giovedì 30 giugno 2011

Tuoni, fulmini e saette

Resoconto rapido rapido di una bella serata passata in casa. Una serata SOLO ADULTI.
Non capita spesso. Anzi, negli ultimi 6 anni sarà stata la seconda volta. Di solito, invitiamo persone bambinomunite, o comunque ci sono i nostri due figli ad abbassare l'età media.
Ieri sera, visto che si doveva parlare di cose importanti per il destino dell'umanità, alle nove ho messo a letto i bambini. Poi sono tornata a far parte della società degli adulti. Ah, l'ebrezza di voci virili, di donne dallo sguardo maturo, di parolacce senza veli, di discussioni accese che non vertono sul possesso di una forchetta con il manico blu, e non si concludono a morsi.
L'euforia è durata circa 15 minuti, quando il primo urlo ha squarciato la notte: "Mammaaaa!!! Dove sei?!"
Rimetto a letto i bimbi, paziente, e torno in terrazzo a dare il mio contributo per la salvezza del genere umano. 
Poi è iniziato il temporale. Un temporale biblico, da furia degli dei. Una raffica di tuoni che è durata un'ora e mezza. E con questo, si è chiusa la mia partecipazione al nobile consesso, visto che ogni 10 minuti mio figlio arrivava in lacrime a reclamare la mia presenza come scacciamostri-parafulmine.
Insomma, la mia serata solo adulti si è rivelata un parziale fallimento, visto che non sono riuscita a seguire un ragionamento che fosse uno.
Sì, perché al momento del parto una donna deve sapere che espellerà definitivamente dalla propria vita:
un bambino
una placenta
una quantità di liquidi
la spensieratezza
il tempo libero
l'autosufficienza

Allo stesso tempo, certamente, assumi anche qualcosa che resterà con te per sempre:
un bambino
l'ansia
i sensi di colpa
le emorroidi
il rischio di incontinenza precoce
una cornice di senso che, alla fin fine, dà un perché alla tua inutile esistenza


Comunque la prossima volta i bambini vanno a dormire dalla nonna.

martedì 21 giugno 2011

GSC

Volevo parlare di un piccolo episodio accaduto ieri sera, ma prima è necessaria una premessa. Esiste una figura che meriterebbe uno studio antropologico, un'approfondita analisi psicologica e (secondo me) anche un trattamento sanitario obbligatorio. Si tratta del GSC (Grande Scassaminchia Condominiale).
Ogni condominio ne ha uno: viene fornito insieme alle buchette delle lettere e allo zerbino. Io ne ho incontrato uno in ogni condominio in cui ho vissuto, e certamente non sono la sola.
Tipicamente, il GSC se ne sta acquattato nell'ombra e studia per giorni le abitutindi della preda. Sulle modalità d'attacco esistono alcune varianti. C'è quello che, quando decide di venire allo scoperto, ogni volta che incontra la preda lancia frecciatine. C'è quello che semina zizzania tra i condomini, e di solito evita di parlare con il diretto interessato. C'è quello che balza alla gola della preda per poi tornare ad acquattarsi nell'ombra in attesa della prossima occasione.
In ogni caso, il GSC vi spia e sa tutto di voi. Il GSC si crede il paladino del regolamento condominiale, il cavaliere della tavola dell'assemblea, lo scudiero dell'amministratore. 
Solitamente, infatti, il GSC non vi dirà: "secondo me non si deve fare così", ma piuttosto: "i condomini si lamentano perché" oppure "qualcuno dice che". Insomma, il GSC non si assume la responsabilità delle proprie parole. Tuttavia è molto creativo, e spesso inventa regole che esistono soltanto nel mondo incantato della sua mente. 
C'è da dire che il GSC soffre orribilmente per gli affronti al regolamento, vero o immaginario che sia. Detto questo, io non gli tributo pietà, ma soltanto disprezzo.
Tipicamente il GSC è quello che dice: "i bambini non possono giocare a pallone nel cortile" oppure (com'è successo a me) "i bambini non possono colorare con i gessetti sull'asfalto".
Ieri sera, comunque, ho avuto modo di testare un GSC al massimo delle sue capacità scassaminchiesche.
Il mio condominio ha un bellissimo giardino interno, con vialetti perfetti per la bici e il monopattino. Io ero lì con i miei figli e un amico (esterno al condominio) con i suoi due bambini. 
I bambini non stavano scavando trincee nel prato. Non stavano lanciando pietre contro i vetri. Non si stavano facendo le canne nell'ascensore. Andavano in bicicletta.
Secondo questo splendido esemplare di GSC che ci stava spiando, e che è venuto giù al puro scopo di esercitare le sue doti scassaminchiesche, le persone estranee al condominio non possono accedere al parchetto. Alla mia obiezione che l'amico in questione era mio ospite, il GSC ha ribattuto che se tutti portassimo una trentina di amici al parchetto, la situazione diventerebbe ingestibile.
Eccerto, perché tipicamente la gente gira in branco, campeggia nei parchi altrui e possibilmente accende fuochi sulle rampe dei garage.
Non mi dilungo sul resto della conversazione, perché il tenore è quello tipico di queste discussioni, e ne avrete fatto esperienza diretta.
Ora, forse ognuno di noi rischia di diventare, prima o poi, un GSC. Quindi vorrei diffondere l'allarme perché, ai primi segnali di questo disturbo, si possa correre ai ripari.
Se amate scendere in strada e vedere gente che passeggia e si ferma a scambiare due chiacchiere, se vi piace vedere bambini che giocano e magari fanno casino e si divertono, se quasi non vi accorgete dell'adolescente che ascolta la musica ad alto volume, allora potete stare tranquilli ancora per un po'. Se invece vi scoprite a chiudere le finestre, in pieno agosto, perché gli schiamazzi dei bambini in cortile vi disturbano, o se vi sentite ribollire di rabbia perché prima di parcheggiare dovete aspettare che qualcuno sposti la borsa della spesa che ha poggiato a terra... allora attenzione: il GSC dentro di voi sta dando i primi segni di vita e presto dispiegherà tutto il suo malefico potere.

domenica 12 giugno 2011

Il filo di Cloe

Di precarietà, secondo me, si parla e si scrive troppo poco. Eppure c'è chi lo fa, e magistralmente.
Questo è il video di un fumetto, un fumetto che a sua volta riprende un libro.
L'autrice è Nicoletta Bortolotti. Il titolo è: "Il filo di Cloe". Anche qui si parla di genitori, di figli, di lavoro, di quel bizzarro mondo degli adulti visto con gli occhi di una bambina...



giovedì 9 giugno 2011

Se vedi un gatto nero...

Come forse avrò già scritto, i gatti fanno parte della mia vita fin dai primi ricordi... In pratica non c'è mai stato un periodo significativamente lungo senza che, intorno a me, si aggirassero creature pelose con gli occhi a fessura.
In questi giorni sto lavorando su un libro dedicato ai gatti, e trascorro ore a leggere di straordinari esempi di amore, di intuito, di capacità al limite del paranormale... È incredibile la letteratura sull'argomento.
a) C'è stato un gatto, per esempio, che ha svegliato nel cuore della notte i suoi padroni, miagolando disperatamente, per avvertirli che c'era qualcosa di strano fuori dalla porta: era una neonata, abbandonata nel freddo di un marzo tedesco.
b) Ci sono gatti che miagolano o graffiano i padroni, addormentati, per avvertirli di incendi o fughe di gas.
c) Ci sono gatti che sentono l'arrivo di eventi catastrofici, tipo i terremoti, e permettono ai padroni di salvarsi.
d) Ci sono gatti così legati ai loro amici gatti, cani, pappagalini ecc. che non sopravvivono alla loro morte...
e) Ci sono gatti che, quando il padrone è malato, non si spostano dal letto se non per mangiare e fare le loro cose nella sabbia, salvo tornare alla vita normale quando il malato guarisce.
f) Ci sono gatti che sembrano presentire l'arrivo della morte.  Il più famoso è Oscar: "lavora" in centro di cura e percepisce l'arrivo della morte dei pazienti più gravi, si sistema vicino a loro e li assiste nel trapasso. Ne hanno tratto anche un libro: questo qui.

Ora, confrontiamo i miei gatti con le varie tipologie.
Prendiamo la a) e la b). I miei gatti miagolano sistematicamente tutte le notti, spesso graffiano i componenti della famiglia, ma di solito lo fanno al puro scopo di rompere i c...
Ci sono stati diversi terremoti, di lieve entità, da quando ho i miei attuali micioni, ma hanno sempre continuato a farsi tranquillamenti i fatti loro, quindi direi che non ricadono nella categoria dei gatti c).
Nel caso della tipologia d), per fortuna, non sono ancora arrivata al punto di verifica. Certo è che i miei due gatti, fratelli e vissuti sempre insieme, di solito tentano di ammazzarsi reciprocamente.
Ma quello che mi inquieta sono le tipologie e) ed f). Effettivamente mi è capitato di passare giornate a letto, sfinita magari da un virus intestinale, e ammetto che i miei gattoni mi sono stati molto vicini e mi hanno fatto compagnia. Ma se dovesse capitare di nuovo, e mi ritrovassi a letto con i gatti che mi vegliano assiduamente, come evitare il sospetto che si siano improvvisamente immedesimati nel ruolo del gatto f)?



mercoledì 1 giugno 2011

Testimone scomoda

Diciamolo, io penso di essere una personcina intelligente. Allora perché a volte faccio cose tanto, ma tanto stupide? 
Non me lo spiego.
Per esempio: 29 maggio 2011. Data prevista per il matrimonio di una carissima coppia di amici. Io dovrei essere la testimone della sposa. Io.
Perché con questa mia amica abbiamo condiviso tanto. Tutti i momenti peggiori del nostro ritrovarci mamme di bimbi insonni, lo svezzamento, i primi passi, le prime parole, le prime (problematiche) pappe, il primo giorno d'asilo. Ma anche sofferenze profonde e grandi gioie, piacevoli giornate di vacanza e frustranti condizioni di lavoro. Tanto. Tantissimo. Al punto che lei mi vuole come testimone delle sue nozze. Io. Me.
Mi faccio prendere dall'ansia da prestazione. Comincio a pensare al vestito, a un nuovo taglio di capelli, alle unghie, le scarpe, la ceretta, il regalo, il biglietto.  I vestiti per i bambini. La stagione  è incerta, devo prevedere un cambio per ogni eventualità e finisco per preparare una valigia.
Ho il terrore di arrivare tardi, perché il matrimonio è previsto per le 10 del mattino e noi siamo in quattro da lavare, cibare, vestire, pettinare. Tutto dev'essere perfetto, programmato nel minimo dettaglio. Ora della sveglia, minutaggio preciso per le docce, per la colazione, per il vestimenti,  per il trucco, per gli ultimi ritocchi ai capelli. Durante la notte sogno di arrivare in ritardo. Nell'incubo, trovo un altro testimone al mio posto e la mia amica che mi dice: "ho dovuto chiedere a qualcun altro, visto che tu non arrivavi.” Mi sveglio alle 5 e un quarto per l'ansia.  Mi alzo in modo da avviare il programma il prima possibile: tutto si svolge secondo una scaletta rigidissima, applicata senza un minimo di sbavatura.
Usciamo di casa perfino con un certo anticipo, e con un certo anticipo ci ritroviamo ai piedi della scalinata che conduce alla Sala Rossa, la prestigiosa stanza in cui si svolgono le cerimonie dei matrimoni civili, in quel di Bologna. Noi e lo sposo. In attesa della sposa, che (si sa) deve arrivare per ultima.
Mancano cinque minuti all'ora X, e l'altra mia amica presente al matrimonio, con la quale abbiamo messo a punto poesie, lettere, volantini spiritosi, mi dice: "ci siamo dimenticate il riso!"
Panico. Non è possibile. Non esiste matrimonio senza lancio del riso. È domenica e siamo in Piazza Maggiore, nel centro di Bologna. Mi si attiva la modalità "risoluzione dei problemi al volo", che cancella immediatamente la modalità "massima efficienza e rispetto dei piani stabiliti".
Senza ascoltare le deboli proteste di mio marito, mi fiondo in farmacia, unico negozio aperto in cui ci sia qualche speranza di trovare del riso.
C'è la fila. Ma io, cocciutamente, aspetto.
Esco di corsa e non vedo più nessuno. Nessuno della mia famiglia, nessun invitato, nessuno sposo.
E io non so nemmeno dov'è la stanza della cerimonia. E devo correre. Con i tacchi.
Dopo alcuni giri a vuoto alla ricerca della Sala Rossa, tra gruppi di turisti e cacche di piccione, mi vedo venire incontro mio marito, paonazzo: "dove sei finita? Ti stanno aspettando!"
Entro trafelata nella sala. Tutti sono al loro posto. Gli ospiti da una parte, gli sposi dall'altra. Una poltrona vuota: la mia.
E il celebrante: "Venga, venga! Aspettavamo giusto lei!"



È andata così: la testimone è arrivata dopo la sposa.
Avrei voluto sprofondare, annullarmi, polverizzarmi, prendermi a schiaffi. 
Non vi dico l'umiliazione.
Non vi dico la rabbia quando, alla fine della cerimonia, il fratello dello sposo si è presentato con una cesta colma di 10 chili di riso.
Non vi dico la mortificazione, con le mie ridicole scatole di pastina Plasmon (perché in farmacia, che lo dico a fare, il riso non ce l'avevano).