venerdì 5 novembre 2010

casa dolce casa

Va bene, lavorare da casa presenta indubbiamente molti vantaggi. Non devi intrappolarti nel traffico sacrificando ore preziose della tua vita in spostamenti. Non devi presentarti con il trucco impeccabile e la camicia perfettamente stirata al vaglio quotidiano delle tue fameliche colleghe. Se hai bisogno di una pausa non devi renderne conto a nessuno. Non devi compilare moduli siglati con il sangue per il permesso di uscire dieci minuti prima. Non devi disputarti una settimana di ferie come se fosse una partita di Risiko. Non devi condividere la tazza del water con un numero imprecisato di persone.
Detto questo, dopo un po' ti accorgi che anche lavorare da casa ha dei risvolti malsani. A parte il fatto che, quando dici che lavori da casa, ti guardano con l'aria smarrita e impietosita, come se gli avessi confidato che hai una malattia mortale. Quasi tutti pensano che "lavorare da casa" sia un giro di parole per dire che fai la casalinga. Una minoranza illuminata capisce che si tratta di lavoro retribuito, ma giustamente l'associa a una situazione di precarietà. Da qui, in un caso e nell'altro, l'espressione da "poveraccia, che pena".
A parte questo, dicevo, ci sono alcuni segnali che ti fanno capire che la situazione sta degenerando. Devi cominciare ad allarmarti quando:
1) ti accorgi che indossi la stessa maglietta macchiata di candeggina da una settimana
2) ti accorgi che hai passato una giornata intera senza che i tuoi capelli incontrassero una spazzola
3) ti accorgi che, per sapere se fuori è freddo, invece che guardare dalla finestra della stanza guardi dalla finestra di www.meteo.it
4) ti accorgi che vai a sbattere da tutte le parti perché non hai più una percezione esatta del tuo corpo e delle sue relazioni con l'ambiente
5) ti accorgi che stai parlando con il lavandino cercando di convincerlo a non sporcarsi
A quel punto, è già troppo tardi. Ti sei definitivamente trasformato in una creatura asociale e inadatta al contatto umano con altri adulti.

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