mercoledì 30 novembre 2011

Zona notte

Prima di dormire: la storia secondo Diego
“C'era una volta un pianeta in cui vivevano solo bambini... Giocavano tutto il giorno, non andavano a scuola, non si lavavano i denti, mangiavano solo schifezze. Ma a un certo punto cominciarono tutti a piangere per il dolore. Tutti avevano mal di denti e non c'era nessun adulto per curarlo... e poi non so più andare avanti" dice il papà, già con la lingua impastata e il corpo parzialmente paralizzato.
“Allora decisero di cercare un genitore" prosegue la mamma. “Le leggende narravano che su un'isola viveva un papà tutto solo, senza figli..."
"Era Dio!" interviene Diego.
"Dio?"
"Sì, è il papà di tutti!"
"E dove sta?" chiede il babbo, che solo a sentire nominare le divinità si agita.
"In cielo. E viene giù con il caos!" risponde Diego. (Accipicchia, penso, in prima elementare sono già all'Apocalisse? Ma chi hanno come maestra di religione? Una gesuita?) 
Per fortuna Diego si spiega meglio: "Se i bimbi fanno tanta confusione, lui si sveglia e si arrabbia: 'Chi mi ha svegliato?! Stavo dormendo così bene!'"

Interessante svolta teologica: tra chi dice che Dio non esiste, e chi dice che esiste eccome, una terza ipotesi che potrebbe spiegare un mucchio di cose... Dio esiste, ma se la dorme.

Prima di dormire: i sogni secondo Anna
"Mamma, ti voglio tanto bene!"
"Anch'io te ne voglio tanto... sei la mia principessa!"
"No, tu sei la mia principessa! E stanotte sognerai di avere un anello di pietre preziose, un braccialetto di pietre preziose, una collana di pietre preziose, una corona di pietre preziose, una borsetta di pietre preziose, una cintura di pietre preziose, una cavigliera di pietre preziose..."



martedì 29 novembre 2011

Cronaca semiseria di una partita iva precaria

C'è un principio fondamentale del diritto che recita più o meno così: una legge non può essere retroattiva.
Mettiamo che un giorno dovesse essere emanata una legge che - per esempio - proibisce  agli uomini l'uso del calzino bianco sotto il completo blu. Per quanto questa legge sia altamente auspicabile, non potrebbe essere applicata agli uomini che si sono macchiati di questa abominevole colpa in passato, ma solo a quelli che dovessero continuare a perseverare nel delitto DOPO l'emanazione della legge. 
E questo è quanto.
Veniamo al punto. Nel 2008, per tutta una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo elencare, è stato creato per legge il cosiddetto "regime dei minimi" che in poche parole funziona(va) così: è possibile aprire una partita iva "agevolata" per chi rimane sotto i 35.000 euro lordi all'anno. Chi rientra in questo regime non paga l'iva e gode di un prelievo fiscale inferiore rispetto a chi è in regime normale.
Diciamo subito che 35.000 euro lordi all'anno sono una chimera, almeno per chi lavora nel mio settore. Se sei fortunato puoi arrivare a 20-22.000, ma dev'essere proprio un periodo di vacche grasse.
Diciamo anche che, sempre nel mio settore, la parola "assunzione" non viene mai pronunciata ad alta voce, perché i manager, i direttori, gli amministratori delegati delle case editrici soffrono di una gravissima allergia a questo termine, e già alla prima sillaba rischiano lo shock anafilattico. "Ass... "
ZAC! Fulminato!
In conseguenza di ciò, c'è un massiccio ricorso (i soliti facinorosi dicono abuso) di contratti a progetto, stage non retribuiti, prestazioni occasionali e... udite udite... partite iva. Anzi, la partita iva è la gioia di ogni editore, la prima nella lista dei doni per natale ("Caro Babbo Natale, quest'anno vorrei tanti freelance da poter gestire come i pezzetti dei lego: uno qui, uno lì, se questo mi serve là lo sposto, se non mi serve lo rimetto nella scatola. Ti prometto che sarò buono e li pagherò puntualmente a 120 giorni").
Il regime dei minimi è stato accolto con un sospiro di sollievo da quanti (e sono tanti) sono stati messi di fronte all'aut aut: o apri la partita iva o sei fuori.
Chi, come me, era già fuori e stava cercando di rientrare, ha visto in questo "regime agevolato" una piccola scintilla luminosa in fondo al tunnel. 
Adesso (cioè con l'ultima finanziaria) si è deciso che basta. Il regime dei minimi avrà criteri d'ingresso più restrittivi. E va bene. Ma questa legge, a differenza di quella dei calzini, è retroattiva. Ossia: chi ha aperto la partita iva dal 2008 al 2011 e ha usufruito del regime agevolato perché rientrava nel requisiti, dovrà passare al regime normale se non rientra nei NUOVI requisiti.
E indovinate un po' dove arriva il genio malefico del Legislatore? Tra i NUOVI requisiti c'è la novità d'impresa: la partita iva NON DEVE essere aperta nello stesso settore in cui si lavorava in precedenza, come autonomo, come dipendente e anche come atipico.
Quindi, tutto quell'esercito di partite iva monocommittente (ossia quelli sottoposti all'aut aut di cui sopra) dovrà passare al regime normale (quindi con prelievi fiscali più alti). Certo: giustissimo imporre un limite all'abuso di questo strumento. Peccato che a rimetterci sia la vittima dell'abuso stesso.
Ovvero: all'editore non gliene può fregare di meno se tu paghi il 5, il 20 o il 60% di tasse, tanto il suo lordo rimane uguale.
Poi ci sono i casi come il mio: io non sono una partita iva monocommittente. Io sono più o meno una libera professionista reale, solo che il mio reddito lordo è lontano anni luce da quei 35.000 euro all'anno, e quindi nel regime dei minimi ci stavo comoda comoda e mi avanzava pure spazio. Però c'è il dubbio che anch'io debba passare al regime normale, perché ho aperto la partita iva nello stesso settore in cui lavoravo prima come co.co.co, co.co.pro. e  infine prestazione occasionale.
Certo. Perché il legislatore vuole l'elemento innovativo. Io ho lavorato dal 2002 nel settore editoriale, poi decido di aprire la partita iva per lavorare come freelance alla confezione di centrini e pizzi di San Gallo.

Infine, l'aspetto davvero esilarante di tutta la questione è che i commercialisti non ci capiscono niente. Cioè, nessuno sa come vada interpretata davvero questa nuova legge. Si va a tentativi, e vediamo cosa succede.
La mia commercialista, per esempio, dice che posso provare a restare nel regime dei minimi, visto che non ho lavorato in editoria in modo continuativo. Ma potrebbe essere che, non so, tra 5 anni un aitante finanziere bussi alla mia porta per spiegarmi che non potevo farlo, e che devo pagare differenze e multe.
Peccato che io non abbia alcuna certezza di lavorare ancora, tra 5 anni, e neanche tra 5 mesi o tra 5 settimane, se per questo.
Grazie, sistema Italia.

ps. la parola "semiseria" nel titolo non vuol dire che è una cronaca per metà seria e per metà faceta. Vuol dire che è per metà seria e per metà tragica.






giovedì 24 novembre 2011

E luce fu

Quando, diversi annetti fa, il mio attuale maritino e io abbiamo deciso per l'acquisto della nostra casetta, due sono stati i fattori che ci hanno convinto: il terrazzo e le ampie vetrate.
Oggi, con il senno di poi, mi rendo conto che avrei dovuto considerare anche la variabile "propensione alla pulizia dei vetri", soprattutto se i vetri in questione occupano il 70% della superficie delle pareti.
Il fatto è che io ho bisogno di luce, come le piante, se no appassisco. La luce del sole è, per me, il principale elemento di arredo, abita la casa come un canto, come una rima. Ecco perché  in casa mia c'è una profusione di tinte calde: legno e giallo nella camera da letto, rosso e crema nel soggiorno con cucina, arancio e giallo nel mio studio...
La luce apre le forme, le vivifica, tanto che, a volte, mi sembra di vivere nel castello de La bella e la bestia, quello in cui tutti gli oggetti sono animati: la teiera, la tazzina, l'orologio...




La luce crea profondità, popola lo spazio di arabeschi:



La luce rivela, cosicché anche l'oggetto più insignificante sembra un minuscolo universo di dettagli:




Ma la luce è come i bambini. Non sa mentire, e non sa tacere al momento opportuno.
Avete presente quando incontrate il vicino di casa, quello che vi si attacca come l'herpes, e vostro figlio vi strattona e vi chiede: "mamma, ma è lui il vicino che dici sempre che ti attacca le pezze e non si schioda mai?"
Ecco, la luce è così.
Succede quindi che fai entrare - non so - la mamma di un amichetto dei bimbi, che non è mai stata in casa tua, oppure l'idraulico, il postino, l'artigiano che ti deve fare un lavoro. E la luce è lì, impietosa, che svela con la più assoluta innocenza i drappeggi di polvere sui mobili, gli arazzi di ragnatele alle pareti, i tappeti di peluria felina sul pavimento.
E li enfatizza, li amplifica, con quel gusto per l'esagerazione tipico dei bambini. Così, anche se fare la massaia non è mai stata la tua vocazione, ti senti mortificata quando noti che lo sguardo dell'ospite cade proprio su quelle macchie verdi sul muro, su quelle impronte sulla porta bianca.
Insomma, tutto questo per dire che, anche se ho comprato la casa apposta per le vetrate, anche se la luce arreda e vivifica gli ambienti e bla bla, per prudenza è meglio tenere giù le serrande.





martedì 22 novembre 2011

Rime


Sempre della serie: gli inediti destinati a restare tali, eccovi un'altra filastrocca del volumetto virtuale "filastrocche della prima volta".

Visto che in questo periodo le cicogne si stanno dando molto da fare, dedico queste righe a due frugoletti appena consegnati (no, Carlà, non parlo di te)...

Provengo da un luogo
di cui non sai nulla,
mentre il tuo abbraccio
dolce mi culla.
La tua domanda
rimane non detta
mentre mi guardi
e mi tieni stretta.
Nei miei occhi conservo
il colore indeciso
di un umido nido,
profondo e impreciso.
L’impronta mi resta,
come un messaggio
che qualcosa ti dice
di questo mio viaggio.
È la sola risposta
che posso dare
a quella domanda
che non sai fare.
Passano i giorni
di questa mia vita,
una mano li conta
e pochissime dita.
Passano i giorni,
e ogni giorno di più
mi distacco dal mondo
dove non c’eri tu.
Mi hai dato alla luce
e la luce mi tocca
quando, radiosa,
mi guardi la bocca:
il mio primo sorriso
ti dice che adesso
il mio mondo e il tuo mondo
sono lo stesso.

lunedì 14 novembre 2011

venerdì 11 novembre 2011

Avviso a tutti i gattoamatori

Siori e siore, forse i gattofili tra voi ricorderanno un vecchio post a proposito dei nostri pelosi e baffuti amichetti.
Ebbene, il libro su cui stavo lavorando all'epoca è nelle librerie, quindi ne caldeggio l'acquisto per le seguenti ragioni:
-per chi ama i gatti è una specie di piccola enciclopedia, dove c'è davvero di tutto
-ha un appartato iconografico da urlo, con vere e proprie chicche per gli amanti delle arti visive
-Odoya è una piccola (ma davvero piccola, tipo tre stanze), giovane (ma davvero giovane, non credo di sia nessuno sopra i 40 in redazione), coraggiosa (ma davvero coraggiosa perché ha in catalogo libri particolari, non vincolati da logiche di solo business) casa editrice
-perché la sottoscritta ha curato il libro, aggiungendo cosine qua e là e scrivendo le appendici, e siccome mi sono divertita a farlo magari vi potete divertire a leggerlo
-se per caso vi divertite (ma anche se vi annoiate a morte e usate il libro per pareggiare le gambe del tavolo) potreste scrivere commenti entusiasti all'editore, dicendo che non vedete l'ora di leggere altre cose scritte da me, che sono bravissima e che dovrei essere pagata fantastilioni! Naturalmente, evitate di citare questo post, che l'editore è giovane e coraggioso ma mica scemo.
E ora, ta-daaa!


e qui tutte le info.







lunedì 7 novembre 2011

Che domenica bestiale...

Domenica. Per chi, come noi, ha tutte le intenzioni di tenersi a debita distanza dal catechismo, la domenica è la giornata-nulla. La giornata in cui ti puoi svegliare tardi (relativamente), in cui non devi correre da nessuna parte, e puoi limitarti a ondeggiare mollemente, concedendoti il tempo del non-dovere.
A dire la verità io, con grande rammarico di mio marito, non riesco a esimermi dal programmare un certo numero di attività anche per la domenica, ma in genere si tratta di piacevolezze familiari.
Ieri il programma prevedeva:
1 - visita fugace da Ikea, all'apertura per schivare le masse, onde farci cambiare una lampadina fallata e approfittarne per girovagare nel mio negozio preferito (molto amato anhe dai bambini, per la profusione di angolini misteriosi, cantucci da esplorare, giochi lasciati a disposizione, mobili in cui sbirciare);
2 - pranzo dai nonni;
3 - passeggiata per la festa di quartiere, tra bancherelle, giocolieri e gonfiabili;
4 - breve viaggio dall'altra parte della città, per raggiungere l'unico cinema di Bologna in cui danno Tintin non in 3D (che il 3D per la figlia quattrenne equivale a un'endovena di cocaina);
5 - ritorno a casa in tempo per preparare un'intima cenetta a 4 e andare a letto presto.
Tutto è andato relativamente bene fino al punto 2.
Al punto 3, nel momento in cui scendevamo dalla macchina, tiravamo fuori il passeggino e infilavamo le cuffie, la piccola ha pensato bene di finire sopra una cacca (un minuto di silenzio, con bip censori). Inutile ogni tentativo di rimediare con fazzoletti di carta. Bisogna denudare la bimba dalla cintola in giù e tornare a casa per lavare il tutto.
Non mi spiego come sia possibile, ma le cacche se ne stanno in agguato, invisibili e inavvertibili finché non è troppo tardi. Appena le pesti, sprigionano tutta la loro fetenzia. Se poi poggi in macchina gli oggetti contaminati, ecco che in un istante l'abitacolo diventa invivibile.
Neppure il tempo di allacciare le cinture, Diego comincia a lamentarsi per la puzza e vomita tutto il punto 2 sul sedile.

Be', guardiamo l'aspetto positivo: il punto 3 è stato sostituito con una radicale pulizia della macchina, che ne aveva davvero bisogno.
E malgrado tutto, siamo riusciti a incassare il punto 4: le domeniche pomeriggio al cinema sono uno dei grandi privilegi della genitorialità.