mercoledì 16 maggio 2012

Attese

Da quando faccio la "libera professionista", ossia da quando mi sono assuefatta all'idea che sarei stata una randagia dell'editoria, la mia vita è fatta di attese. A volte un'attesa si sovrappone all'altra, poi a un'altra, e a un'altra ancora, tanto che il tempo s'inspessisce, si indurisce, fai fatica a passarci attraverso.
Mandi un preventivo. Aspetti che ti rispondano.
Spedisci un soggetto per un racconto. Aspetti che ti facciano sapere.
Partecipi a un concorso. Aspetti che vengano proclamati i vincitori.
Concludi il primo lavoro per un cliente nuovo. Aspetti le sue valutazioni.
Ti devono dare il via per un lavoro. Aspetti l'e-mail o la telefonata.
Il tuo lavoro fa parte di una "catena di montaggio" più grande. Aspetti che arrivi il tuo pezzettino.
Naturalmente, la bontà di un'attesa si misura sul risultato. Un'attesa può essere piacevole quanto una speranza, un desiderio che solletica l'ego, e poi risolversi in una delusione. Un'attesa può essere esasperante e dolorosa, e risolversi in un successo. Ci sono attese brevi, di passaggio, di routine. Ci sono attese importanti, estenuanti, che influiscono sul tuo  umore e sulla tua capacità di concentrazione.
Se, poi, alle attese di tipo professionale si aggiungono quelle personali, allora sì che il tempo diventa vischioso.
Io non ci so ancora fare, con le attese. Non riesco a viverle con tranquillità. Controllo e ricontrollo le e-mail, cerco di essere sempre vicina a un telefono o a un cellulare, cerco di farmi trovare pronta.
Forse è anche questa la precarietà. Non è solo una questione di che contratto hai, di quanto guadagni, di come vieni trattato, delle tue possibilità di carriera. Precarietà è anche questo sentirsi sempre sulla porta, a sbirciare l'angolo della strada per vedere se arriva il postino. Precarietà è quel diaframma tra te e il tuo futuro, immediato o lontano che sia, un diaframma che vibra, a volte dolcemente, a volte così violentemente da colpirti in faccia...
Poi capita che qualche attesa si sciolga, magari proprio mentre scrivi un post sulle attese... E come spesso accade, qualcuna si risolve con un sì, qualcuna con un no. E altre attese rimangono sullo sfondo. È la vita...
E voi, come le vivete le vostre attese?

11 commenti:

  1. Lavorativamente parlando invidio un po' le tue attese perchè per quanto mi riguarda ogni giorno so già cosa mi attende al lavoro e dato che quel che mi aspetta non è per nulla piacevole allora preferirei qualche incognita in più...
    Le attese personali invece dipende... Se è l'esito di una cosa che può risultare anche drammatica allora l'attesa mi uccide anzi proprio non riesco a reggerla. Se invece l'attesa è per un qualcosa che può anche andar male senza risultare tragico allora per me attendere diventa affascinate. E capita di rado che io rimanga deluso anche se l'esito dell'attesa risulta negativo. Adoro crogiolarmi a fuoco lento nell'attesa e allo stesso tempo vorrei "friggere" in un solo minuto! Personalmente attendo tutti i giorni, sempre anche quando non ho nulla da attendere...

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  2. forse il trucco è imparare a ingannare l'attesa, un'espressione che mi piace molto e sulla quale, credo, tornerò :)

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  3. Credo sia meglio "danzare" con l'attesa... L'attesa che poi anche quando si scioglie in modo positivo finisce inesorabilmente per perdere il suo fascino!

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  4. io vivo le stesse attese tue, lo sai (ma vorrei parlartene meglio, che ti sento davvero molto affine), ma rispetto a te, non so dove, non so quando, mi sono invelenita. Inizio a non tollerare più chi mi lascia in attesa per settimane e poi il lavoro lo vuole per "ieri". O chi cambia idea strada facendo, ma non rimborsa le spese di tempo e fatica sostenute fino a qwel momento. Di chi commissiona prove senza sapere che, all'interno della loro azienda, non solo sono già state commissionate, ma pure approvate e prodotte. Lo scopro da sola attraverso i canali pubblicitari.
    E non è una battuta.

    ecco, non so come mi muoverò nel futuro, ma certe volte sospetto che non sarà un percorso facile, anche per mia scelta.

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  5. eh infatti. Che poi non ho parlato delle attese più esasperanti: quelle per i pagamenti. Dove ti tocca rincorrere un bonifico che manco il capitano achab con moby dick...
    Ma senti, anche a me piacerebbe parlarne diffusamente. Scrivimi se vuoi a elviryduck at yahoo.it :)

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    1. mail segnata, appena ho un attimo ti scrivo!!!

      E comunque sì, sei la mia alter ego (che fortunella, eh?!?) perché non solo mia figlia è nata oggi, ma il maschietto in panza, ohibò, si chiamerà come il tuo e, come auspicano i più, si troveranno, un giorno, in piazzetta, per drogarsi insieme! ;)

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    2. tutto ciò è veramente troppo :D

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  6. IO le mie attese me le vivo trimestrali. Nel senso che mi rinnovano il contratto interinale ogni tre mesi e ad ogni scadenza mi prende la sudarella, penso che potrei rimanere senza lavoro e sarebbero veramente c***i amari!!!

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    1. eh, non so se è peggio non avere scadenze (perché in pratica non ho mai contratti, ma solo accordi via e-mail, oppure arrivano dopo la consegna dei lavori) o averle così ricorrenti... forse la seconda :(

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  7. e pensa che noi siamo in due a condividere le tue attese!!
    Ma sta scritto: "Chi semina nella fatica, raccoglierà nella gioia". E noi seminiamo, seminiamo... :-)
    Tere & Co.

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    1. è la fase dell'aratura che è un po' faticosa :D :D :D

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