martedì 7 febbraio 2012

Il sergente nella neve


C'è che nevica, quasi ininterrottamente, da una settimana. E da queste parti, nel cuore della Siberia padana, c'è un clima da catastrofe: scuole chiuse, supermercati vuoti, mezzi di trasporto pubblici in tilt. Ma che ve lo dico a fare, trattasi di notizie di cronaca.

Solo alcune note a margine.
Primo giorno: scopro di non avere la benché minima attrezzatura per la neve. Non sei una sciatrice provetta, e difficilmente sali con la famiglia oltre gli 800 m slm, per cui due paia di moon boot ereditati da chissà chi sono tutto il corredo antigelo a disposizione dei bambini. Ma come puoi eludere la richiesta: "Mamma, andiamo a fare un pupazzo di neve?" Siamo davanti alla principale nevicata dopo quella del 1956, e tu li tieni in casa? No.
E allora usciamo con due paia di pantaloni uno sull'altro, mantelline da pioggia e mani infilate dentro sacchetti da freezer.
Secondo giorno: ricevo in prestito tute da neve e compro i guantini impermeabili per i bambini. Ma per Anna, la muffola nera non è abbastanza fashion. «Non mi piace il nero! Non li voglio! Sono brutti!» è la sua pronta reazione davanti a questa evidente prova di cattivo gusto da parte di sua madre. La sgrido aspramente per quello che considero un insulso capriccio, e poco dopo me la ritrovo in un angolino che singhiozza silenziosa, con gli occhi lucidi. «Cosa fai lì?» le chiedo. «Conto i colori che non mi piacciono... Sniff... Il nero, il grigio, il blu...»
Finiamo per cucire perline rosa sulle muffoline. Del resto una vera signora è sempre impeccabile, anche nella furia degli elementi.
Secondo giorno: le scuole sono ufficialmente chiuse. Ma io li ho tenuti a casa anche mercoledì. Primo pensiero al risveglio: "Accidenti, è già tutto coperto! Non ho le gomme termiche e neppure le catene per le emergenze. Mi sa che non li porto a scuola, visto che ho la fortuna di lavorare a casa."
Sì, ho pensato proprio così. E anzi, con le amiche al telefono, ribadivo il concetto: "Be', io sono privilegiata in queste occasioni, visto che lavoro da casa. Non devo uscire con la neve, e se le scuole sono chiuse meglio ancora: ho le nonne a disposizione e non devo prendere la macchina".
Che ingenuità. E dire che oramai dovrei avere una certa esperienza in materia.
Bambino a casa + telelavoro sono due entità che si contraddicono trascendentalmente. Come Bene e Male, Yn e Yang, Zenit e Azimut. DUE bambini a casa, poi, è tragedia.
Dopo due ore, all'incirca alle 10.15 di mercoledì 1 febbraio, già non ne potevo più, e mi sentivo molto sergente nella neve (ma più sergente come quello di Full Metal Jacket, che come Rigoni Stern), a sbraitare come un'ossessa:
"Se non cambiate registro vi chiudo in due stanze separate! Possibile che non possiate giocare 5 minuti tranquilli? Vi porto a scuola e vi lascio lì anche se è chiusa! Come si fa a lavorare in questa confusione? Diego, non tirare calci. E tu, Anna, non mordere!"
Il bollettino dal fronte siberiano parla di numerosi graffi (collo, fronte, naso) per Diego e capelli strappati ed ecchimosi varie per la sorella.
Per fortuna dopo il primo giorno si sono tranquillizzati, e siamo arrivati a un regime di 30 incursioni al giorno nel mio "studio" con vari pretesti: «Mamma, dov'è il mio album dei Pokemon?» «Mamma, dov'è Magic? L'ultima volta Diego l'ha fatto volare sulla libreria!» «Mamma guarda che bel disegno. Sei tu con i tacchi!» «Mamma, quando andiamo a giocare nella neve? Te lo chiedo solo, non voglio farti fretta» «Mamma, chi viene oggi?» «Mamma guarda come ho truccato la nonna!»
Stamattina la scuola riapriva e, sfidando il gelo e la bufera, oltre che approfittando di un passaggio da un'amica, ho deciso di portare Diego malgrado molti dubbi sulla possibilità di andarmelo a riprendere. Tutto pur di non tenerlo a casa dove, per giunta, giaceva la sorellina con la febbre.
Arrivati a scuola, la sorpresa: i riscaldamenti non funzionano. 
Ma vaaaf....

ps in questo preciso istante un urlo di dolore si leva dalla cameretta. Segue un pianto straziante, con proteste di innocenza da parte di Diego. Conto fino a 5 e i due irromperanno qui in lacrime: 5, 4, 3, 2, 1...







5 commenti:

  1. Ti capisco! eccome se ti capisco...anche io lavoro da casa, anche io ho due bimbi piccoli (un maschietto e una femminuccia) con 3 anni di distanza...e posso assicurarti che qui si segue lo stesso copione.
    Già è complicato far tutto quel che c'è da fare quando non ci sono, ma se in più ci sono anche loro, è un dramma.

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    1. voglio un ufficio, un garage, una cantina, un ripostiglio, un bugigattolo!!! Che dici aulenta, dividiamo le spese? ;)

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  2. eh, il problema è che il telelavoro ha anche i suoi vantaggi, non solo economici (e non sono indifferenti) ma anche la possibilità di rassettare la stanza dei bimbi o preparare la minestra per la cena nei momenti di pausa, in modo da non doverlo fare quando i bimbi tornano dalla scuola e ti intralciano facendoti impiegare il triplo del tempo e sentirti pure in colpa, mentre tu sei già stanca di tuo.
    Così fai certe cose prima e meglio, e ti resta più tempo libero che però...mica puoi usare per te, scherziamo?! viene inesorabilmente fagocitato dai piccoli.
    Eh sì, il telelavoro è come il melodioso canto delle sirene, che ti ammalia per poi scoprire che non è proprio oro tutto quello che luccica.
    Ad ogni modo il tuo blog potrebbe essere un autentico manifesto per le madri con figli piccoli che si dedicano al telelavoro, perchè davvero quando lo leggo almeno sospiro e penso che allora certe cose non le vivo e penso solo io!

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    1. grazie :))) a volte penso di chiuderlo, il blog, ma ogni tanto qualcuno mi scrive "capita anche a me", e allora mi dico che alla fin fine non è così inutile!

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  3. inutile?! è bellissimo!!

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