giovedì 19 maggio 2011

Ce la puoi fare!

"Gnnh..."
"Dai su, un piccolo sforzo!"
"G-n-nh..."
"Forza che ce la fai!"
"Gnnn-n-n..."
"Dai, spingi!"
"Nn-n... gn-n..."
"Su, puoi farcela! Continua!"
"Gn... N-n-n..."
"Su, sono soltanto due lettere!"
"N-n-n... Gn..."
"Dai! È un lavoro sottopagato, te lo possono ritirare in ogni momento, non hai nemmeno un contratto! Forza!"
"N-n-n..."
"Ti manca solo una vocale! Ce l'hai quasi fatta! Al netto delle tasse non ci paghi neanche una pizza! Dai, continua!"
"N--nì!"
"Bravo! Ci sei quasi! Ancora un piccolo sforzo. Dovrai lavorare anche di notte per finirlo in tempo. Guadagneresti di più a fare l'uomo sandwich! Forza, tira fuori quella vocale!"
"N-n-n... n-n-n... Nnno... No! NO! NOOOOO!"


Dal libro di fantascienza: "Il precario dice no!"
Ovvero, sogni di un meraviglioso futuro in cui tutto è possibile. Anche rifiutare un lavoro sottopagato e senza contratto.
Ovviamente, è solo fantascienza.







mercoledì 11 maggio 2011

Feticci

Nella generale, generalizzata e generalista confusione che regna in casa mia, c'è un angolino ordinato e tranquillo, lassù in cima all'armadio dei bimbi, dove sono riposte le vestigia di anni e anni di duro studio (ovvero, quasi tre anni di scuola materna di Diego). Raccoglitori, carpette, scatole contenenti lavori di varia natura e dimensione. Ora, dico io: apprezzabile senz'altro che le maestre si diano da fare così tanto, che insegnino ai bambini tante tecniche pittoriche, tante forme di manipolazione dei materiali... Sono attività bellissime e stimolanti, sono ricordi da conservare. 
Ma proprio lì, in quella subdola parolina, si nasconde l'insidia. I ricordi.
Perché c'è un obiettivo problema di stoccaggio. In parole povere: dove la metto tutta 'sta roba?
Bisogna considerare che:
a) i bambini sono due, quindi il problema si duplica.
b) anche le nonne hanno una vera passione per i lavoretti, che sono l'unico sistema per tenere a freno la bellicosità dei bambini
c) il bambino maschio ha una vena artistica compulsiva. Realizza una media di 10 disegni al giorno
d) sempre il bambino maschio soffre di una sorta di "paura del mai più". In casa nostra non è possibile buttare alcunché in sua presenza: pacchetti di biscotti, confezioni di giocattoli, buste, scatole... tutto quello che è imballaggio andrebbe, secondo lui, conservato all'infinito. Spesso riesce a vanificare i miei sforzi di fare ordine, perché intravede le prove del mio delitto attraverso il sacchetto della raccolta differenziata: "Mamma! perché hai buttato la scatola dell'omino di Toy Story del Natale dell'anno scorso?! Mamma! hai buttato la bustina dei gormiti che abbiamo comprato due anni fa!" ecc. Figurarsi il suo attaccamento a tutto quello che è "lavoro prodotto dalle sue mani".
Obiettivamente, non sempre si tratta di capolavori, e molto spesso i "lavoretti" hanno il grosso difetto di essere ingombranti.
Cosa succede se non butti al più presto, operando una severa selezione, almeno il 99% della  produzione artistica infantile? Succede che poi si trasformano in feticci, e diventa inconcepibile disfarsene. 
Questo vale anche per vestiti e giocattoli. C'è un tempo limite (diciamo 4 o 5 mesi dopo che il bambino ha smesso di portare il vestito o usare il giocattolo, 2 o 3 mesi dopo che ha realizzato l'opera d'arte o di bricolage). Dopo quel limite, il vestito, il giocattolo o l'opera diventa un "ricordo". A quel punto è finita.
Non hai trovato il modo di riciclare il carillon della casina delle api, ormai distrutta? Non hai avuto il coraggio di buttarla? Adesso non puoi più farlo: si è incollata alla tua anima con la tenacia di una spina di riccio sotto il piede. Estirparla potrebbe provocare un sanguinamento fatale. Non hai portato alla caritas quel suo primo paio di jeans? Adesso te lo ritroverai in casa per sempre, e così sarà per i tuoi figli, perché la tua colpa ricadrà per generazioni su tutta la tua famiglia. 
Bisogna rifuggire dal fascino malevolo dell'archiviazione. Non si deve indulgere in compassione. Buttare via senza pietà, perché i ricordi sono come zombie, si diffondono senza controllo, invadono tutto.
Io sono piena di feticci-zombie. Lenzuolina ricamate, scarpine, vestiti, e soprattutto disegni, prove di scrittura, collage e composizioni di ogni genere. Ormai non posso più liberarmene, sono loro prigioniera.
Però, almeno per i disegni, ho trovato un compromesso tra lo stermino totale e l'effetto feticcio: la scansione! Insomma, un certo numero di disegni può essere scansionato e conservato senza il minimo ingombro. Non è la stessa cosa, lo so, ma mi sembra una soluzione ragionevole.
Del resto, come disfarsi completamente di opere di alta scuola pittorica come questa?





Nell'ordine da sinistra: un ragno, una formica, un'ape, un bombo, una libellula, una mosca, una zanzara femmina e una zanzara maschio. Un manuale di entomologia, insomma.







lunedì 9 maggio 2011

festa della mamma?

Io questa cosa della festa della mamma proprio non riesco a ricordarmela. L'unica certezza è che dimentico OGNI ANNO di fare gli auguri a mia madre (la quale, peralatro, non ci fa caso:  probabilmente non se ne ricorda neppure lei. Il che depone a favore dell'ipotesi sindrome distrattiva ereditaria).
Mia suocera, che invece è sempre attenta, ha messo al lavoro i bambini per tutta la giornata di sabato (mentre io, per inciso, me ne stavo placidamente spalmata su una sdraio, sulla spiaggia insieme alle mie amichette, a 100 km di distanza), e ieri mi ha fatto trovare opere di alto design realizzate da loro, oltre a un delizioso cestino di fiori. Me lo merito? No, perché ovviamente non ho neppure vagamente pensato di ricambiare, anche solo con un educato "auguri anche a te".




Comunque, con un po' di ritardo, ecco il mio pensiero per tutte le mamme (attuali o in potenza) che capiteranno su questo blog: si tratta di una canzone. Questa qui.
A dispetto del titolo, non è una canzone sulle mamme. È una canzone sull'amore, questa strana cosa di cui non si parla mai abbastanza, ed è una delle più belle canzoni d'amore che io conosca.
La dedico a tutte le mamme, che sono anche (si spera) donne amate e amanti. La dedico a tutto l'amore che c'è nelle vostre vite, con l'augurio (e qui veniamo a noi) che si possa davvero abitare la stanza di un figlio "senza mai spostare niente".

venerdì 6 maggio 2011

problemi di comunicazione

Diego in lacrime. Questa mamma che lavora tanto, proprio non gli va giù...
"Voglio la mamma" dice piangendo. "Voglio la mamma" ripete ossessivamente, singhiozzando.
"Ma quando sei all'asilo" cerca di consolarlo la nonna "mica cerchi la mamma..."
"Lì ho tanti amici" frigna lui.
"Vuoi andare in bici?!" si stupisce la nonna.
"Ho tanti amici!" piagnucola.
"La mamma ha i mici?"
 "Ho-tanti-amici-all'asilo!" scandisce Diego, smettendo di piangere.
Una mamma rinchiusa nello studio e una nonna chiusa nella sordità: ci vuole davvero molta pazienza con i grandi...


martedì 3 maggio 2011

Le gioie della maternità

Giorno di Pasqua, pranzo dai parenti. Il cuginetto di un anno è nervoso, piagnucola, non sta buono in braccio, non sta buono nel seggiolone, non sta buono a spasso. I suoi finiscono di corsa un piatto di tortellini e lo portano a casa: "Tanto è inutile, non si riesce a godersi la festa così!" dicono correndo via.
Li guardo abbandonare la tavola e penso: "Che bello avere figli grandi, che se ne stanno di là a giocare e ti lasciano tranquilla..."

Questo, esattamente, vuol dire chiamarsela.

Ore  22 della notte di Pasqua. Anna si è appena addormentata e comincia a tossire. Tossisce ininterrottamente per un'ora. Poi vomita sul lettino. La consolo, pulisco, la rimetto a letto e torno anch'io sotto le coperte.
Mezzanotte e mezza: Diego si agita. "Hai la pipì?" "No, mi fa male un orecchio!" 
Comincia il tormento. Il seienne piange, non riesce a dormire. Proviamo a dargli un antifinammatorio, ma non ha effetto. Alle 2 e mezza spedisco padre e figlio dalla guardia medica, che di notte non è più attiva. Alle 3 gli diamo la tachipirina e alle 3 e mezza si addormenta. Sono passate poco più di 12 ore da quando mi ero rallegrata di avere figli non problematici.
Ovviamente il picnic di pasquetta salta, e ci ritroviamo tappati in casa. Salta anche il previsto pomeriggio da amici giardinomuniti.
Il giorno dopo la pediatra riscontra un'otite perforata: antibiotico.

Sabato successivo, 30 maggio. Siamo a cena da amici. Diego è strano. Possibile che abbia la febbre? Ma è sotto antibiotico! Eppure sì, è possibile.
Domenica 1 maggio viene a trovarci mio fratello: grande festa di famiglia. Diego è una larva. Impossibile permettersi una passeggiata fuori, una sosta al parco, anche solo la merenda sul terrazzo.
Il giorno dopo, cioè ieri, la pediatra lo trova molto raffreddato. "Bene" dico io "prenderei appuntamento anche per la sorella, tanto tra poco toccherà a lei". Saggezza materna, premonizione, abitudine, rassegnazione?

Oggi i bimbi sono dai nonni. Li aspettava un pomeriggio di coccole e vizi. Anna, di sua spontanea volontà, chiede di andare a letto. Il nonno mi chiama allarmato: "Forse non sta bene?" È probabile. Mia figlia che se ne va a dormire senza essere costretta può significare solo una cosa.
Infatti si sveglia con 39 di febbre. In tutto, tra aprile e maggio, ha fatto 6 giorni di asilo.

Inutile dire che per il weekend avevamo in programma: sabato, gita al mare per festeggiamenti paralleli addio al celibato/nubilato di una coppia di amici; domenica, gita in montagna già rinviata millanta volte causa malattia.

Non commento oltre.
Dico solo: ode sempre al paracetamol, che sperde l'ira e fuga il duol...