evitare il senso di colpa se non concedendo la possibilità di andare con i suddetti nonni in un negozio di giocattoli a scegliere quello che vogliono? E tu, sempre come antidoto al senso di colpa, non gli compri un regalino mentre sei via? Il bilancio di tutto ciò è che, solo nel mese di agosto, i miei piccoli profittatori hanno accumulato un bottino di: 3 bakugan, 1 dinosauro, 4 Barbie normali e 2 Barbie in miniatura ma accessoriate, una cinquantina di macchinine, una borsetta, una maglietta, 3 draghi, un digimon, una macchinina trasformabile, 1 dvd della Pimpa, pennarelli, ninnoli e palline varie... Il tutto in 20 giorni, e forse dimentico qualcosa.
Finita la festa, è tempo di bilanci e riflessioni. Che ne è dei miei criteri educativi? Dove sono finiti i principi di "essenzialità" e "continenza", se mai sono stati applicati? E soprattutto, qual è il fondamento del tuo metodo pedagocico?
Pensi ai grandi educatori... Steiner, Montessori... Cosa dicevano? che il bambino è un essere perfetto, che l'adulto deve guidarlo senza coercizione,  facendo emergere le doti e i talenti innati. Il bimbo, come un piccolo bulbo, fiorirà e darà il meglio di sé, a condizione che sia accudito con amore e rispetto, senza forzature. Non so se i nostri illustri predecessori abbiano testato queste stupende idee su figli propri, ma devo dire che io ho elaborato un metodo mio personale, testato e raffinato negli anni. Il fondamento del mio metodo è il ricatto. "Se non mangi le zucchine, niente cartone", "Se non metti a posto i tuoi giochi, li butto via", "Se non chiudi subito gli occhi e non stai buono, domani non vai dalla cuginetta", "Se non ti metti subito le scarpe, resti a casa".
Fidatevi, funziona.
Estate a parte.