martedì 20 settembre 2011

Bilancio (ma non mi sbilancio)

Ieri, in questa frazione di universo un tempo patria dei comunisti, si apriva ufficialmente il nuovo anno scolastico. "Il giorno più bello della mia vita!" secondo l'ottimista previsione di Diego.
Il primo giorno di scuola è una data importante, e i bambini lo sapevano bene. Tutti eccitati, con i loro zaini nuovi di zecca, i quadernoni odorosi di cartoleria, gli occhi appena un poco smarriti per tutta quell'allegra e chiassosa baraonda.
La cerimonia d'accoglienza è stata toccante: i bimbi erano tutti in cerchio davanti a un grande albero di cartone (perché la cornice narrativa del loro ingresso nel mondo del Dovere è il Verdebosco), ad aspettare di essere chiamati per nome, uno per uno, a ritirare un misterioso pacchettino. C'era quello che si alzava baldanzoso e fiero e, a passo d'oca, si dirigeva deciso alla meta. C'era quello che correva ad afferrarlo, gli occhi fissi a terra, il viso rosso d'imbarazzo, l'espressione di chi vorrebbe essere ovunque tranne che lì. C'era quella che sorrideva radiosa, come se non avesse aspettato altro tutta la vita, mentre i flash illuminavano il suo percorso verso la gloria. C'era quella che si faceva chiamare tre volte, perché era occupata in chiacchiere e non aveva sentito il suo nome. C'era Diego, attento e concentrato per non rischiare uno passo falso in quel suo primo cimento da alunno.
Se qualcuno se lo stesse chiedendo, non ci saranno foto dell'evento. E non per una questione di privacy.
"Non la porto, la macchina fotografica, tanto mica si potranno scattare foto" dico io, prima di uscire.
"No, non credo" concorda l'altra metà della mela.
Infatti. C'era una macchina fotografica per ogni genitore: dalle super compatte alle super reflex ai cellulari di ultima generazione. Perfino quando i bambini sono stati accompagnati in classe, la maestra continuava a sollecitare, premurosa: "Se volete scattare qualche foto, prima di andare, fate pure."
Non avevo la minima intenzione di farmi rovinare la giornata dalla rabbia, quindi l'ho rimandata a oggi. Ed eccola qua: grrrrrrrrrrrrrr
Intanto, a poche centinaia di metri da lì, un'altra bambina affrontava una prova decisiva. Perché era anche il primo giorno di materna per Anna. Il ritorno in quel covo di angoscia e frustrazione da cui era fuggita a maggio.
Come incoraggiamento, prima di uscire l'avevo chiamata in bagno in gran segreto e le avevo spruzzato un po' del mio profumo (biologico e naturale) su un polso. "Ormai sei grande" le avevo detto "visto che sei al secondo anno di asilo. Un po' di profumo ci vuole!"
È entrata in aula in lacrime, la testa affondata nella mia spalla, il braccino teso per far sentire il profumo alla maestra, e l'ho lasciata in tutta fretta per correre da Diego, con la paura di far tardi, e anche perché non è concesso dilungarsi in inutili tentativi di consolazione.
L'ho ritrovata intenta a sfogliare un libro, lo sguardo sereno di chi ha vinto una battaglia, se non la guerra. "Si vede che è cresciuta" ha commentato la maestra. "È stata bravissima!"
Insomma, il bilancio del primo giorno è totalmente positivo (eccetto la trascurabile sensazione di essere una mamma inaffidabile, incapace, imprevidente, dissennata).
Stamattina Anna era ancora in lacrime, ma vabbe'. Intanto sono diventata madre di nuovo: madre di un altro bambino, perché il mio ometto è adesso uno scolaro, uno studente, un piccolo apprendista adulto.
Ah! Avrò anch'io qualcosa da impormi, qualcosa per mettermi alla prova e sfidare le mie capacità di autocontrollo: sono andata a iscrivermi in palestra.
E non ridete. Ce la farò.




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