giovedì 21 luglio 2011

Le gioie dello shopping

Andare all'ufficio postale con i bimbi, sbagliare il numerino di prenotazione, presentarsi a un'operatrice vagamente irritata e concludere la vicenda con tua figlia che dice, indicando gli enormi nei sul viso della donna: "perché quella signora ha tutti quei brufoli?"
Andare in un centro commerciale e prendere il carrello-macchinina, ingombrante come una rolls-royce, con il quale urti tutti gli espositori che oscillano paurosamente, con camicie e pantaloncini che cadono come fichi dall'albero, e concludere la vicenda recidendo i tendini delle caviglie di un biondo giovine.
Andare da Benetton, pagare a una commessa gentile che sorride ai bambini e dice allegramente "ciao!", e concludere la vicenda con tua figlia che urla, in modo che l'intero negozio possa sentirla: "quella ragazza non è bella per niente!"
Trovare finalmente le ciabattine agognate, del numero giusto, con la sirenetta, proprio come le voleva lei. Lasciare che le indossi come un trofeo, ciabattando per il centro commerciale. Sentirla che inizia a lamentarsi: "mi fanno male qui, mi danno fastidio lì, mi escono, l'elastico scivola". Cercare di farla ragionare, mentre se ne sta seduta per terra tra la gente che passa, piangendo. "È solo una quesitone di abitudine. Vedrai che portandole non ti daranno più fastidio". Concludere la vicenda con lei che si toglie rabbiosamente le ciabatte e singhiozza: "Non si sono ancora abituate a me, queste ciabatte!"
Tutto questo è shopping con bambini, ovvero: perché hanno inventato gli spazi attrezzati dove rinchiuderli e possibilmente abbandonarli.


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