mercoledì 26 ottobre 2011

Sorprese

Ci sono giorni, bisogna dirlo, in cui senti di essere a un passo dalla violenza, e che solo un sottile strato di buon senso ti evita il contatto con il Male. Come lunedì mattina, un'alba stropicciata e densa, ma alle 6.20 ero già sveglia perché dovevo partire per Milano e non potevo permettermi di perdere il treno. 
Eh, lo so... Vuoi viaggiare sulla Freccia Rossa perché hai una riunione che dura tutto il giorno  e proprio non te la senti di spararti anche 5 ore di treno, ma la FR ha costi esorbitanti, così prenoti con lauto anticipo per accaparrarti gli sconti, e poi hai biglietti inesorabili: o prendi QUEL treno o perdi tutto.
E allora parti con almeno 40 minuti di anticipo, per prevenire tutte le avversità che potrebbero frapporsi tra te e il TUO posto su QUEL treno (tra parentesi, visto che sono scontati, sono sempre i sedili voltati in senso contrario alla marcia, quelli che dopo i primi 10 minuti ti viene su il ricordo delle merende delle medie, e non è una madeleine alla Proust). Ma tra le avversità non hai calcolato che i bambini faranno di tutto, in perfetta sintonia, per impedirti di uscire. 
Intanto, pensano bene di svegliarsi almeno mezz'ora prima del solito, poi iniziano con le richieste lamentose.
"Mamma, voglio te!"
"Mamma, mi devi portare tu all'asilo!"
tic tac... tic tac... il tempo passa, il mio treno è già pericolosamente vicino alla stazione.
"Mamma, non andare!"
"Mamma, non stai mai con me!"
ecc
Ma sono corazzata, i loro tentativi non mi scoraggiano. Allora passano all'azione, mi trattengono, si aggrappano, si avvinghiano:
"La tiritera!" pretende Diego (dicesi tiritera, nel nostro lessico familiare, sequenza di baci a guance alterne, potenzialmente infinita). 
Per fortuna (sia lode alla società dei consumi e all'occidente tutto) che sul digitale terrestre ci sono cartoni animati a ogni ora: anche la mamma può essere degnamente sostituita dalle Bananas in Pyjamas. 
Arrivi in tempo, ma masticando pensieri furiosi: "questi bimbi sono proprio tremendi, viziati e ingestibili!" e lo pensi sul serio, almeno per un paio di minuti, finché non sbollisce la rabbia.
Poi, il giorno dopo, Diego mi dice:
"Oggi il maestro darà dei giochi ai bimbi più bravi!"
"Ah sì?" chiedo io, un po' perplessa. Anche ai miei tempi si usavano i premi, ma non posso fare a meno di avvertire una leggera ansia. So che Diego è un bambino che pretende molto da se stesso, e mi chiedo se abbia già la sufficiente maturità per accettare il fatto che può non essere il migliore.
"Diego" provo a dire per prepararlo, "non è detto che lo vinci, il premio, eh. Siete tanti, tutti bravi, e si vince un po' per uno. Magari adesso non sarai premiato, ma sicuramente la prossima volta sì!"
"Ma io sono tra i più bravi" replica lui, convinto.
(Oddio, penso, così si percepisce. Se lo aspetta... rimarrà deluso! Che tragedia!)
Al pomeriggio, risulta che il premio era uno solo: un regalo per il più bravo. E l'ha vinto lui.
Lo confesso: mi sono sentita molto orgogliosa del mio ometto.
"Davvero?! Ma che bello, Diego! Hai vinto tu? Sei stato bravissimo!"
"Sì ma il premio non ce l'ho. L'ho dato a G. perché è un mio amico, e lui ci teneva!"
E qui, lo ammetto, rimango davvero senza parole. E mi sento anche molto stupida. Improvvisamente mi sembra molto più saggio e maturo di me, quel seienne coi capelli a spazzola.
"Tanto, a me non piaceva nemmeno!"

2 commenti:

  1. evidentemente non e' stato un gran giorno per i viaggi in treno... :-)

    http://leggimiognigiorno.blogspot.com/2011/10/essere-tolleranti-su-un-treno-in.html

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  2. :) io i treni li amo perdutamente, e allo stesso tempo li odio. O forse li odio, ma li amo lo stesso... devo ancora decidere

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