giovedì 28 ottobre 2010

Lavoro minorile

Mettiamo che ti ritrovi in una giornata senza nonne, con una bimba iperattiva costretta agli arresti domiciliari da una gamba ingessata. In qualche modo devi tenerla occupata.
Come metti a frutto la situazione, cercando di trarne il massimo profitto?
Per esempio, puoi dare alla bambina il compito di togliere la polvere dai termosifoni.











È un lavoro ingrato, ma qualcuno deve pur farlo. E allora perché non la piccola invalida?
Vi sembrerà un comportamento bieco e cinico da parte di una madre, ma bisogna dirlo: il lavoro minorile rende! I piccoli lavoratori sono ben felici di sentirsi utili, e "fare cose da grandi" li gratifica.
Inoltre consumano davvero poco, molto meno di un aspirapolvere. Per merenda, per esempio, si accontentano di una manciata di semi di finocchio e girasole.



Non vedo l'ora che sia abbastanza grande da farle pulire anche i lampadari...

martedì 26 ottobre 2010

Violenze


Come al solito è colpa della tv. Io li ho visti tutti, telefilm e sit-com "in famiglia": I Robinson, La casa nella prateria, Otto sotto un tetto... Almeno in quelli della mia generazione, di giorno succedeva di tutto, ma quando arrivava la sera i bambini filavano a letto, e c'era più o meno sempre la scena di mamma e papà che si affacciano dalla porta e guardano con un amorevole sorriso le teste bionde e/o ricciolute che spuntano appena dalle coperte.
Quindi io me l'aspettavo così, e ancora non riesco ad adattarmi all'idea che in casa mia il momento di andare a nanna sia più violento ed estenuante della campagna in Russia di Napoleone.
Ieri sera, per esempio, la scena era la seguente (Anna nel suo lettino, io nel lettino di Diego, Diego nel lettone nell'altra stanza)


La bambina pretendeva, come tutte le sere, che le tenessi la mano. Ciò mi costringe sempre a una torsione del braccio, che deve infilarsi tra le sbarre del lettino, per cui alla mattina mi fa ancora male.
La mano sulla testa serve a evitare che il gatto mi mastichi i capelli. Sì, perché tra le numerose perversioi dei miei felini domestici, c'è anche questa cosa di tuffare il muso nei capelli e rosicchiarmi lo scalpo con gli incisivi. Non chiedetemi perché.
Finalmente la bambina posseduta dal demone dell'insonnia si addormenta e io cerco di riportare la situazione all'ordine: io nel mio letto e Diego nel suo. Fuori piove e io ho cambiato le lenzuola. Che cosa c'è di più bello che starsene al calduccio sotto il piumone fragrante di bucato, mentre cade la pioggia?
Alle tre Anna comincia a chiamare. Pretende che le tenga la manina. Mi siedo accanto al lettino e lei mi afferra l'indice. Comincia una lotta senza quartiere, perché lei è ben decisa a tenermi lì. Ho freddo e ho sonno, imploro pietà, ma lei non cede. Ogni volta che mi pare addormentata, cerco di sfilare piano piano, con movimenti impercettibili, il mio indice dalle sue grinfie. Ma lei se ne accorge sempre e stringe ancora di più. Due o tre volte riesco a liberarmi e torno al calduccio sotto le coperte, apro il mio Topolino per cercare di riprendere sonno, mentre fuori la pioggia continua a cadere cullandomi nel dolce ticchettio sui tetti... Ma sono solo momenti. La spietata tiranna mi richiama ogni volta accanto a sé. Provo a ignorarla, ma lei piange minacciando di svegliare il resto della famiglia.
Mi ritrovo ancora e ancora e ancora seduta per terra, al freddo, con l'indice intrappolato nella sua perfida stretta.
Intanto qualcun altro si è svegliato: uno dei gatti, che dormiva insieme a me nel lettone, si aggira adesso per la casa. È deciso a vendicarsi per essere stato svegliato così bruscamente: miagola, va a fare la cacca, si tuffa nel borsone della piscina di Diego, prende a graffi lo stipite della porta...
"Anna, ti prego, lasciami andare. Ho freddo"
"NO!"
"Anna, per favore, ho sonno. Voglio tornare nel mio letto"
"STAI QUI!"
Dentro di me cresce un furore cieco, un rancore insanabile, una frustrazione  che non trova sfogo. Vorrei urlare, vorrei piangere, vorrei dormire. Guardo la piccola ed è tanta la rabbia che arrivo a formulare una vera e propria maledizione nei suoi confronti! Non so come sia stato possibile, me ne vergogno un po', ma l'ho fatto...




giovedì 21 ottobre 2010

Oh, Signore...


Lo sto sperimentando su me stessa… quando la vita diventa più difficile, quando ti dibatti tra sconforto e pessimismo, quando guardi al passato con rimpianto e pensi al futuro con angoscia, allora è il momento in cui si fa più prepotente il bisogno di credere in un dio, in una madonna o anche solo in un santo. Mai come in questo periodo mi piacerebbe poter pensare che dio esiste, avere uno straccio di fede o quanto meno di speranza. Non si tratta di spiritualità, precisiamolo. È solo che ho coniato una tale quantità e varietà di bestemmie, che è davvero un peccato non poterle indirizzare a nessuno.
Tutta la creatività che potrei impiegare sul lavoro la riverso nell’ideazione di parolacce. Certo, non è molto profittevole, ma cosa mi resta?
Potrei raccogliere le bestemmie in un volume dal titolo: “Precariamamma, ovvero delle occasioni andate a monte”.
Faccio una rapida carrellata, limitandomi proprio agli ultimi anni e solo su alcuni casi…
2004. Vengo chiamata a far parte di un gruppo di autori che dovranno lavorare intorno a un personaggio molto amato dai bambini. La casa editrice che lo pubblica vorrebbe aumentare la produzione di libri e magari creare qualche spin off. Oltre un mese di andirivieni da Milano per seguire il corso ideato ad hoc. Giudizi entusiasti sulle mie prove: pronti? Via!
Il direttore editoriale si dimette e il gruppo di lavoro si disperde. Arrivederci e grazie per l’impegno.
2008. Vengo chiamata a far parte di un progetto a fascicoli che uscirà in edicola con cadenza settimanale. Dovrò curare una rubrica tutta mia, sui temi della psicologia della percezione e della semiotica del visivo. Uao! Si lavora intensamente ai primi quattro numeri, tutto fila perfettamente. Pronti? Via!
Il primo numero esce senza copertina (stiamo parlando di una delle più grosse case editrici italiane). Progetto rimandato a data da precisarsi. Arrivederci e grazie per l’impegno.
2008. Una delle tante case editrici cui ho mandato il curriculum mi chiama. È venerdì. Da lunedì parte un lavoro su un libro di storia dell’arte. Hanno bisogno di un redattore che curi tutto il volume. Pronti? Via!
Lunedì silenzio, martedì niente, mercoledì nessuno si fa sentire. Dopo mesi mi dicono che la pubblicazione del libro è saltata. Arrivederci e grazie per l’impegno.
2010. Mi chiedono di creare un progetto per un cartone animato. Significa scrivere l’idea e realizzare i singoli episodi. Un importante disegnatore sta già lavorando allo studio dei personaggi. Metto a punto due o tre progetti. Pronti? Via!
Il produttore non trova appoggi in nessuna rete televisiva. Nessuno è disposto a comprare il cartone. Arrivederci e grazie per l’impegno.
2010. Rispondo a un annuncio per copywriter e comincio a collaborare con una radio per l’ideazione di spot. Lavoro divertente, pagato relativamente bene. Bellissimo rapporto con il direttore creativo. Piano piano la cosa sembra ingranare. Pronti? Via!
Il direttore creativo, dopo vent’anni di lavoro in radio, decide di mollare tutto e lasciare l’Italia. Arrivederci e grazie per l’impegno.
Mi fermo qui, anche se ci sarebbero altri episodi del genere con cui arricchire il curriculum delle possibilità abortite. Se tutto avesse funzionato a dovere, adesso sarei sommersa dal lavoro. A fronte di questi fallimenti (che peraltro non sono da imputare a errori miei o mia incapacità) nessun progetto che sia decollato davvero e abbia dato frutti. Capite perché mi sento un filino inviperita con il destino? Capite perché mi prodigo nell’elaborazione di complicati improperi? Capite perché vorrei credere all’esistenza di un essere superiore, per avere qualcuno con cui prendermela?
Ps Chi fosse interessato alle mie bestemmie può lasciare la sua mail e provvederò a inviargli il primo capitolo in omaggio.

venerdì 15 ottobre 2010

Messaggio per chi ha letto il post precedente...


... devo fare due importanti precisazioni, o meglio due smentite. Avevo scritto: "Poi arriva finalemente un lavoro degno di questo nome"... ma il lavoro, così come è arrivato, è anche sfumato, volatilizzato, evaporato, in una parola: ANNULLATO.
Avevo scritto che Anna era caduta "rischiando di rompersi una gamba", ma la gamba si era rotta davvero. Frattura composta della tibia.
Grazie, destino.



martedì 12 ottobre 2010

quando ci si mettono...

Luglio, agosto, settembre. Tre mesi di disoccupazione quasi ininterrotta, o di ferie forzate, se preferite... Tre mesi di nulla. Poi arriva finalemente un lavoro degno di questo nome. Una settimana di tempo per consegnarlo. Una settimana è un nulla, ma può bastare se ti butti a capofitto nell'impresa.
Ti servono nervi saldi, tranquillità e condizioni fisiche perfette, ma puoi farcela.
Sempre che tua figlia non decida di precipitare da un tavolo, rischiando di rompersi una gamba. Sempre che, contestualmente, la stessa figlia non sia affetta da una faringite che le toglie ogni energia. Sempre che, data questa catena di eventi catastrofici, la stessa figlia non resti incollata a te come un chewingum alla suola della scarpa. Il tutto condito con una buona dose di gelosia da parte del figlio maggiore, che pretende che tu giochi con lui, solo con lui, mentre la sorella langue sulla tua pancia e non ti permette di alzarti dal divano.
Naturalmente la notte di sonno in cui confidavi per recuperare le forze è una pura illusione. La bambina si sveglia e si rigira nel letto accanto a te, 5, 10, 20 volte, senza trovare requie. Nel frattempo i gatti collaborano stabilendo che questa è la notte giusta per dichiarare la guerra civile. Iniziano verso le due facendo precipitare una pila di sgabelli e imperversano fino al mattino, rincorrendosi, ringhiando, saltando sulle mensole, miagolando proprio sotto il letto.
Adesso davanti al computer c'è un essere informe e privo di forze, che dovrebbe dare il meglio di sé in un lavoro di alta creatività e ha invece l'entusiasmo di uno zerbino.
E poi dicono che la famiglia è una risorsa nei momenti di difficoltà...

sabato 2 ottobre 2010

Mala tempora

Io (voce forzatamente allegra e fintamente disinvolta): "Ciao! Come stai? Tutto bene?"
Lei (voce forzatamente allegra, d'ordinanza): "Ciao! Benissimo, e tu?"
Io: "Bene, grazie! Volevo solo dirti che in questo periodo sono libera, nel caso in cui aveste bisogno..."
Lei: "Hai fatto bene a chiamare! In questo momento non ho niente, ma se arriva qualcosa ti chiamo"
 Io: "Perfetto, grazie, a presto!"
CLIC
Nemmeno al call center hanno bisogno. Prevedo un autunno molto magro. Penso a una soluzione, una via d'uscita, un guadagno di qualsiasi tipo. Forse potrei tornare all'attacco con le agenzie interinali (o come diavolo si chiamano adesso... in somministrazione, agenzie per il lavoro e bla bla). Poi mi viene in mente la faccia della tipa dell'agenzia cui mi sono rivolta a primavera. Come storceva il naso quando le dicevo che preferivo di un part time perché ho dei bimbi. "Il lavoro che fa lei mi piacerebbe..." avevo provato a suggerire, timidamente. "Ma è impossibile!" aveva risposto lei... "Il mio lavoro è incompatibile con un part time!" E che sarà mai, tesoro! Non sei mica la direttrice di un ospedale. Fai recruitment per un'agenzia interinale, su!
E poi, l'espressione di sconforto quando mi ha annunciato che "per il mio profilo" molto difficilmente avrebbe trovato qualcosa da offrimi. Cara, le volevo dire, sono certa che, visto il livello delle offerte di lavoro (stage non retribuiti, contratti  a progetto per pulizia delle scale, telemarketing a 5 euro all'ora ...) magari non si trova niente di adatto al mio profilo, ma sicuramente qualcosa di adatto al mio didietro sì...