lunedì 29 novembre 2010

parabole

Io: "Amore, devo pulire il bagno. Nel frattempo ti siedi qui sulla tua sediolina e mi racconti una storia?"
Lei annuisce, si siede e assume un'espressione competente, poi inizia a raccontare:
"C'era una volta una bambina che voleva sempre mangiare le caramelle, ma la sua mamma diceva 'le caramelle no, perché altrimenti diventi cicciona!'. Allora la bambina le mangiò di nascosto, e ne mangiò tante tante che diventò maaagra maaagra maaagra!"
Estratto dalla conferenza: "Il ruolo pedagogico della fiaba, ovvero: come influire sull'educazione del genitore attraverso la mediazione narrativa". Relazione della prof. Anna M.

venerdì 26 novembre 2010

se questo è familismo

Vorrei oggi affrontare un argomento molto dibattuto e controverso: il familismo e, in particolare, il mammismo.
Quando sei una giovane mamma, ogni piccolo progresso verso l'emancipazione del tuo bambino ti sembra un miracolo. Lo segni nel suo album, mandi i messaggini alle amiche, telefoni ai nonni: ha imparato a camminare, ha imparato a soffiarsi il naso, ha imparato a tenere il cucchino da solo... La maggiorparte degli italiani, soprattutto se di sesso maschile, si ferma a questo livello di autonomia: ecco, ha imparato a mangiare gli spaghetti (quasi) senza sporcarsi. Bravo.
Da lì, non si muove più niente. Anzi, in alcuni casi si segna una decisa regressione. Per esempio c'è un'età in cui si offrono di riordinare i cassetti, di asciugare le posate, di mettere via le scarpe. Poi disimparano, e non c'è più niente da fare.
Un tempo, quando ero giovane e idealista, rigettavo tutto ciò in nome di un valore assoluto: l'indipendenza! Era la mia bandiera, il mio orgoglio, la mia missione.
Oggi, invece, sono meno categorica. In fondo, avere una mamma (o meglio una suocera) che porta a casa i borsoni del calcio del figlio (ovvero mio marito) e si occupa lei di lavare le maglie di tutta la squadra... pensiamoci, è una bella cosa. È la mamma (la sua) che mette le mani e le narici in quell'effluvio di maglie sudate in macerazione. È lei che lava, stende e piega magliette, pantaloncini e calzini...
Vi dirò di più. Avere una mamma (o meglio una suocera) che molla 50 euro ogni volta che usciamo ("tieni" dice " pagatevi la pizza, o il cinema, o che so io...") in fondo in fondo, pensiamoci, non è male...

Direte voi: ma tu, a 35 anni suonati, non hai una dignità?
No, non ce l'ho.

lunedì 22 novembre 2010

Capricci

Sabato mattina, interno ipermercato. Accanto a un espositore di dvd, un bambino piange. Sua madre, con un dvd di un cartone animato in mano, è china su di lui e cerca di convincerlo. Niente da fare. Il bambino insiste, resiste, si impunta. La mamma perde la pazienza, poi ritorna comprensiva, quindi si arrabbia di nuovo. Bambino e madre fanno avanti e indietro dall'espositore: mettono via il dvd, lo riprendono, lo rimettono a posto.
Cosa c'è di nuovo? Di queste scene negli ipermercati se ne vedono a centinaia: bambini dispettosi, capricciosi, testardi, che vogliono a tutti i costi quel dvd, quel giocattolo, quella merendina.
Ebbene no, questa è la nostra variante familiare: la mamma cerca di convincere il bambino a comprare il cartone animato, il bambino si oppone con tutte le sue forze. Quella mattina ha già ricevuto un regalo dai nonni, e siccome la regola è che i regali si fanno solo in occasioni speciali, per oggi abbiamo già esaurito il bonus. Il bambino in questione, dovete sapere, ha un rispetto vagamente maniacale per le regole...
"Ma amore" dico io "se la mamma ti dice di comprarlo, vuol dire che per oggi possiamo fare uno strappo"
"Ma il nonno mi ha comprato l'insetto mutante..."
"Sì, ma era un regalo del nonno. Questo lo compro io"
"Non lo voglio"
"Ma come non lo vuoi, sei sicuro?"
Il bambino è sempre più combattuto tra il desiderio e il rispetto delle regole. Piange.
"Non piangere. Io lo compro volentieri. Ho preso il librino a tua sorella e a te prendo il dvd, va bene?"
"No!"
"Insomma, io lo compro perché è in offerta e perché a me piace. Se non lo vuoi guardare non guardarlo!"
Ma il bambino piange, la mamma non se la sente di fargli un torto e mette via il dvd. Quando siamo già in fila alla cassa, finalmente il bambino cede: "E va bene" dice "prendiamolo".
Avete assistito a una scena dal film: "Il conflitto interiore è una malattia ereditaria"

mercoledì 17 novembre 2010

La resistenza continua



Oggi Paola ha interrotto lo sciopero della fame. È stata coraggiosa. Non perché ha condotto una protesta difficile, non per quello che ha passato in questi cinque giorni. È stata coraggiosa perché sa quello che la aspetta. Da domani difficilmente Paola potrà tornare al suo lavoro.
Ma a volte, per mantenere il posto, bisogna scendere a compromessi, e compromettere la propria dignità. Paola ha deciso di non farlo.
Punto.

martedì 16 novembre 2010

I bambini di Pavlov

Ve lo ricordate il cane di Pavlov? Era tristemente famoso negli ambienti canini perché costretto a noiosi rituali in presenza del cibo. Il dottor Pavlov, infatti, dimostrò che se fai sentire un campanello a un cane ogni volta che mangia, al povero quadrupede verrà l'acquolina in bocca ogni volta che sentirà quel suono, anche in assenza di cibo. L'illustre studioso dimostrò così l'esistenza del riflesso condizionato: stimolo (suono del campanello)=risposta(salivazione).
Siccome il dottore vinse pure un Nobel, si presume che il suo sia stato un contributo importante. Francamente, non so quanto si possa applicare uno schema così rigido alla psicologia umana, ma sono certa che sia INDISCUTIBILMENTE fondamentale per capire il comportamento infantile. Il bambino, infatti, si attiene scrupolosamente alla dinamica stimolo=risposta.
Esempio numero 1.
Dieci persone a cena. La mamma ha cucinato tutto il pomeriggio. Il bambino vede la mamma sedersi per godere il meritato riposo e la simpatica compagnia. Nell'esatto istante in cui la mamma avvicina la sedia al tavolo, ecco che il bambino sente la pancia contrarsi.  Deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO fare la cacca.
Esempio numero 2.
Piove. Sei appena riuscita a infilare entrambi i bambini in macchina e allacciarli al sedile. Sei in ritardo. Sei fradicia. Il bambino vede la mamma sedersi al volante e infilare la chiave. Nell'esatto istante in cui il bambino sente il rumore dell'accensione, avverte uno stimolo al basso ventre. Deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO fare la pipì.
Esempio numero 3.
Questa volta è la mamma che deve assolvere alle sue funzioni corporali. Nell'esatto istante in cui il bambino sente chiudersi la porta del bagno, si ricorda che deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO, far vedere alla mamma il disegno che ha portato dall'asilo. Se la mamma non mostrerà IMMEDIATAMENTE il più assoluto interesse e la più sincera ammirazione per il lavoro del cucciolo, lui ne riporterà un gravissimo trauma.
Esempio numero 4 (prova inconfutabile dell'esistenza del bambino di Pavlov)
Il telefono sta suonando. Nell'esatto istante in cui sente lo squillo, il bambino si ricorda che deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO dire una cosa alla mamma. Naturlamente anche la sorella, sottoposta al medesimo stimolo, reagisce nello stesso modo. Anche lei deve ASSOLUTAMENTE e, soprattutto, IN QUEL PRECISO MOMENTO dire una cosa alla mamma. Ovviamente la mamma è già impegnata in una difficile conversazione di lavoro e non può prestare ascolto alla prole, che si contende l'attenzione della genitrice a morsi, calci e pugni. Una violenza che ho visto solo nei film di Bud Spencer e Terence Hill.
Invio idealmente questo messaggio alla comunità scientifica. Qualsiasi mamma vi confermerà che le cose vanno esattamente come ho detto. Non pretendo di aver fatto una scoperta originale e innovativa. Se, però, avete bisogno di due bambini su cui effettuare sperimentazioni, vi noleggio volentieri i miei. Purché alla fine me li rendiate de-condizionati sicché io possa un giorno fare una telefonata in pace.

venerdì 12 novembre 2010

orroroscopi

"...cerca di non mentire a te stesso su quello che sta succedendo".
Con queste parole di autentica saggezza, si conclude il mio oroscopo per questa settimana. Grazie Brezsny, avevo proprio bisogno di un'iniezione di fiducia.
Facciamo un rapido recap... Avevamo lasciato la nostra eroina, cioè la sottoscritta, alle prese con una bimba precipitata da un tavolo. La banale caduta si è poi trasformata in una frattura composta della tibia. Avevamo preventivato un mese di gesso, per cui mercoledì u.s. siamo andati tutti felici e festanti (e per tutti intendo: l'infortunata, la mamma, il papà e il fratellino) a togliere "la ginocchiera" (detta così in ambiente medico per un malriposto gusto dell'eufemismo, visto che si trattava di un gesso da inguine ad alluce). In borsa era pronto il secondo calzino e la seconda scarpa, per la sera era già organizzata la festa per salutare degnamente il ritorno alla luce della gambina...
Ma no. "Non è così che se ne andrà". Infatti siamo tornati a casa con "lo stivaletto", altro discutibile eufemismo per apparecchio gessato da ginocchio ad alluce, con prognosi di altri 20 giorni. Totale, 50 giorni di ingessatura...
Se si considera che sabato, mentre affrontavo una rotonda, mi è saltato in macchina un motorino; se si aggiunge che, questa mattina, a quell'onesto lavoratore che è mio marito, mentre affrontava una rotonda, è saltata addosso una macchina... se ne deduce che, Brezsny, potresti anche fare uno sforzo per predirmi qualche buona novella, no?
Va bene, guardiamo l'aspetto positivo. Per lo meno i bambini fino a 6 anni sono in garanzia e non paghi il ticket per le riparazioni...
Mettiamola così.

venerdì 5 novembre 2010

casa dolce casa

Va bene, lavorare da casa presenta indubbiamente molti vantaggi. Non devi intrappolarti nel traffico sacrificando ore preziose della tua vita in spostamenti. Non devi presentarti con il trucco impeccabile e la camicia perfettamente stirata al vaglio quotidiano delle tue fameliche colleghe. Se hai bisogno di una pausa non devi renderne conto a nessuno. Non devi compilare moduli siglati con il sangue per il permesso di uscire dieci minuti prima. Non devi disputarti una settimana di ferie come se fosse una partita di Risiko. Non devi condividere la tazza del water con un numero imprecisato di persone.
Detto questo, dopo un po' ti accorgi che anche lavorare da casa ha dei risvolti malsani. A parte il fatto che, quando dici che lavori da casa, ti guardano con l'aria smarrita e impietosita, come se gli avessi confidato che hai una malattia mortale. Quasi tutti pensano che "lavorare da casa" sia un giro di parole per dire che fai la casalinga. Una minoranza illuminata capisce che si tratta di lavoro retribuito, ma giustamente l'associa a una situazione di precarietà. Da qui, in un caso e nell'altro, l'espressione da "poveraccia, che pena".
A parte questo, dicevo, ci sono alcuni segnali che ti fanno capire che la situazione sta degenerando. Devi cominciare ad allarmarti quando:
1) ti accorgi che indossi la stessa maglietta macchiata di candeggina da una settimana
2) ti accorgi che hai passato una giornata intera senza che i tuoi capelli incontrassero una spazzola
3) ti accorgi che, per sapere se fuori è freddo, invece che guardare dalla finestra della stanza guardi dalla finestra di www.meteo.it
4) ti accorgi che vai a sbattere da tutte le parti perché non hai più una percezione esatta del tuo corpo e delle sue relazioni con l'ambiente
5) ti accorgi che stai parlando con il lavandino cercando di convincerlo a non sporcarsi
A quel punto, è già troppo tardi. Ti sei definitivamente trasformato in una creatura asociale e inadatta al contatto umano con altri adulti.