lunedì 23 aprile 2012

Fatti e fattacci

Ci sono eh. Non vorrei turbare il sonno dei miei 25 (27!) lettori con il dubbio che possa essermi successo qualcosa di irreparabile :)
Ci sono, ma nell'ordine:
- mi sono presa una settimana di ferie per (riposare? stare con i bimbi? andare a trovare amici all'estero?) fare le pulizie di primavera in vista della ritinteggiatura della casa :(
- il giorno di pasquetta, mentre ero torpidamente adagiata sul prato di una coppia di amici, ho avuto una specie di collasso-crampo-non-si-sa-bene-cosa in zona addominale-lombare e ci ho messo un bel po' per riprendermi. Un giorno offrirò il mio corpo alla scienza per scoprire cos'è stato, visto che il dottore non ci ha capito niente
- mi sono regalata l'ennesimo gioioso mal di gola, con tanto di afonia e tosse canina
- dopo aver messo a soqquadro la casa, ho avuto imbianchini che andavano e venivano, sbraitavano e sbavavano colore ovunque, per un totale di tre giorni di stress, odio profondo nei confronti di una certa tipologia di artigiano truffaldino e approfittatore, alimentazione approssimativa, fatica fisica e lontananza forzosa dai bimbi che erano profughi dai nonni
- mi sono arrivate due proposte per lavori nuovi e si sono sbloccati alcuni lavori in giacenza da mesi, che ovviamente a quel punto sono diventati urgentissimi
- c'è stato lo sciopero territoriale della Cgil e noi di Rerepre siamo stati invitati a partecipare al corteo con un nostro striscione e un nostro intervento dal palco, tenuto dalla sottoscritta sebbene ancora parzialmente priva di voce
- il giorno dello sciopero sono andata in centro con mio marito e un'amica, guidavo io, ed ero talmente confusa, eccitata o forse semplicemente stordita dalla precedente settimana di fuoco, che ho girato intorno a una delle porte di Bologna convinta che fosse un'altra, infrangendo qualche decina di regole della strada. Pregate con me che non ci fossero le telecamere perché rischio il ritiro della patente con ignominia e pubblico ludibrio
- al ritorno - guidavo sempre io, a bordo sempre marito e amica - proprio mentre affrontavo una rotonda sono stata colta da un attacco di tosse violentissimo che mi ha lasciata senza fiato per qualche interminabile istante. Dubito che la mia amica vorrà ancora accettare passaggi dalla sottoscritta dopo aver rischiato la vita per ben due volte in 4 ore
- in mezzo a tutto ciò, abbiamo comprato e montato il letto a castello per i bimbi e, malgrado tentennamenti, resistenze, tentativi di raggiro, è successo l'impensabile: Diego e Anna si addormentano ciascuno nel proprio letto. Devo ancora riprendermi dallo shock.

martedì 3 aprile 2012

Racconti

Per la serie: i miei inediti destinati a rimanere tali, un racconto scritto più di 12 anni fa... 
 
PREPARATIVI PER UNA PARTENZA

Il fatto è che io li amavo ancora. Mi piaceva svegliarmi la mattina in compagnia di uno dei due, sentirne la testa gravare sulla mia spalla, il braccio indolenzito per il loro abbandono.
Potrei ricostruire, in qualsiasi momento, le vicende dei miei incontri con loro, il marito e "l’amante" (che assurda, sgualcita parola), e non mi sarebbe difficile rievocare il modo in cui quelle due persone così diverse si erano distaccate dall’inventario delle presenze oggettive ed erano diventate una parte così inscindibile della mia vita. Nemmeno una sfumatura dei miei sentimenti per loro era cambiata... Però il mio prossimo compleanno sarebbe stato il quarantacinquesimo. Quindi dovevo lasciarli.
A quarantacinque anni non si è ancora vecchi, ma si è già maturi. Questo significa che si è già stretta familiarità con il proprio corpo, si sanno riconoscerne le esigenze e le difficoltà e si è più indulgenti con i suoi difetti. Anche la nostra personalità ci sembra più definita. Ci pare di aver terminato il lavoro di archiviazione delle certezze.
Quindi io, a quarantacinque anni, dovevo solo fare i conti con il mio futuro, e nel mio futuro loro due non potevano rimanere.
Questo era quanto pensavo un anno fa, subito dopo il mio quarantaquattresimo compleanno. Da allora ho lavorato per preparare la mia partenza. Dovevo trovare il modo di non farli soffrire, di sistemare le cose per ricambiare il loro amore, per allestire ricordi non inquinati dal rancore. In fondo avevo delle responsabilità nei loro confronti.
Innanzitutto mio marito. Molte volte in passato avevo pensato di lasciarlo senza averne mai avuto la forza. Lui era così fragile e così sprovveduto! Non avrebbe potuto ricostruirsi una vita senza di me. Non era mai stato un bell’uomo, e l’età gli aveva tolto anche quel suo discreto fascino infantile. La timidezza gli avrebbe impedito di conoscere altre donne e si sarebbe incupito sempre più nella solitudine. Inoltre non gli sarebbe mai stato possibile affrontare i problemi di tutti i giorni, senza di me. Io avevo sempre rappresentato la sua parte materiale, il suo contatto con la realtà. Da solo, lui non avrebbe resistito alla vita quotidiana, e alla solitudine si sarebbe aggiunta la frustrazione di non potersi dedicare completamente ai propri studi.
Dovevo, quindi, trovargli una compagna.
Per quanto riguardava “l’amante”, invece, la questione era più complessa. Tra noi non c’era mai stata nessuna forma di dipendenza, né fisica né psicologica. Al contrario, la nostra relazione era sempre stata velata da una sorta di conflittualità, forse a causa dei nostri caratteri così simili e così poco inclini ai compromessi. Il nostro rapporto era sempre stato basato sull’indipendenza e la reciproca soddisfazione, l’abbandono non sarebbe stato traumatico: un breve chiarimento, qualche lacrima di nostalgia. Ma volevo lasciare di me un’impressione di appagamento, volevo che niente rimanesse incompiuto tra di noi. E l’unica richiesta, mai espressa esplicitamente, che fosse venuta da parte sua era stata un desiderio di complicità che addolcisse la passione. Una complicità che non ero mai riuscita a costruire.
Cominciai ad attuare il mio piano un mese dopo il mio compleanno. Sapevo che Marta sarebbe stata la donna giusta per mio marito.
Lei avrebbe potuto prendere il mio posto nella gestione della vita quotidiana. Soprattutto, non avrebbe cercato in Antonio l’uomo audace e intraprendente, ma avrebbe saputo apprezzarne la finezza intellettuale, la superiorità morale, la sua passionalità quasi letteraria, il suo romanticismo colto.
Sapevo anche che non sarebbe stato facile far scattare una scintilla tra di loro. Antonio era sempre stato troppo distratto per essere infedele. La certezza di avere me accanto gli aveva reso inutile l’attenzione verso altre donne. Nel corso di questi mesi, dunque, ho dovuto lavorare molto perché si accorgesse di Marta e cominciasse a notarne le doti, vincendo timidezza e pigrizia. Ho dovuto parlare di lei, ma non troppo, per non stancarlo. Ho dovuto far sì che restassero soli, che accadesse qualcosa che li costringesse all’intimità.
Il mio colpo da maestra, in questo senso, è stato un fine settimana in montagna, organizzato ufficialmente per tutti e tre, che io ho disertato fingendo imprevisti impegni di lavoro.
Per quanto riguarda Marta, contavo sulla sua decisione. Lei sa quello che vuole ed è perfettamente consapevole delle proprie esigenze. Marta non ha bisogno di innamorarsi. Può decidere se farlo oppure no.
Certo, non avrei mai voluto che tra loro non ci fosse perfetta sintonia di sentimenti, ma Marta non mi ha delusa. In quel fine settimana in montagna, il primo contatto fisico ha innescato il cortocircuito dell’amore.
Il mio piano è riuscito. Domani compirò quarantacinque anni.
Questa mattina sono andata a trovare Marta. Questi mesi in cui Antonio è entrato nella sua vita sono stati bellissimi per noi due. Lei mi raccontava con trepidazione e tenerezza le loro conversazioni, perfino le loro iniziative erotiche. Non eravamo mai state così amiche, così complici. Questa mattina le ho detto che me ne sarei andata e, come mi aspettavo, lei ha capito. Per salutarci, abbiamo fatto un’ultima volta l’amore.
Stasera dirò addio anche ad Antonio e domattina il mio treno per il futuro partirà alle 8.40.