mercoledì 29 dicembre 2010

Una tranquilla giornata di lavoro

SCENA 1: Cucina
CRAAK
Nonna: "Anna, la scopa non è un gioco!"
SPONK
Nonna: "Diego, non lanciare le cose!"
TUMP:
Nonna: "Anna, non ti arrampicare!"
TONF
Nonna: "Diego, non dare le testate!"

SCENA 2: Cameretta
"Coloriamo con gli acquerelli?"
"No, io voglio i gessetti!"
"Gli acquerelli!"
"I gessetti!"
"Sei brutto!"
"No! Tu sei brutta!"

SCENA 3: Studio
Mammapossiamovedereuncartone? 
Mammapossiamovedereuncartone?
Mammapossiamovedereuncartone?
Mammapossiamovedereuncartone?
Mammapossiamovedereuncartone?
Io: "Va bene, va bene! mettetevi d'accordo e sceglietene uno"
"Daitarn 3"
"No, che schifo! Scooby-doo!"
"Daitarn 3"
"Scooby-doo!"

"Daitarn treeeeeeee!!!"
"Scooby-doooooooooo!"


 SCENA 4: Cameretta (Soundtrack: rumore della pista dei power rangers)
"Nonna, posso scoppiare un palloncino?"
"Ti avevo detto di non darglielo!"
"È mio!"
"No è mio!"


Ripensandoci, c'è solo una cosa che desidero più di una notte d'amore con Johnny Depp. Un ufficio dall'altra parte della città.

lunedì 27 dicembre 2010

Sotto l'albero ho trovato...

Risvegliarsi il 27 dicembre con la sindrome premestruale, un granuloma in bocca, la mascella dolente (perché - per via del granuloma- non riesco a portare il bite), la colite con i crampi intestinali, il mal di gola e qualche linea di febbre...
Babbo Natale, se ti sto sulle palle puoi dirmelo, eh...

martedì 21 dicembre 2010

Tinky Winky, Bakugan e consecutio temporum

Il bello di essere precari è che non ci si annoia mai. O meglio, passi settimane, mesi, di angoscia, arrotolata nel tuo nulla come un bruco nel bozzolo in attesa che il telefono squilli... Non è precisamente noia, ma un lungo, estenuante, stato di rigor mortis.
In quei giorni hai la casa piena di gente: nonna A, nonna B, nonno X. Amici, qualche zia. Nonna A ti chiede, affondando inconsapevolmente il coltello nella piaga: "Non hai da lavorare? È arrivato qualche lavoro?" (come se non ti bastasse la tua, di ansia).
Nonna B si offre: "Se hai bisogno, posso venire io a tenerti i bambini!" (magari avessi bisogno!)
Amici, zie e parenti vari si informano con premura: "Come va con il lavoro?" (e sai che cercano di essere delicati, perché vorrebbero chiedere: "Non è il caso di cercarti un'occupazione stabile?")
Poi arriva l'e-mail o squilla il telefono e... guarda un po'... il lavoro arriva ed è urgentissimo. Tipo che ti chiamano giovedì e ti dicono che lo vogliono per lunedì.
Qual è il problema? Nessuno... erano settimane che aspettavi questo momento. Hai scaldato i motori e sei sulla linea di partenza con il serbatoio pieno di adrenalina e una carica da Formula 1.
Naturalmente, i tuoi figli approfittano proprio di questo momento per lasciare che i germi ospitati nel loro sangue esplodano in tutta la loro virulenza: vomito, diarrea, bronchite asmatica. Anche loro pronti al via, riconoscono il suono del telefono o il bip della mail: è arrivato un lavoro urgentissimo! Diamoci dentro.
Così magari ti ritrovi tutti e due i bambini ammalati, da accudire e portare dal medico e gestire in lunghe notti al ritmo di tosse convulsa.
Siccome, però, i tuoi figli non detengono il copyright dei malanni, ecco che anche nonne, nipoti e parenti vari cedono al virus.
Tipo ieri, per esempio. Una nonna in avaria e l'altra impegnata a badare la nipotina ammalata.
Un lavoro appena consegnato da mettere a punto. Sei costretta davanti al computer, connessa con l'universo mondo tramite skype, email, telefono fisso e cellulare. Devi essere reperibile. Se Il Cliente ha bisogno non puoi dirgli: "un attimo, scusa, sono senza baby sitter. Finisco il puzzle di Hello Kitty e arrivo!"
Non sarebbe professionale. E tu hai troppa paura di giocarti Il Cliente.
Ma come gestire i bambini?

Mattina.
Se il grande è all'asilo, questa è la soluzione:




Con la bimba in braccio, ti impegni in una chat con il Cliente mentre la piccola è ipnotizzata dalle morbide movenze di Barbapapà su youtube, oppure canticchia in coro con i Teletubbies.
"Come la sistemeresti tu questa frase?" scrive Il Cliente sulla destra.
"Tinky Winky vuole ballare con te! Balla con Tinky Winky!" gracchia il video sulla sinistra.
"Io direi di usare la forma impersonale" scrivo io sulla destra.
"Barbabarba ha appena finito il suo quadro!" esulta il video sulla sinistra.
(tipregotiprego, fa che non chieda di parlare al telefono!)
"Se decidiamo di fare così, puoi pensarci tu?" scrive Il Cliente sulla sinistra.
"Mamma, è finito!!! Un altro un altro un altro"
"Certo!" scrivo io sulla destra.
"Certo!" rispondo, sempre io, alla bimba sulla sinistra (e poi dicono dei genitori che piazzano i figli davanti alla tv).

Pomeriggio.
Quando il grande torna dall'asilo, provi a spiegare la situazione confidando nel suo senso di responsabilità.
"Amore, la mamma deve lavorare. Tu e tua sorella riuscite a giocare mezz'oretta senza litigare?"
I bambini sembrano collaborativi. Se ne vanno in cameretta e per dieci minuti tutto pare procedere per il meglio. Tu cominci a concentrarti, non vuoi commettere errori. È il tuo primo lavoro per questo Cliente.
Poi il crescendo.
"Anna, non toccare!"
"L'ho preso prima io!
"Anna, quello non sta lì!"
"È mio!"
"Non è vero!"
"Lasciaaa! Aaah!"
"AAAAH!"
Primo figlio che arriva in lacrime, seguito a ruota dalla sorella. Parlano contemporaneamente in una valanga di rimostranze e delazioni.
"Mamma, Anna - Diego - ha preso il bakugan - mi ha dato un morso - io gli ho detto di lasciarlo - l'avevo prima io - le ho dato una botta in testa, ma piano"
Riemergo dal mio universo di consecutio temporum, Altobasso bold, rimando con freccia o senza freccia.
"Sì sì, andate di là e fate i bravi..."
"Ma mamma..."
"Su, giocate da bravi fratellini"
"IO VOGLIO STARE CON TE!" annuncia lei, salendomi in braccio.
"Va bene, ma devi stare buona e non toccare niente" acconsento io, rassegnata.
"Questo lo posso toccare?" dice lei, premendo il tasto ALT. "E posso girare la rotellina?" continua, afferrando il mouse.
A questo punto ho tre possibilità:
1) continuare così, sperando di non commettere errori madornali e rischiando che Il Cliente non mi passi mai più un lavoro
2) confessare al Cliente che sono senza nonne e che quindi dovremo rimandare a domani (sì lo so... l'urgenza)
3) confessare al Cliente che ho appena commesso un infanticidio ma che possiamo continuare in santa pace fino all'arrivo dei carabinieri

mercoledì 15 dicembre 2010

La magia del Natale

Stipendio, salario, giorno di paga
pussa via la vacca magra!
Dente di vipera, occhio di rospo
voglio un contratto fino ad agosto.
Ala di vespa, capello di prete,
soldi, denari, dobloni e monete!
Entra ricchezza, esci iattura,
che io rilascio legale fattura!

lunedì 13 dicembre 2010

Un film per tutte le mamme

Ci sono due tipi di mamma: quella che vorrebbe che i propri figli non crescessero mai, per poterli sempre coccolare come cuccioli, tenendoli al sicuro nel nido, e quella che non vede l'ora di liberarsi del ruolo di chioccia, e appena il bambino ha compiuto 11 anni gli dà le chiavi di casa e gli dice: "Arrangiati".
Generalmente, l'opinione comune diffida del secondo tipo: che mamma snaturata è quella che non sente l'istinto materno della protezione, dell'accudimento e della dedizione che sfiora il sacrificio?
Finalmente, invece, un film che rende giustizia. Ieri sono andata a vederlo con l'intera famiglia, ed è stato molto educativo.
Riassumendo, è la storia di una madre ambigua (ma quale madre non lo è?). Ha trovato il segreto della felicità... Alzi la mano chi non ha pensato almeno una volta, davanti al proprio piccolo: vorrei che il tempo si fermasse qui. Io lo penso tutti i giorni. I miei bambini, a 6 e 3 anni, sono nel pieno delle loro capacità seduttive. Ogni loro gesto è perfetto, ogni loro atteggiamento è  adorabile, ogni loro comportamento è delizioso. In più mi gratificano con una venerazione senza pari. Per loro ho sempre ragione, pendono dalle mie labbra, la loro felicità dipende quasi esclusivamente da me.
Da parte mia, a 35 anni, sono abbastanza vecchia da essere molto indulgente con tutti i miei difetti, e abbastanza giovane da poter approfittare di tutti i piaceri della vita. Perché non possiamo restare per sempre così?
E alzi la mano la mamma che, almeno una volta,  non ha pensato con una lieve nota di panico al fatto che la sua giovinezza sta scemando, mentre quella della figlia è nel pieno rigoglio. Ben presto, sarà lei a provare l'istinto di civettarsi, l'emozione del primo bacio, il brivido di uno sguardo che ti riveste di bellezza. Mentre tu, mamma, ti prepari ai rituali dei pap-test, delle colonscopie, delle creme anticellulite, lei prenderà il suo posto nel mondo, quel posto che prima era il tuo. Provi un pizzico di invidia, forse anche di rancore... È così, è umano.

La Madre di questo film ce l'ha fatta: ha fermato il tempo. Ma ecco che siamo portati tutti a disprezzarla, perché il prezzo della sua perfezione è la prigionia della figlia. Solo se la bambina resterà a sua completa disposizione, la Madre potrà opporsi al naturale trascorrere della vita. Alla fine del film sei portato a rivalutare il secondo tipo di mamma. Forse non è così snaturata se apre la porta e dice: "Vai!" Forse non è per egoismo che si oppone alla dedizione incondizionata. Forse è giusto che si faccia da parte, se la posizione che occupa è così ingombrante da sbarrare la strada del figlio.
Mi rendo conto che l'argomento è spinoso, i risvolti psicologici sono tantissimi, le sfumature etiche e morali sono infinite: ci voleva un film coraggioso, capace di raggiungere profondità della mente che solo grandi registi come Bergman  hanno avuto l'ardire di esplorare.
Insomma, consiglio a tutte le mamme chioccia (io tendenzialmente lo sarei) di andare a vedere Rapunzel. Esorcizziamo la Madre Gothel che è in noi!


martedì 7 dicembre 2010

Incubo!!!

Post-illa al post precedente: cosa succede se prima di andare a dormire leggi tragedie altrui?
Succede che magari sogni. Nel sogno, tua suocera è morta e tu ne sei affranta. Non riesci a consolarti e piangi disperatamente. Ad aggravare la situazione, sei in mutande, con il gambaletto nero che stringe il polpaccio e il pelo lungo (perché in inverno, si sa, ci si lascia un po' andare). Come se non bastasse, accanto a te c'è una tua vecchia fiamma, uno dei grandi amori della tua giovinezza. Ed è lì testimone attento del tuo dolore e dei tuoi problemi di irsutismo.

lunedì 6 dicembre 2010

Bollino rosso

Se uno compra un libro, una raccolta di racconti dal titolo: "Nemico, amico, amante..." cosa si aspetta, dico io? Un libro di storie d'amore, magari tradimenti, vite insoddisfatte o felici o in sospeso. Un libro sui rapporti, le persone, gli incontri. C'è tanto di cui parlare, vero? Ma no. Ecco che spunta anche qui la madre morta. Anzi, morta dopo ore di agonia in seguito a incidente con lampada a cherosene, mentre la di lei bambina, a casa con la zia, chiede di poter vedere la mamma ma le viene proibito. E le dicono: "Non vorresti vederla, ridotta com'è". E la bambina ribatte: "Ma forse è lei che vuole vedere me!"
Poi, se questo straziante dettaglio non bastasse, in un altro racconto Alice Munro, a tradimento, ci infila anche il bambino morto. Mica morto e basta: investito dal padre mentre fa retromarcia per uscire dal garage. A tre anni.
Non si fa così, però.
Propongo che in quarta di copertina sia d'obbligo scrivere cose tipo: "Nessun bambino è stato ucciso per la realizzazione di questo libro". Se proprio ci devono mettere la scena tragica, ci dev'essere un bollino rosso: vietato a mamme molto suscettibili e tendenti alla paranoia.
No, perché il libro è bellissimo, di quelli che si gustano e si divorano, che rileggi con la mente anche mentre stai facendo tutt'altro, per i quali sfrutti ogni ritaglio di tempo, quei dieci minuti mentre cuoce la pasta, quei 30 secondi mentre aspetti che qualcuno risponda al telefono...
Ma non mi puoi arrivare con il bambino morto proprio mentre stai leggendo, la sera, a letto... quando stai sacrificando minuti preziosi del tuo difficile sonno, quando hai appena depositato i cuccioli nei rispettivi lettini, li hai coperti delicatamente con il piumone, li hai lasciati con la solita carezza silenziosa sui capelli.
Editori, mettete il bollino rosso, ve ne prego!

giovedì 2 dicembre 2010

Manifesto dell'invidioso

Invidio, sì, io invidio.
Invidio i miei compagni di classe, i miei colleghi di studi, quelli che ce l'hanno fatta. E invidio quelli che non ce l'hanno fatta ma sono felici lo stesso.
Invidio quelli che sanno sempre qual è la cosa giusta, che sono sempre la persona che tutti vorrebbero invitare a cena, che si ricordano i nomi di tutti i registi dei film che hanno visto e i titoli di tutti i libri che hanno letto.
Invidio le donne con le gambe lunghe e le dita sottili.
Invidio i viaggiatori.
Invidio i temerari.
Invidio quelli più giovani di me che hanno fatto cose belle e buone e giuste.
Ma soprattutto, invidio le generazioni che hanno preceduto la mia, quelle dei nonni e dei padri. Quelli che sapevano in quale stagione piantare le patate e come trovare i cavoli sepolti sotto la neve. Quelli che uscivano da una guerra con la speranza di poter ricominciare. Quelli che avevano intorno tanto sgomento, quelli che avevano visto compiersi crimini orribili, ma che percepivano il profumo del cambiamento. Invidio le loro illusioni, invidio il benessere che hanno conquistato, i diritti per cui hanno combattuto.
Invidio la loro capacità di combattere.
Invidio la loro giovinezza.
Perché io oggi ho intorno tanto sgomento, vedo compiersi crimini orribili, ma non percepisco prospettive di cambiamento. Perché sento che la mia esistenza individuale è sottoposta a leggi che non decido e non governo, troppo grandi e troppo disumane perché qualcuno possa governarle davvero. Perché sento l'impotenza degli ingenui, la fragilità dei giusti. Perché sento in me la suadente tentazione dell'individualismo, la perversione della solitudine.
Invidio la guerra fredda sulla bocca di tutti, perché oggi si combattono guerre di cui non parla nessuno.
Invidio le battaglie per le 8 ore lavorative, perché oggi si lavora 12 ore e va bene così.
Invidio la lambretta, perché oggi si viaggia in Smart.
Invidio un'immagine, lo schizzo confuso di un passato mitologico, perché sul futuro non ho alcuna visuale.

ps... Si capisce che stamattina ho guardato l'estratto conto?