lunedì 29 agosto 2011

Acqua in bocca

Ho un segreto. Un segreto non mio. 
Ieri sera, prima di addormentarsi, Anna e io abbiamo parlato di un suo problema. Una cosa piccola, per noi adulti, una cosa enorme se la guardi da meno di un metro.
Poi, prima di addormentarsi, Anna mi ha detto: "non dire a nessuno questa cosa. Non voglio che nessuno la sappia".
Lì, sotto la lucina gialla, nel suo pigiamino bianco e rosa,  tra i riccioli confusi sul cuscino, Anna  e io abbiamo siglato il nostro primo patto di segretezza
E quindi, anche se è una cosa piccola piccola (ma enorme, se la guardi da meno di un metro), io non la dirò.
Volevo dirlo, che non la dirò.
Volevo dirlo anche a lei, che magari tra qualche anno leggerà questo blog.
Anna, non l'ho detto a nessuno, stai tranquilla...


giovedì 25 agosto 2011

Cassandra Crossing e la coerenza del sistema educativo

Non tutti hanno figli dotati di talento ingegneristico e megalomanie degne di un architetto faraonico. Dunque, perché proprio io?

Diego produce e si affeziona tenacemente a: basi spaziali composte da decine di mattoncini lego, esposizioni complete di dinosauri dal Triassico al Cretaceo, quantità inverosimili di mostri, disegnati, ritagliati, intagliati, assemblati...



E soprattutto, a fasi ricorrenti e inesorabili come le ricadute di otite, le piste del trenino Ikea:





Impossibile smontarle senza un suo esplicito consenso, queste piste occupano per giorni porzioni importanti della casa: terrazzo, corridoio, cameretta e, soprattutto, sala. A volte sono lineari e si estendono per chilometri come la transiberiana, altre volte sono contorte e insensate come le montagne russe:



In entrambi i casi, sono inevitabilmente in mezzo. Io riesco a inciampare in ponti, cavalcavia e snodi sia uscendo sia rientrando nella stanza, anche in rapida successione. Spesso bisogna evitare  di spostare le sedie, per non compromettere il progetto.
Naturalmente, l'avido ingegnere non è mai soddisfatto delle sue creazioni:
"Mamma! Non riesco a completarla! Ci vorrebbero altri pezzi!"
"A me sembra perfetta così"
"Ma non vedi" protesta già sull'orlo della disperazione "che questa deviazione finisce in un binario morto? Mi compri altri pezzi?"
(A questa richiesta, lampeggiano nella mia mente immagini apocalittiche di binari che infestano tutte le stanze, passano sotto le coperte, si infilano negli armadi, circumnavigano il water)
"No amore. Ne hai già a sufficienza. Pensa che il bello di costruire una pista è proprio la sfida: riuscire a completarla con i pezzi che hai. Anche se ne compri altri, ti troverai che non riesci a completarla perché magari hai sbagliato il progetto. Studia un modo per chiudere quel binario morto... è il bello del gioco!"
Diego sembra quasi convinto. In quel momento entra il papà, che lancia uno sguardo ammirato al pargoletto suo.
"Diego, ma che bella pista! Sei proprio bravo! Uno di questi giorni andiamo da Ikea e compriamo altri pezzi!"


...











martedì 23 agosto 2011

Il filosofo speculativo e il pragmatismo dell'Occidente

Conversazione numero 1
Auto, interno notte.
Diego, improvvisamente: "Mamma, ma come si sta da morti?"
Io: "I-in che senso?"
Diego: "Quando uno è morto, sta bene?"
Io (in palese difficoltà): "Non lo so, non mi è ancora capitato. Perché me lo chiedi?"
Diego, con voce già pronta al pianto: "Perché io non voglio morire!"
Io: "Ma amore, non pensare a queste cose! Hai solo 6 anni! Pensa piuttosto che è una bella serata, sei fuori con i tuoi amici, stiamo andando a prendere un gelato..."
Anna, a concludere: "Sì, pensa che non è ancora cominciata la scuola!"


Insomma, se fosse per tipi come Anna, la filosofia si sarebbe fermata a Talete. Ma sono aperte le scommesse su chi dei due vivrà meglio...
Del resto, i ruoli sembrano già chiari a entrambi.

Conversazione numero 2
Casa della nonna
Diego: "Io da grande farò il paleontologo!"
Anna: "Forse anch'io"
Diego: "No, tu non puoi! Segui troppo la moda... Un paleontologo si sporca!"

Conversazione numero 3
Interno cucina
Diego: "Mamma, ma se io farò il paleontologo, non avrò mai tempo di stare con i miei figli..."
Io: "Perché dici questo?"
Diego: "Perché gli scavi si fanno d'estate. Quindi: d'inverno i bimbi saranno a scuola, e d'estate, quando loro saranno in vacanza, io sarò in giro per il mondo. Sentirò la loro mancanza!"

Conversazione numero 4
A cena fuori
Anna, sporgendo il musetto: "Mamma, si vede ancora il lucidalabbra?"












martedì 16 agosto 2011

A casa

Ci sono vacanze e vacanze. Ci sono viaggi e ci sono ritorni, e anche viaggi senza ritorno, e ritorni senza viaggi...
Rientro a casa mia, dopo essere stata a casa mia. Riprendo la mia vita di oggi, dopo una piccola incursione nella mia vita di ieri, nello spazio immacolato in cui alle pareti sono appese foto di una bambina che si chiamava "me". 
Capita anche alle galassie di scontrarsi, pur avendo tutto l'universo a disposizione. Quindi cosa c'è di strano se il presente si imbatte quasi per caso nel passato? Un piccolo schiocco, una scintilla, una fitta pungente al petto... sciocchezze, nulla di significativo, soltanto un po' di straniamento, un leggero senso di vertigine.
La Calabria della mia infanzia è sempre lì, e quest'anno è stata generosa con me. In pochi giorni mi ha dato tutta se stessa: il verde ostinato, l'azzurro inquieto, il vento che è come l'abbraccio di un uomo rude. Il vento da cui mi facevo rapire per gioco, lasciando che mi trasportasse come un foglio di carta. Il vento a cui cedevo la mia volontà, mentre fingevo che fosse lui a spingermi dove le mie gambe mi portavano.
Era un gioco bellissimo, per me e mia cugina, che aspettavamo quelle giornate furibonde, così frequenti sulla costa, in cui le porte sbattono, i rami si spezzano, la sabbia schizza negli occhi. Allora aprivamo le braccia e gridavamo di gioia e disperazione, mentre il vento ci allontanava l'una dall'altra, ci riportava vicine, fin quasi a poterci toccare, per poi strapparci via violentemente quando le nostre mani stavano per stringersi.
Il vento del caso e delle occasioni mi ha portata via dalla Calabria. O forse, come in quel gioco, sono state le mie gambe a farlo.
Tornare laggiù, quest'anno, con amici incontrati in questa mia nuova vita, mi ha costretta a socchiudere le porte. La curiosità di mia figlia mi ha indotto ad aprire cassetti.
Bambini hanno giocato con i miei giocattoli.
Ho sfogliato album di fotografie, ho riscoperto cose scritte cent'anni fa, ho impugnato la racchetta che non so più usare, ho ritrovato feticci che non credevo di aver conservato.
Ho dormito nel letto che fu di mio padre e mia madre.
Ho balbettato un dialetto che s'inciampa sulle mie labbra.
Ho nuotato nell'incavo dell'appennino, tra monti non ancora aspri ma già fieri.
Ho calpestato spiagge in cui ogni pietra potrebbe raccontare duemila anni di marinai e conquistatori.
Ho pronunciato nomi forgiati in lingue ormai morte, in cui solo un orecchio allenato coglie echi di Egeo.
Ho incontrato amici - anzi, amiche - con la fiducia di legami che non temono il passare del tempo.
Ho portato con me amici che mi hanno regalato una vacanza serena e ridente, che mi hanno fatto sentire giovane, che mi hanno guidata alla scoperta di una Calabria che non conoscevo, o che non ricordavo, o che, attraverso i loro occhi, appariva diversa.
Sono tornata a casa con tante minuscole cicatrici, alcune nuove altre vecchissime, che hanno ricominciato a dolere. Ho disfatto le valigie con la strana sensazione che una sola vita possa contenere molte vite, che un tempo infinito ci sia concesso per ruotare intorno a noi stessi. 
Sono seduta al mio computer con la voglia di ballare la tarantella, scuotendo selvaggiamente i capelli, a occhi chiusi e muso duro.
Ma è meglio che me ne stia cheta cheta, perché le vacanze sono una parentesi, e le cicatrici devono richiudersi, e sto per compiere 36 anni, e quando il vento sbatte le porte, bisogna fermarle...