lunedì 13 dicembre 2010

Un film per tutte le mamme

Ci sono due tipi di mamma: quella che vorrebbe che i propri figli non crescessero mai, per poterli sempre coccolare come cuccioli, tenendoli al sicuro nel nido, e quella che non vede l'ora di liberarsi del ruolo di chioccia, e appena il bambino ha compiuto 11 anni gli dà le chiavi di casa e gli dice: "Arrangiati".
Generalmente, l'opinione comune diffida del secondo tipo: che mamma snaturata è quella che non sente l'istinto materno della protezione, dell'accudimento e della dedizione che sfiora il sacrificio?
Finalmente, invece, un film che rende giustizia. Ieri sono andata a vederlo con l'intera famiglia, ed è stato molto educativo.
Riassumendo, è la storia di una madre ambigua (ma quale madre non lo è?). Ha trovato il segreto della felicità... Alzi la mano chi non ha pensato almeno una volta, davanti al proprio piccolo: vorrei che il tempo si fermasse qui. Io lo penso tutti i giorni. I miei bambini, a 6 e 3 anni, sono nel pieno delle loro capacità seduttive. Ogni loro gesto è perfetto, ogni loro atteggiamento è  adorabile, ogni loro comportamento è delizioso. In più mi gratificano con una venerazione senza pari. Per loro ho sempre ragione, pendono dalle mie labbra, la loro felicità dipende quasi esclusivamente da me.
Da parte mia, a 35 anni, sono abbastanza vecchia da essere molto indulgente con tutti i miei difetti, e abbastanza giovane da poter approfittare di tutti i piaceri della vita. Perché non possiamo restare per sempre così?
E alzi la mano la mamma che, almeno una volta,  non ha pensato con una lieve nota di panico al fatto che la sua giovinezza sta scemando, mentre quella della figlia è nel pieno rigoglio. Ben presto, sarà lei a provare l'istinto di civettarsi, l'emozione del primo bacio, il brivido di uno sguardo che ti riveste di bellezza. Mentre tu, mamma, ti prepari ai rituali dei pap-test, delle colonscopie, delle creme anticellulite, lei prenderà il suo posto nel mondo, quel posto che prima era il tuo. Provi un pizzico di invidia, forse anche di rancore... È così, è umano.

La Madre di questo film ce l'ha fatta: ha fermato il tempo. Ma ecco che siamo portati tutti a disprezzarla, perché il prezzo della sua perfezione è la prigionia della figlia. Solo se la bambina resterà a sua completa disposizione, la Madre potrà opporsi al naturale trascorrere della vita. Alla fine del film sei portato a rivalutare il secondo tipo di mamma. Forse non è così snaturata se apre la porta e dice: "Vai!" Forse non è per egoismo che si oppone alla dedizione incondizionata. Forse è giusto che si faccia da parte, se la posizione che occupa è così ingombrante da sbarrare la strada del figlio.
Mi rendo conto che l'argomento è spinoso, i risvolti psicologici sono tantissimi, le sfumature etiche e morali sono infinite: ci voleva un film coraggioso, capace di raggiungere profondità della mente che solo grandi registi come Bergman  hanno avuto l'ardire di esplorare.
Insomma, consiglio a tutte le mamme chioccia (io tendenzialmente lo sarei) di andare a vedere Rapunzel. Esorcizziamo la Madre Gothel che è in noi!


14 commenti:

  1. Che bel post che hai scritto!!! Molto profondo e con riflessioni mica da poco e tanto vere...
    Però, c'è un però... Il cartone anche a me è piaciuto molto, ne consiglio la visione a tutte le mamme (e i babbi) e mi ha stimolato questo tipo di riflessioni sull'essere genitori, però la mamma in questione, quella del cartone, mi pare rientrasse solo ed esclusivamente nella categoria della "matrigna perfida e cattiva"!
    Quindi "mamme chiocce" riflettete sul vostro comportamento e su quanto possa essere evidentemente sbagliato però... Però dai non siete proprio proprio come Lei! :-)

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  2. Che ridere! Pensa che ho passato venti minuti buoni ad angosciarmi sulla figura di Gothel, e sulla sua profonda ambiguità, sul rapporto inquietante che Rapunzel ha con lei, su cosa i miei figli potevano cogliere (penseranno che sono cattiva come Gothel?) e su come tentare di districare per loro questa complicatissima matassa. Alla fine, commentando sottovoce una cosa con mia figlia, ho detto (apposta) "La mamma di Rapunzel" riferendomi a Gothel e mia figlia, immediatamente: "Ma mammaaaaa non hai capito niente quella non è la mamma di Rapunzel!". Pericolo scampato. Però anche io ogni tanto dico ai miei bimbi di non crescere (per poi smentirmi due secondi dopo, penseranno di avere una mamma almeno un po' confusa!!)

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  3. Cambia poco! Una mammaIperprotettiva o una matrignaIpercattiva sono entrambe mosse a modo loro dall'egoismo.
    Ecco allora intervenire l'amore con il quale la mamma può salvarsi e salvare la propria prole
    L'amore di mamma deve vincere l'egoismo.
    Amore che la matrigna non ha.
    Solo in questo caso mamma e matrigna saranno diverse
    Precariamatrigna non suona bene ;-)
    Rossoseduto

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  4. Mumble mumble, in verità in verità vi dico che ho a lungo riflettuto sul ruolo della matrigna nelle fiabe, e secondo me alla fin fine si riduce a questo: come può il bambino concepire, e digerire, l'ineluttabile destino da adulto che lo attende? Deve diventare grande, e questo significa che i genitori, prima o poi, lo manderanno via di casa (o almeno, sarebbe fisiologico che lo facessero). Ma come può una mamma amorevole e compiacente arrivare a tanto? Ecco qua risolto il dilemma: non è la mamma a farlo, ma la matrigna. Che sia la matrigna di Biancaneve o quella di Hansel e Gretel o di Pollicino, è lei che dice: i bambini se ne devono andare. E li spedisce fuori a calci, perché vadano incontro al loro destino. La mamma ci dà la vita, la matrigna ci costringe a viverla. E se non lo fa, se ci tiene nel guscio, allora è Madre Gothel. Così la mamma, nell'immaginario fiabesco, fa fare il lavoro sporco alla matrigna, e il bambino ne è rassicurato ("la mia è una vera mamma, non mi manderebbe mai nel bosco da solo"). Però è un passaggio inevitabile, nel bosco prima o poi ci devi andare...
    Il difficile sarà farlo capire a mio figlio. Quando qualcuno gli chiede: "Cosa vuoi fare da grande" lui di risponde alternativamente: "L'autista di auto da corsa" oppure "Niente, io non voglio diventare grande!"

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  5. Muble mumble mumble non mi torna... Nella fiaba la matrigna mica vuola mandare la bambina nel "bosco", anzi la va riprendere...
    E poi spesso sono i figli a dare un calcio ai genitori, vanno a vivere da soli, si fanno pagare l'università e l'appartamento e portano la roba da lavare alla mamma... :-)

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  6. Appunto, Madre Gothel dice la stessa cosa ma da un altro punto di vista. Il messaggio è lo stesso: se non vai nel bosco, non incontrerai mai il tuo destino. Di solito le matrigne sono talmente cattive da non avere pietà: il bambino non deve più essere protetto e sicuro nella sua casetta. Qui la matrigna è talemente cattiva da voler tenere chiusa "protetta e sicura" la bambina per sempre. Il bambino piccolo non può concepire di uscire dal nido, l'idea lo terrorizza, ma c'è una forza che lo costringerà a farlo. La matrigna, se vuoi, è l'adulto in attesa nel corpo di ogni bambino. Madre Gothel serve a far capire al bambino che quella forza non è poi tanto malvagia, perché la mamma amorevole che non si trasforma in matrigna di Hansel e Gretel prima o poi si trasforma i matrigna di Raperonzolo.
    Nelle fiabe, di solito il Pollicino di turno ritorna a casa con un grande tesoro: è diventato grande, ha affrontato il mondo, e ora può dare il suo contributo alla famiglia. Nella realtà, come dici giustamente, il bambino diventa grande, va a giocare a pallone e ritorna a casa con la borsa puzzolente.

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  7. mi ripeto il punto è l'egoismo
    la mammaIperprotettiva tiene il figlio sotto una campana di vetro perchè proteggendolo dal mondo si sente sicura LEI.
    la matrigna del caso tiene la figlia in prigionia perchè fa comodo alla sua eterna giovinezza, in altri racconti la matrigna spedisce i figli nel bosco per non morire LEI di fame.
    Egoismo
    Egoismo sia fine a se stesso (matrigna) che egoismo per troppo amoreDiMamma.
    ma se si ama davvero bisogna non solo lasciare scappare il figlio bensì accompagnarlo al distacco. Tutto ciò una matrigna non può farlo una mamma anche se iperprotettiva può provarci.
    E può provarci magari traendo spunto da questo bizzarro blog
    Anzi propedeutico blog
    Rossoseduto

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  8. Hai ragione, Rossoseduto. Il mio era un discorso "teorico" sulle fiabe in generale. Nella vita vera, il nodo dell'egoismo è quello più duro da sciogliere, come dici tu. Soprattutto capire qual è il fragile confine tra la mammaIperprotettiva e la mammaSconsiderata. Quando mio figlio mi chiederà di comprargli il motorino, gli dirò di no (mi verrebbe spontaneo) oppure mi ricorderò di come mi faceva infuriare mia mamma, quando andavo via in vespa e chiamava a casa dei miei amici per sapere se ero arrivata sana e salva?
    Grazie per il "bizzarro blog". Credo che sia il complimento più bello che abbia ricevuto :)

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  9. Io mi sono guardata il cartone, sgranocchiando pop corn, con spensierata indifferenza per tutti i risvoli psicologici da Voi sottolineati, commuovendomi a tratti per la storia d'amore e a momenti per l'immedesimazione con i poveri genitori che dopo 18 anni riescono finalmente a ritrovare la loro adorata.
    Che allora questo blog sia troppo intellettuale per me??!!

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  10. Ah ah ah! Non ti preoccupare, questo è un post atipico. Ti basterà sbirciare qua e là per renderti conto che il blog ha un tono molto meno impegnato :))

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  11. Anche io ho sgranocchiato patatine guardandolo e commuovendomi nel finale... Il tutto condito con qualche battuta maschilista sussurrata all'orecchio del papà mio amico che avevo di fianco... In più ho anche sofferto nelle scene dove stanno seduti sulla finestra di quella dannata torre perchè soffro di vertigini!!!
    Ma nel blog intellettuale ci sto benissimo :-)

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  12. ho inviato ad Amazon.it questa recensione sul dvd Rapunzel. vi interessa?
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    [...]Ai bambini piace moltissimo, si divertono, se lo rivedono con gusto, e rimangono come sempre omertosi su quelle cosette tutt’altro che facili che, nel vortice dello spettacolo, anche questo film della Disney trasmette.
    E di queste vorrei parlare.
    La favola dei Grimm è bellamente disattesa (alla fine, nessuno ricorda perché Rapunzel-Raperonzolo ha questo nome), ma da “Biancaneve” in poi è sempre stato così, e ciò non ha impedito di creare dei film stupefacenti anche sotto l’aspetto formativo. Ma – con buona pace di Eisenstein che già negli anni ’30 coglieva il sottotesto subdolo nella produzione disneyana – se allora la cattiveria era scoperta, i messaggi si sono fatti in 70 anni via via sempre più inquietanti perché sempre più attuali.
    Se era solo un incubo notturno che una madre/matrigna volesse la morte della figlia/figliastra per non competere con lei in bellezza; o che un altro campione di senso materno sfruttasse Cenerentola come una schiava per poi stracciarle il vestito che l’avrebbe portata alla realizzazione dei propri sogni; questa “Madre Gothel” disneyana è un mostro del tutto diurno. Riduce Raperonzolo ad un grumo di virginale idiozia, facendola crescere in una torre senza porte (simbolismo già dei Grimm), imponendole una dipendenza assoluta attraverso la rappresentazione terrificante della realtà esterna e la memoria quotidiana della di lei inadeguatezza.
    Vengono i brividi, per quanto questo modello materno è diffuso attuale. “ma quella non è la VERA madre!”, vi sento protestare; perché, lo sono forse quelle che usano i figli come orpelli al proprio status? Lo sono forse quelle che, finito il tempo del gingillino, cominciano a non sopportare i pargoli, e soprattutto le pargole, fino ad odiarle? (n.b. non sopporto le false madri, non le Madri, che sono tante e magnifiche, anche per quanto devono compensare i padri assenti; ma questi li sistemiamo alla prossima utile occasione).
    Qui la metafora non potrebbe essere più scoperta: Gothel, orrida vecchia, fa crescere i capelli della ragazzina a dismisura perché la lunghissima chioma ha, tra gli altri, il potere di farla ringiovanire (tanto che aspetto e movenze sono quelle di una seduttiva dark lady, seduttiva e manipolatrice). Oltretutto l’inverosimile capigliatura è tale da impedire a Rapunzel qualunque ipotesi di rapporto sociale: non a caso il giovane che la fa uscire dalla torre è sempre in lotta con quei capelli impossibili, e prima li fa imbrigliare in una treccia ornata di fiori dalle bambine del paese, poi glieli taglia, donandole allora, e solo allora, la libertà.
    Alle bambine un messaggio non da poco: se volete essere delle sfolgoranti biondine e non curarvi di crescere, fate pure. Ma sarà quando avrete perso i capelli (e il colore: con il taglio diventano pure scuri!) che conquisterete la dignità e saprete capire il vostro e l’altrui amore.
    [...]Impressionante la caratterizzazione di Rapunzel: stupidina quanto basta, con l’ossessione di avere tutto sotto controllo, forte di una sicurezza basata solo sul non saper nulla, talmente contagiosa da togliere l’iniziativa a più di un bruto. I movimenti delle mani (soprattutto delle dita) la dicono lunga sullo studio fatto dagli animatori sulla personalità border-line di tante ex-ragazzine, sempre in ordine, che ancora dicono “mammina”, per le quali il “piacere” è solo un infinito e graziosinamente si escludono dal gioco della vita, “perché sto bene così”.

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  13. dimenticavo: ho imparato molto dai commenti di "precariamamma". la ringrazio, l'intelligenza è un dono soprattutto per gli altri.

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  14. @Luca, leggo solo ora la tua recensione di Rapunzel, che però non ritrovo tra i commenti. Se sei d'accordo, la riproporrei... (fammi sapere)
    Scusami per il ritardo con cui ti rispondo, ma i commenti mi arrivano su un indirizzo e-mail "di servizio" che non controllo molto spesso, e se si riferiscono a post un po' vecchi possono sfuggirmi.
    E grazie per il complimento :))

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