mercoledì 30 marzo 2011

Questione di punti di vista

Io e Diego. Interno auto. Ore 8.25
"Mamma, perché è tutto così grigio?"
"Perché è piovuto..."
"Non vedo l'ora che ci sia il sole. Ti ricordi che l'altro giorno c'era il sole?"
"Sì, la primavera fa così. Un giorno è caldo, un giorno piove"
"Uffa, io voglio il sole per andare nel parco..."
"Eh, lo so... anche a me piace stare fuori"
"Mamma, cosa vuol dire primavera?"
"Non so di preciso, ma credo che voglia dire primi caldi dopo l'inverno"
"Macché primi caldi! Questi sono i secondi freddi!"

giovedì 24 marzo 2011

Tutto in una notte

Sera, Anna nel suo lettino e io accanto a lei.
"Mamma mi canti le canzoni e poi mi racconti una storia, ok?"
"Non possiamo fare solo le canzoni?"
"No, ho detto: prima le canzoni, poi la storia!"
"Va bene" cedo. E procedo con il solito repertorio: Il suonatore Jones, Via del Campo, Un chimico, Bocca di rosa. Sono a metà di Via del Campo e Anna mi interrompe:
"Ricordati: prima le canzoni, poi la storia!"
"Va bene!"
Sono alle ultime battute di Bocca di rosa, Anna è già quasi addormentata e sta mollando la presa del mio dito (solo quando lo lascerà andare del tutto saprò che dorme).
"Ricordati la storia!"
"Ma sì..."
Arrivo alla fine della canzone. Anna sta dormendo. La presa sul dito cede. Sto per alzarmi e andare in camera mia.
"Allora questa storia?!" si sente dalla culla, mentre la mano mi arpiona nuovamente il dito.
"Sì... C'era una volta una principessa..."
 Parlo molto lentamente, prima ancora di aver finito di scandire "principessa" Anna apre la mano. Sono libera!

Tre e mezza del mattino. Sono un blocco di cemento legato al letto con cavi d'acciaio. "Mammaaaa!" si sente, dall'altra stanza. Mi alzo muovendomi con grande fatica, come se dovessi attraversare una palude di miele con stivali di piombo. Il richiamo della bambina si fa più insistente, devo portarle soccorso nonostante il desiderio insostenibile di tornare nel mio morbido lettino. Avrà sete? Dovrà fare la pipì? Un brutto sogno?
Mi avvicino e le rimbocco le coperte. 
"Cosa c'è?" sussurro.
E lei, senza neppure aprire gli occhi: "Allora, questa storia?" 


Quando si dice aver chiari i propri obiettivi.

lunedì 21 marzo 2011

Il lavoro giusto

In questi giorni di matta fatica senza tregua, mi ritrovo a pensare che la condizione di precarietà ti spinge spesso a scelte che non sono per nulla "profittevoli". Quando mi propongono un lavoro lo accolgo senza tentennamenti, salvo poi scoprire che ho sbagliato i miei conti.
Del resto, il lavoro è come  l'amore, quando arriva bisogna prenderlo al volo. E, come l'amore, ti lascia consumato, senza energia, se non sei capace di stabilire i limiti.
In questo senso, i precari sono eterni single, che saltano da un amore all'altro senza trovare tregua, non per vocazione ma per necessità. Ma le analogie non finiscono qui.
Ogni volta che arriva un nuovo lavoro (o un nuovo amore) ti chiedi: "Come ho potuto sopportare tanto a lungo quello di prima? Come ho potuto lasciare che mi abbrutisse, che mi mortificasse fino a quel punto? Come ho potuto vivere ignorando che da qualche parte c'era lui, il lavoro (l'uomo) perfetto, che mi stava aspettando?"
All'inizio di un nuovo lavoro (o di una nuova relazione) tutto è bellissimo, esaltante, straordinario. Ecco il lavoro giusto (l'uomo giusto per me)! Adesso sì che sono felice, soddisfatta, appagata.
Va avanti così per qualche mese, se sei fortunata anche per qualche anno.
Poi comincia la routine. Ti accorgi che il nuovo lavoro (la nuova relazione) non è così gratificante  come ti era sembrato all'inizio. Ti costa molta più fatica del previsto, ti crea molti più problemi di quello che credevi possibile. Non hai più voglia di dedicargli ogni minuto del tuo tempo, ogni sussulto dei tuoi pensieri.
Cominci a guardarti intorno. Chissà che da qualche parte, da qualche altra parte, non ci sia il lavoro giusto (l'uomo giusto) per me? Quello che saprà mettere a frutto tutte le mie potenzialità, che saprà farmi esprimere al meglio, che saprà cogliere tutto ciò che di buono ho da offrire. Un lavoro (un uomo) che sia parte della soluzione, non parte del problema.
Donne, precarie, non illudiamoci! Tutti i lavori sono uguali, proprio come gli uomini. Dopo un po' hanno tutti l'aspetto triste e irritante di un calzino sporco abbandonato sul divano.

ps maritino mio adorato che mi leggi, non ti preoccupare... è un discorso generale. I tuoi calzini non sono affatto tristi. Solo un tantino irritanti :))

venerdì 18 marzo 2011

Eccesso di realismo

"Anna, assaggia questa fettina di mela!"
"No"
"Ma è dolcissima. Senti, sembra una caramella..."
"Non è una caramella. Le mele sono sempre mele!"

Chapeau... non si può dire che ti manchi la risposta pronta.
Però, figlia mia, lasciati incantare, qualche volta. Abbandona questa tua concretezza, questo tuo precoce materialismo. Lasciati ingannare da promesse vaghe, da desideri truffaldini, da latitudini oscure. Lasciati rapire dagli errori, perché possano guidarti verso scoperte imprevedibili.
Mangiati quella maledetta mela!







mercoledì 16 marzo 2011

Wu Ming, mortacci vostri!

Sempre della serie i libri a tradimento, eccone un altro: Manituana, Wu Ming. 
Ora, è vero che se uno compra un libro che parla della rivoluzione americana, degli scontri tra coloni, pellerossa e soldati di sua maestà, delle lotte all'ultimo sangue per il dominio su un continenete, non può non aspettarsi ammazzamenti di vario genere e natura... È vero che lo sfondo di ogni guerra è lo sterminio di civili inermi. È vero che la storia degli Stati Uniti (e del continente Americano in generale) è scritta con il sangue dei nativi...
Ma dico io, Wu Ming, quanti bambini mi fate fuori in questo libro? E poi così, senza avvertire? E mi lasciate le peggio cose per il finale?
Insomma, mi avete tenuta sveglia fino a mezzanotte per finire il romanzo, e poi vi comportate così? Mi uccidete tutti? Neanche un bacio in tutto il libro, e poi si scopre che è anche una storia d'amore, giusto giusto per vederla finire tragicamente?
No eh, non fatelo più!




Ribadisco il concetto del bollino rosso per mamme sensibili. Però, che librone!


giovedì 10 marzo 2011

Spettri

Vi vedo passare
evanescenti
come sogni.
Poco più che apparizioni,
abitate la vostra casa
immateriale
con i vostri corpi vuoti.
Non posso toccarvi,
perché la vostra consistenza
è eterea
e il vostro durare
è lieve...
So tutto di voi,
come siete nati
come siete morti
come morirete.
Mi commuove il vostro
posarvi
tra l'essere e il non essere più.
Attendo il vostro arrivo
e vi lasciate attendere,
stolidi e schivi
come ogni desiderio.
Vi proteggerò, lo prometto
dalle correnti malvagie
che vogliono risucchiarvi.
Fermatevi un po' di più
in questo posticino
creato apposta per voi.
Accedervi è semplice,
basta digitare
un comodo codice Iban
per fermarvi non dovete far altro
che ignorare i Rid, i Pos, le rate,
fingete indifferenza
guardate altrove
fischiettate...
non lasciatemi sola
(pre)cari baiocchi miei...

martedì 8 marzo 2011

Un premio?

Ora, io nella mia vita non ho mai vinto niente. Ho partecipato a concorsi pubblici e a concorsi letterari, ho giocato al lotto e al gratta e vinci, ho comprato biglietti della lotteria in tutte le feste, le sagre o le manifestazioni cui ho partecipato. Non ricordo di aver mai portato a casa alcunché.
Sono certa che se comprassi un ovino Kinder lo troverei vuoto.
Dico questo perché, per la prima volta, qualcuno ha pensato di premiarmi... e non si tratta di una batteria di pentole o un sacchetto di gettoni d'oro, ma di un apprezzamento per questo blog. Insomma, qualcosa che per me vale molto ma molto di più :)
Ringrazio di cuore ImperfectWife che ha pensato a me per questo premio:


L'idea di questo premio nasce per sostenere i nuovi blog permettendo loro di avere maggiore visibilità nel marasma della rete.
Ci sono solo 3 regole da seguire:

1) Accettare il premio e scrivere un post nel proprio blog;
2) Scegliere dai 3 ai 5 blog che seguite e che siano nati da poco o abbiano meno di 100 lettori fissi e comunicare loro che hanno vinto;
3) Linkare il blog della persona che ve lo ha inviato.

Quindi adesso tocca a me, e devo dire che non è facile scegliere, perché da quando sono entrata nella "blogosfera" ho scoperto davvero tanti pianeti interessanti e piacevoli in cui soggiornare.
Dunque, direi che il mio premio va a:
Alice e la bestia, perché riesce a farmi ridere come pochi e poi perché è una maestra che ha a che fare quotidianamente con umanoidi sotto i sei anni, quindi merita tutta la mia solidarietà...
Lorenza, per il suo blog pieno di stimoli e sempre gradevole
Tanto per, perché mi riconosco in tutto quello che scrive, al punto che a volte ho il dubbio di averlo scritto io...
SimoneDoinel per il suo blog atipico e ricco di suggestioni
CloseTheDoor perché vado sempre a sbirciare nel suo blog per guardare le cose da una prospettiva interessante


A voi la staffetta!




lunedì 7 marzo 2011

La stufa che stufa

Caro architetto che hai progettato la mia casa, vorrei che tu prendessi coscienza di un fatto: se mi metti una canna fumaria, devi poi lasciare lo spazio per il camino, non credi? Altrimenti è inutile. Volevo dirtelo, perché se la canna fumaria la inserisci tra due vetrate, con uno spazio di cinquanta centimetri tra l'una e l'altra, dovresti immaginare che non esistono camini così piccoli... no?
Caro architetto che hai progettato la mia casa, volevo anche dirti che, invece di perdere tanti anni alla facoltà di architettura, potevi andare a fare l'animatore nei campeggi, che tanto fai tristezza uguale.
Io e l'uomo con il quale condivido il mutuo avevamo tanto desiderio di un camino, e quando ci hanno presentato il progetto  ci siamo commossi a sentir parlare di canna fumaria. Non sapevamo, noi, che cinquanta centimetri non bastano neanche per il camino dei puffi. Non siamo laureati in architettura, noi.
Ma tu sì, caro architetto che hai progettato la mia casa, ecco perché ti ritengo responsabile.
Abbiamo ripiegato sulla stufa a pellet, che è tanto simpatica con il suo fuocherello scoppiettante intrappolato dietro a un vetro, fa tanto arredo, è tanto ecologia, è tanto economica. Ma non è un camino. Non ci puoi cuocere le bruschette, nella stufa a pellet.
Produce montagne di cenere, proprio come un camino, e la devi pulire. E quando apri lo sportellino, la fuligine volteggia per la cucina e si deposita soavemente sui panni stesi.
Caro architetto che hai progettato la mia casa, spero che i miei panni ti appaiano in sogno, di tanto in tanto.
La cenere intasa l'aspirapolvere e ti ritrovi le mani nere che non vengono via neppure con la candeggina, ma non puoi cuocere gli arrosticini, nella stufa a pellet.
Caro architetto che hai progettato la mia casa, spero che anche le mie mani nere ti appaiano in sogno, di tanto in tanto...









venerdì 4 marzo 2011

Apple, cat, mouse and butterflies



...ovvero, lavorare a stretto contatto con la natura.

mercoledì 2 marzo 2011

Pace!

Lavorare senza il clamore della battaglia in sottofondo, senza urla da maori che scuotono la casa, senza dover correre a sedare risse, raccogliere ciuffi di capelli e applicare ghiaccio sui morsi.
Fuori la neve, in casa solo il cinguettio allegro di una vocina (una sola!).
E sono le cinque e mezza, oltre la parentesi beata in cui i bambini sono all'asilo.
E non ho dovuto uccidere nessuno per ottenere questo risultato.
Come mai? Perché succede che i bambini crescono. E succede che il più grande sia già abbastanza grande da poter essere portato a casa dell'amichetto del cuore e lasciato lì sotto l'amorevole vigilanza di una mamma. Un'altra mamma. 
Non io.
Io che lavoro serenamente, senza neppure dover pensare alla cena perché ci penserà un'altra mamma.
Non io.
Appena Diego toglie le rotelline, lo mando a casa dell'amichetto in bici così non devo neppure accompagnarlo.
Che bello.