lunedì 28 febbraio 2011

Il fidanzato ideale

Dunque il compleanno di Diego è andato, lasciandosi dietro una scia di cadaveri, tra bicchieri di plastica, palloncini e popcorn.
È incredibile la quantità di cose che possono accadere durante una festa di compleanno neppure troppo movimentata: scenate di gelosia, cocenti delusioni, riappacificazioni, sfide tra pirati, principesse  sotto assedio, cadute rocambolesche, piloti di formula uno che piangono su un libro di dinosauri, uomini-ragno che si spaventano se esplode un palloncino, cowboy chini su fogli da disegno... 
Se non si era capito, è stata una festa in maschera.
Tra i moltissimi regali ricevuti, è arrivato l'agognato Ken. Sì, proprio lui, l'eterno fidanzato di Barbie ancora tenacemente restio al matrimonio, dopo tanti anni.
Questo baldanzoso giovine popolava i sogni di mio figlio fin da quando ha visto Toy Story 3, ma è stato il massiccio bombardamento pubblicitario a dar corpo al desiderio, che si è poi abbattuto sui nonni.
A loro il compito di trovare un marito alle numerose Barbie di Anna, che già da tempo manifestavano una certa agitazione e si lasciavano andare a comportamenti ambigui, in alcuni casi esplicitamente saffici.
Devo dire, però, che l'ingresso di Ken nella nostra famiglia rappresenta un importante passo avanti nella lotta per l'egemonia femminile. Per chi non lo sapesse, Sweet Talkin' Ken, meglio noto in Italia come Ken TVB, è in grado di parlare. Anzi, sul retro della scatola si legge: "Ken, il fidanzato ideale che dice sempre la cosa giusta".
Certo, perché infatti Ken non prende iniziative e si limita a ripetere quello che gli dici, ma con voce virile. Per esempio, tu gli premi il petto e sussurri: "Tua sorella è una volkswagen" e lui lo ripete con tono suadente. Tu gli dici: "Ho trovato una caccola" e lui lo ammette con il suo più fulgido sorriso.
Ecco perché dice sempre la cosa giusta.
Non sarebbe bello se tutti gli uomini fossero così? Insomma, non si pretende che ti dicano, spontaneamente, paroline gentili e frasi di incoraggiamento... basterebbe che le ripetessero a comando. 
Proprio come lui, il fidanzato ideale.
Chissà cosa accadrà ora, con l'arrivo di Ken?  Mio marito, di certo, tenterà di evitare il confronto. Diego e Anna se lo disputeranno a morsi. Ma le scene più interessanti, secondo me, si vedranno tra gli abitanti in plastica della casa. Perché bisogna considerare che Ken è uno, mentre le Barbie sono almeno una decina... E poi, insomma, lui è proprio un uomo da sogno, quello che ci voleva per povere donne i cui vestiti sono stati dispersi, senza più identità, truccate, colorate, spettinate, azzoppate...
Immagino già la Barbie ciuffona, quella con i capelli formato pannocchia e le gambe verdi,  finora destinata da Anna a impersonare la controparte machile delle altre Barbie, che si stringe al petto di Ken e piange commossa quando lui la gratifica con un improbabile: "Sei bellissima!"






venerdì 25 febbraio 2011

Il mio uomo

Il mio uomo, che ieri sera prima di addormentarsi mi ha abbracciato e mi ha detto: "Non potrei vivere senza di te!".
Il mio uomo che ieri è stato 4 ore ad aspettare davanti alla porta di un ambulatorio senza mai lamentarsi.
Il mio uomo che ha scoperto di essere allergico a quasi tutto e di soffrire di asma, ma è tornato a casa tutto contento perché aveva mangiato un gelato fuori programma.
Il mio uomo che sta imparando a leggere e a fare i conti tutto da solo, spinto soltanto dalla curiosità.
Il mio uomo che si immedesima con tutti i supereroi ma ha paura di andare a fare la pipì, se non c'è nessuno con lui.
Il mio uomo che ha elaborato complicati rituali di saluto, con sequenze precise di abbracci e baci e parole, diversi per il mattino e per la sera e che comprendono anche alcune varianti abbreviate.
Il mio uomo che ha già una sua teoria sulla forma dell'universo, sul concetto di zero, sull'infinito e sulla morte, ma litiga con la sorella per una scatola di formaggini vuota. 
Il mio uomo domani compie 6 anni.
E anche la mamma che è in me compie 6 anni.
Tanti piccoli auguri mio piccolo uomo.




lunedì 21 febbraio 2011

Io e il piccolo scrivano fiorentino

"Scriveva di buona voglia, contento, con un po’ di paura, e le fasce s’ammontavano, e tratto tratto egli smetteva la penna per fregarsi le mani, e poi ricominciava con più alacrità, tendendo l’orecchio, e sorrideva. Centosessanta ne scrisse: una lira!"
Caro piccolo scrivano fiorentino, sapessi come ti capisco! E ti invidio...
Sì, perché il precario (ops, scusate... freelance) è vittima di una sorta di bulimia inquieta, che lo porta a incamerare quanto più lavoro possibile. Come i cammelli, che bevono finché possono in vista del deserto, o i criceti, che tengono nella guancia una piccola scorta di cibo (non si sa mai).
Così, quando il lavoro arriva, si prende tutto senza sottilizzare. Senza fermarsi un attimo per chiedersi: "ma posso farcela? sono in grado? ho il tempo?". 
Mi sono lamentata tante volte, in queste pagine virtuali, per la mancanza di lavoro, la disperante sensazione di vuoto che ne deriva. Adesso non mi sentirete lamentarmi per il motivo opposto, per l'eccesso di lavoro, perché per me è gratificante svegliarmi alla mattina e sapere che ho da marciare.
Però c'è un però... Perché bisogna imparare a fare una semplice operazione di confronto tra costi e benefici.
Apri la partita iva e ritieni di poter lavorare come libero professionista: ma sei in grado di fare un preventivo, di capire quanto tempo ti richiederà un lavoro e quale valore esso ha? Sei in grado di dire di no, se un lavoro non merita o non rende?
Se ti ritrovi a lavorare 10 ore al giorno per portare a casa poco più di quella "lira" del piccolo scrivano fiorentino, sei davvero sicuro che ne valga la pena?
Ma comunque, hai scelta? Puoi permetterti di dirlo, quel no? 
Io non ne sono capace. Sto lavorando per allenarmi, ma non so quando potrò dirmi pronta.
"Vuoi tu prendere questo lavoro, alle condizioni imposte da noi, finché termine di consegna non vi separi?"
Di solito io proprompo in un sì deciso e senza tentennamenti.
Se riuscissi almeno a rispondere: "Ci penso..." avrei già fatto un importante passo avanti.


venerdì 18 febbraio 2011

Amicizie

Anna: "Stasera vado a dormire da un mio amico"
Nonna: "Ah sì?"
Anna: "Sì, perché lui ha un cane!"
Diego: "Sai che c'è un mio amico che bacia tutte le ragazze?"
Nonna: "Davvero?!"
Diego: "Sì! Tutte quelle che passano, anche le brutte, le vecchie e le francesi!"
Nonna: "Aaah!"
Anna: "C. mi bacia sempre. Ma io sono innamorata di D. e voglio andare ad abitare in campagna con lui!"

Consiglio: sempre orecchiare quando i bimbi parlano con altri. Si scoprono importanti informazioni e soprattutto si capisce quando arriva il momento di cominciare a controllare le loro amicizie.

lunedì 14 febbraio 2011

Sconfitta

 Ore 14.00
"Mamma, posso guardare Barbie principessa dell'isola perduta?"
"No, sono già due ore che guardi cartoni. Adesso basta!"
(Segue scena da melodramma degna della più consumata attrice, ma la mamma è irremovibile)


Ore 14.30
"Mamma, la nonna ha detto che quando tu e Diego andate in piscina possiamo mettere Barbie principessa dell'isola perduta!"
"Ha detto così, sei sicura? Io ho detto che non devi guardare altri cartoni!"
"No, ma non lo guardo io! È per la nonna che non l'ha mai visto..."
"Ah, e quindi tu non lo guardi?"
"No, io lo guardo poco. È per la nonna! Hai capito?"
"Sì, ho capito ma..."


"Nonna!!! La mamma ha detto che quando lei va via possiamo guardarlo!"

Io avrei detto questo? Davvero? Non mi sembra proprio, ma contro quella piccola perfida canaglia testarda c'è ben poco da fare.

martedì 8 febbraio 2011

Quanto costano gli orecchioni?

"Ricordati gli orecchioni", egli ammonì, quasi in tono minaccioso, ricominciando. "Orecchioni, una sterlina, ho scritto così, ma saranno più di trenta scellini - non parlare - scarlattina, cinque, morbillo, mezza ghinea, in tutto due, quindici, sei - non agitare il dito - tosse canina, facciamo quindici scellini."

Questa edificante scenetta, che colpì moltissimo il mio immaginario infantile, è tratta dalle prime pagine di Peter Pan. È il signor Darling che fa i suoi conti per capire se può permettersi di diventare padre. Ma esempi di questo genere, nella letteratura e non solo, si sprecano. C'è l'omino del Piccolo Principe che se ne sta tutto il tempo seduto a una scrivania scrivendo su un librone in cui tiene il conto delle stelle, senza alzare mai gli occhi per guardarle. C'è il signor Banks, il bancario tutto d'un pezzo di Mary Poppins, che si preoccupa solo del lavoro. C'è Zio Paperone, il cui cuore, invece che battere, tintinna come un registratore di cassa. Per non parlare dello Scrooge di Dickens...
Poco fa, mentre i cuccioli si stavano addormentando, pensavo: "Dunque, il 4% di 250 è... che sommato fa... poi togli il 20% e aggiungi la marca".
E intanto Diego sussurrava vicino a me: "Mamma, sai che nella sezione verde hanno due burattini?"
E io: "3 per 20 fa 60, meno il 20%... anzi, più il 4%"
E Diego: "Lo sai che io D. ci assomigliamo? Però non quando sorridiamo, vero?" 
E io: "15 per 12 fa... più 200... meno, anzi più e poi diviso..."
E Diego: "Fino a che ora lavora L.? Fino alle quattro e mezza?"
E Io: "300, forse 350, meno, diviso 100 per 20, no diviso 20 per 100, no moltiplicato 20 e diviso 100"
E Diego: "Ma vengono loro domani? O andiamo noi?"
A quel punto, stanca di essere distolta dalla mia immaginaria contabilità, ho sbottato sfoderando il mio tono più sgradevole: "Insomma, Diego! Dormi!!!"
In quello stesso, preciso istante, mi sono sentita il signor Darling...
Che, forse, aprire la partita Iva è un po' come vendere l'anima al diavolo? Possibile che dopo si venga catapultati in un universo parallelo in cui non esistono valori, ma solo valute, non esistono sentimenti, ma solo ammortamenti?
Il fatto è che in questo periodo sto lavorando al ritmo di dieci ore al giorno. Mi è capitato di svegliarmi alle prime luci dell'alba e, non riuscendo a riprendere sonno, cominciare a lavorare prima delle 6.30...
Intanto, in fondo in fondo, sento puzza di fregatura. Perché tutti i lavori che sto facendo sono pagati poco, al punto che, anche tenendo questo ritmo di ore giornaliere, rischio di non portare a casa più di mille euro, ovviamente con pagamento a novanta giorni.
Ma non vorrei diventare come il signor Darling, non vorrei ritrovarmi ad avere un flusso di cassa al posto del flusso sanguigno... Vorrei mantenere la mia umanità al di là delle preoccupazioni economiche.
Per fortuna ci sono i bimbi, che stanno lì a guardare le stelle e ti fanno sentire un po' ridicolo, un po' patetico, se te ne resti chino sui numeri.
E per fortuna c'è la vaccinazione gratuita contro gli orecchioni.