giovedì 2 dicembre 2010

Manifesto dell'invidioso

Invidio, sì, io invidio.
Invidio i miei compagni di classe, i miei colleghi di studi, quelli che ce l'hanno fatta. E invidio quelli che non ce l'hanno fatta ma sono felici lo stesso.
Invidio quelli che sanno sempre qual è la cosa giusta, che sono sempre la persona che tutti vorrebbero invitare a cena, che si ricordano i nomi di tutti i registi dei film che hanno visto e i titoli di tutti i libri che hanno letto.
Invidio le donne con le gambe lunghe e le dita sottili.
Invidio i viaggiatori.
Invidio i temerari.
Invidio quelli più giovani di me che hanno fatto cose belle e buone e giuste.
Ma soprattutto, invidio le generazioni che hanno preceduto la mia, quelle dei nonni e dei padri. Quelli che sapevano in quale stagione piantare le patate e come trovare i cavoli sepolti sotto la neve. Quelli che uscivano da una guerra con la speranza di poter ricominciare. Quelli che avevano intorno tanto sgomento, quelli che avevano visto compiersi crimini orribili, ma che percepivano il profumo del cambiamento. Invidio le loro illusioni, invidio il benessere che hanno conquistato, i diritti per cui hanno combattuto.
Invidio la loro capacità di combattere.
Invidio la loro giovinezza.
Perché io oggi ho intorno tanto sgomento, vedo compiersi crimini orribili, ma non percepisco prospettive di cambiamento. Perché sento che la mia esistenza individuale è sottoposta a leggi che non decido e non governo, troppo grandi e troppo disumane perché qualcuno possa governarle davvero. Perché sento l'impotenza degli ingenui, la fragilità dei giusti. Perché sento in me la suadente tentazione dell'individualismo, la perversione della solitudine.
Invidio la guerra fredda sulla bocca di tutti, perché oggi si combattono guerre di cui non parla nessuno.
Invidio le battaglie per le 8 ore lavorative, perché oggi si lavora 12 ore e va bene così.
Invidio la lambretta, perché oggi si viaggia in Smart.
Invidio un'immagine, lo schizzo confuso di un passato mitologico, perché sul futuro non ho alcuna visuale.

ps... Si capisce che stamattina ho guardato l'estratto conto?

8 commenti:

  1. hihihihi... si, si capisce che oggi è successo qualcosa... capitano anche a me le giornate in cui mi sembra che il mondo sia tutto storto e vada tutto male e guardo tutto con rancore... io invidio anche chi invidia, pensa te!

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  2. all'invidia dell'invidia non ero ancora arrivata, ma sento di essere sulla strada giusta :)

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  3. Anche io invidio molto la generazione dei nostri genitori, ma a noi in sorte è toccata questa... E chissà cosa toccherà ai nostri figli!!

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  4. io non li invidio i miei nonni, nè i miei genitori. sono contenta di vivere negli anni 2000 e mi dispiace di essere già grande e non poterli vivere appieno. non avrei mai potuto vivere in un tempo di guerra e di fame. i miei nonni vivevano in una casa di operai del 1900 e lavoravano alla filanda. lavoravano e basta, parlavano in dialetto, non andavano in vacanza, non avevano l'auto, non sapevano nessuna lingua, non erano consapevoli di nulla.
    non trovo davvero cosa potrei invidiare di tutto questo.
    i miei genitori hanno fatto un sacco di fatica per "emergere" dal nulla in cui erano cresciuti, studiare e avere un lavoro in azienda e vivere in città.
    mai potrei tornare indietro.
    è vero che adesso viviamo in un mondo difficile, corrotto, e dal futuro incerto. ma ci sono comunque tante altre buone cose.
    Nel 1930 non stavano certo meglio.

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  5. No, nel 1930 stavano molto peggio. E per molti versi anche nel 1970... Infatti il mio "manifesto" non è a da prendere troppo sul serio :)
    Mi riferivo, come ho scritto, a un passato mitologico. Ci separano da quel passato distanze siderali, e forse proprio per questo ne ho voluto vedere solo le luci...
    Mio padre ha iniziato a lavorare a 13 anni, un lavoro così massacrante che gli ha devastato il corpo, e quando finalmente era arrivato alla pensione e avrebbe potuto riposare e godersi un po' la vita, si è ammalato e se n'è andato.
    Ma il punto è che mio padre aveva la speranza che la mia vita potesse essere migliore della sua, e per molti versi aveva ragione, perché a 13 anni io giocavo ancora con le barbie. Ma, come dice Lorenza, qual è il futuro dei nostri figli?

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  6. infatti il tuo post è bellissimo (non te l'avevo detto ...).
    per i nostri figli non possiamo far altro che far del nostro meglio adesso perchè siano in grado di affrontare la complessità della loro epoca quando cresceranno. abbiamo in effetti un po' le mani legate, ma se smettiamo di sperare è ancora più faticoso.
    complimenti per il blog, ripasserò di nuovo a leggerti spesso!
    ciao!!!

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  7. Grande Ste, tutto molto centrato.
    Fra

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