lunedì 26 settembre 2011

Donne in carriera (de che?)

Questa mattina, nella vana attesa di file che languono nella cartellina di un qualche direttore (probabilmente) ancora intento a smaltire il combinato disposto di cocaina e superalcolici, ho acceso il ferro, montato l'asse da stiro e sollevato una cesta di biancheria ormai quasi da rilavare, visto che l'ho lasciata a impolverarsi per giorni innumeri. Per dare al tutto un tocco di modernità, ho attivato lo streaming di Radio2, così mi sono lasciata coccolare dalle calde voci delle mie trasmissioni preferite, tra sbuffi di vapore e pieghe caparbie.
Argomento di oggi di una delle trasmissioni: "Le donne e la maternità: quanto incide sulla carriera la sciagurata idea di mettere al mondo dei figli?"
Io, che i figli li ho fatti con l'incoscienza di una gatta randagia, io che ho scelto senza sapere di segliere, devo dire che che finora mi sono lasciata trascinare dagli imprevisti, a bordo di una scialuppa di salvataggio, ostinatamente convinta che si trattasse di un transatlantico. Mi sono ritrovata in altomare, con due piccoli remi e tutto quell'orizzonte intorno, e navigo a vista.
Tutte queste donne che telefonavano e mandavano sms in trasmissione, dicevano sì, no, i figli incidono, non incidono, portano via qualche mese, cambiano la prospettiva, i maschi sono privilegiati, ci riesco, non ci riesco, è quello che voglio, me lo faccio andar bene, rinuncio, non è una rinuncia, sacrifico, non è un sacrificio, e cose così, dal senso della vita al calcolo dell'Irpef.
Finito di stirare sono andata a stendere l'ennesima batteria di pantaloncini e magliette taglia XXS, e mentre ero tutta presa nel mio ruolo di bella lavanderina ho avuto l'illuminazione: ma di quali donne stiamo parlando?
Molte mie amiche non fanno figli, è vero, ma non perché rifiutano di rinunciare alla carriera. È che, molto più banalmente, non hanno neppure un lavoro degno di questo nome, e non se la sentono di diventare madri senza un minimo di stabilità sotto i piedi. O meglio ancora, non è che non se la sentono: non ci pensano proprio. È un idea al di là di ogni immaginazione...
Se dovessi rispondere in prima persona alla domanda: "quanto ha inciso la maternità sulla carriera?" dovrei rispodere: "carriera de che?"
Quando mai mi è stato prospettato un salto di qualità, un aumento di responsabilità, un maggior carico di lavoro? Al massimo mi è capitato di dire al call center di turno: "no, guarda, sabato non posso venire perché tengo famiglia". Tutto qua.
Se c'è un'idea che mi schiaccia, che mi mortifica, che mi fa sentire precaria anche se lavoro full time, è proprio la mancanza di prospettiva. Qui sono e qui rimango, e di crescere professionalmente non se ne parla. E ogni domenica ringrazio il destino di ripartire, lunedì, con un lavoro. E ogni venerdì ringrazio il destino di aver aggiunto un'altra settimana tra me e il buio periodo della disoccupazione. E faccio gli scongiuri, i cornini, il contraffascino, per il terrore di tornare indietro.
Manager, direttori, presidenti! Volete testare la tenuta della psiche di una mamma di fronte al dilemma figli-carriera? Eccomi! Qui c'è il mio costato, trafiggete pure! Lusingatemi con promesse, titillate la mia avidità con aumenti di stipendio, tentatemi con prospettive di dominio! Sono pronta!



2 commenti:

  1. Ma come ti capisco!!!
    Io e mio marito siamo entrambi lavoratori a progetto (tra l'altro lavoriamo insieme) e stiamo pensando di iniziare a cercare di avere un bimbo...ma che paura! Qui in ufficio di decine di collaboratori (tutti rigorosamente a progetto) nessuno ha figli...non sappiamo davvero come reagirebbe il boss (noto workhaolic sposato con l'ufficio) di fronte a un pancione! Ma credo che ormai sia ora di buttare il cuore oltre l'ostacolo e provare ugualmente ad allargare la famiglia...succeda quel che succeda! Ma la paura, grande, di non vedermi neanche concessa la possibilità di conciliare figli e lavoro resta tanta...in casa nostra stabilità è una parola che, non per scelta nostra, non è purtroppo neanche presente sul vocabolario.

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  2. e appunto, hai sintetizzato perfettamente la condizione di tantissime donne della mia (nostra?) generazione...
    In bocca al lupo e tieni duro :)

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