mercoledì 19 ottobre 2011

Il corpo-bambino e lo struzziosauro

6 anni e mezzo, 4 anni e una manciata di mesi. Sono ancora cuccioli, questi miei figli. Ancora così facili alle lacrime per un cartone animato proibito, per un temperino rotto. Ancora così fragili. Ancora così liberi.
Ma detta in altro modo, quanta infanzia hanno ancora davanti? Diego è a metà della sua, Anna un passo appena più indietro. A costo di precipitare nella banalità, confesso che mi riesce difficile rassegnarmi.
A volte li guardo giocare, e piuttosto che partecipare ai loro giochi mi vien voglia di stringerli forte, quasi potessi trattenere il loro corpo del qui-e-ora. Quei corpi mi mancheranno, lo so. E per quanta vita ci possa essere concessa, li amo con disperazione, e nostalgia preventiva.
Sarà l'autunno... che ci posso fare. 
Abbiamo l'abitudine di addormentarci tutti nel lettone (almeno, i 3/4 della famiglia, più i gatti, si addormentano). Quando il sonno si è fatto concreto, prelevo i bambini dal talamo nuziale e li porto nei loro lettini. Ieri sera sollevare Diego mi è costato una fatica tremenda. Era in una posizione difficile da gestire, e l'ho portato nella sua camera stringendolo, praticamente, sotto la nuca. È diventato pesante. È diventato grande... Quando l'ho posato nel suo letto, l'ho baciato più volte, quasi a volerlo risarcire di non essere già più leggero come prima.
Tra poco, il nostro rituale del "sonno tutti insieme" sarà impraticabile. E forse non dovrò più rincorrerli per la casa per mettergli le scarpe, non dovrò più bisticciare davanti a un pasto indesiderato, ma non potrò neppure tenere la mano di Anna tutta dentro la mia, come ora.
Volevo scriverlo qui, perché questo blog è per loro. Sempre che il mondo non finisca nel 2012, quando saranno grandi troveranno qui le tracce dei miei sguardi sui loro corpi. Perché si ha così poca memoria della propria infanzia, e soprattutto del proprio corpo bambino: giusto qualche sensazione, o eco di sensazione. Invece voglio imprimerlo con la forza di questo inchiostro virtuale, il senso di assoluta "carnalità" del loro essere oggi. Il loro odore, la consistenza della loro pelle: io li sento!
E allo stesso tempo, voglio ricordarmi scenette tipo questa, stamattina, mentre li portavo a scuola.
Diego.: "Allora, qual è il dinosauro più grande?"
Io: "Il dipl.."
D.: "Aspetta! Ti devo dare le risposte! Qual è il più grande: il tirannosuaro, il criolofosauro o il brachiosauro?"
Io: "Il brachiosauro!"
D.: "Bravissima! E qual è il dinosauro che esiste ancora?"
Io: "Non so... il coccodrillo?"
D.: "No, il coccodrillo è l'evoluzione del sarcosuco. Ti aiuto: qual è il dinosauro che esiste ancora? Il sarcosuco, lo pteranodonte o il mostro di Loch-Ness?"
Anna: "Il mostro di lonches!"
D.: "Deve rispondere la mamma!"
Io: "Ma no, facciamo giocare anche Anna!"
D.: "Va bene, brava Anna, hai indovinato. E che dinosauro è il mostro di Loch-Ness?"
Io.: "Boh!"
D.: "Un elasmosauro! Adesso una domanda più facile: qual è il dinosauro più piccolo e veloce?"
Io: "Il velociraptor!"
D.: "Aspetta! Il velociraptor o lo struzziosauro?"
Anna: "Il velociratupur!"
D.: "Sbagliato! Lo struzziosauro!"
Io: "Ma sei sicuro che esista, lo struzziosauro?"
D.: "Certo che sì! Esiste eccome! Sono io l'esperto!"


Ed eccolo qua:



però non credo che fosse più veloce del Velociraptor, piccolo saccente!

















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