venerdì 15 aprile 2011

In morte di Vittorio Arrigoni

Qualche anno fa, quando venne attuato il massacro pianificato della gente di Gaza, ho scritto una specie di "canzone". Non c'entra niente con la maternità, e poco con la precarietà, ma mi è tornata in mente perché oggi quel popolo è ancora più solo. Sono riusciti a tappare una bocca, quella di Vittorio Arrigoni... Non potrà più scrivere, non potrà più testimoniare, non potrà più gridare con rabbia: Restiamo umani.
Per quel che valgono, vorrei dedicare a lui queste righe...




Le mie mani si sono arrese,
e al corpo massacrato
oramai sono abituato
sono solo un palestinese.

Sasso contro carro armato,
pietra, frutto del deserto,
lanciatore ormai esperto,
la bomba non ho fermato.

Qualche anno oppure un mese
poca la vita che porto via
dalle macerie di casa mia.
Ma ero solo un palestinese.

Ancora senti la mia voce
perché ho gridato forte
quando ho visto la mia morte
esplodere feroce.

Donna uomo o bambina,
per quello che si vede
io sono carne sul marciapiede.
La mia colpa è Palestina.

Non ho nemmeno un po’ di terra
dove essere sepolto
quel che avevo m’è stato tolto,
è un furto chiamato guerra.

Mentre decidi ragione e torto,
tu che scegli sul giornale
dove sta il bene e dove il male,
semplicemente sono morto.

Ma niente sarà più come prima
nella tua piccola coscienza,
perché sei complice della violenza
che cancella la Palestina.

Le mie mani si sono arrese
resta solo un’eco di rabbia
che si sioglie nella sabbia.
Ero solo un palestinese...

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