mercoledì 28 novembre 2012

Dove lo metto?

La memoria, se mi passate la metafora un po' trita, è come un enorme labirinto all'interno del quale è facile perdersi e perdere. Libri, versi, nomi, esperienze, visi, sono lì, abbandonati dietro a un angolo, e per quanto giri, rigiri e ti affanni, non riesci a ritornarci.
In questo labirinto è più facile lasciarsi guidare da un odore che da uno schema. Nessun esercizio mnemonico è altrettanto efficace di una parola rimasta non detta per tanto tempo. Non esistono mappe, ma solo improvvise epifanie, e niente garantisce di poter ritrovare proprio quella cosa lì, quella che stavi cercando. Men che meno riesci a ritrovare quello che neppure ricordi di aver perduto.
Da quando sono diventata mamma questa cosa un po' mi assilla, perché anche se porti sempre con te la macchina fotografica e la videocamera (ehm, c'è pure chi le dimentica, o le porta completamente scariche, ma è un'altra storia), anche se tieni un diario puntuale, anche se ti diverti a rievocare con i bimbi pezzetti del loro minuscolo passato, comunque sai che molto - quasi tutto - verrà trascinato via dalla corrente, e si ammucchierà dietro quell'angoletto buio del labirinto, da cui sarà impossibile stanarlo.
Sono giorni, per esempio, che mi riprometto di fissare da qualche parte una sensazione che non volevo andasse perduta. Dove lo metto questo episodio, che vorrei candidare a ricordo?
Un blog è certamente uno strumento furbo cui affidarsi, con il suo sistema di archiviazione ben congegnato e razionale, ma tutto dipende dalle capacità evocative della scrittura (e mi mangerei le mani per tutte le parole che mi rimangono in punta di polpastrello, per la mia incapacità di dire) e anche dall'assiduità... Insomma, due cose in cui difetto parecchio.
Qualche settimana fa, mentre sedevo accanto al lettino dei bimbi, Anna si è tirata a sedere e con voce incerta mi ha chiesto: "Mamma, posso venire a dormire con te?"
"Ma no piccolina, stai nel tuo letto. C'è Diego... (perché ultimamente il primogenito ha ottenuto di lasciare la parte alta del letto a castello, dove si sente solo, per dormire sotto insieme alla sorella)"
"Per favore" insiste lei "ho paura che muoro stanotte"
"Hai paura che io muoia?"
"No, che muoro io!"
Mi viene un po' da ridere per la storpiatura, ma intuisco che non è il solito capriccio per fugare la nanna, quindi evito e cerco di restare seria.
"Ma figurati! I bambini non muoiono mica così!"
Anna si sdraia, ma dopo poco riapre gli occhi.
"Mamma, ma se uno mangia il mercurio muore?"
"Eh be' sì. È molto velenoso"
"E se ne mangia poco?"
"Se ne mangia poco magari non muore, però fa molto male"
"Gli devono tagliare un dito?"
(giorni prima Anna aveva fatto cadere un termometro e il mercurio si era sparso per la cucina. Tra i rimproveri, per farle capire la gravità, le avevamo raccontato di una persona che si era tagliata con un termometro, finendo con il dito amputato)
"Dipende. Se si ferisce, può capitare"
"E dopo muore?"
"Cosa c'è? Perché mi chiedi queste cose?"
Anna si tira di nuovo a sedere e scoppia in lacrime.
"Perché io ho mangiato il mercurio! C'era una pallina qui sulla coperta e l'ho messa in bocca, e ho sentito che era dolce!"
Quella sua faccina angosciata, quelle sue lacrime, la voce con cui mi rivelava quel segreto inconfessabile... Ecco la prima sensazione, di tenerezza infinita.
"Ma no, non può essere il mercurio. È successo tanti giorni fa, e abbiamo pulito e ripulito. Non ci sono più palline in giro" le ho spiegato. E poi le ho detto che cos'era quella pallina, secondo me: un granulino omeopatico. E poi le ho comunque ribadito che non bisogna mettere in bocca le cose, che non era successo niente di grave, ma doveva stare attenta per le prossime volte, e via così.
Alla fine si è sdraiata. Ha smesso di piangere e si è rilassata alle mie carezze e alle mie parole.
Mi sono sentita mamma.
Ecco la seconda sensazione. Sentirsi materna e protettiva, materna e rassicurante. Percepire la sua fiducia in me, vedere la sua angoscia placarsi, la tensione sciogliersi, perché io ero lì e avevo saputo confortarla. Davanti a una paura così grande, lei si era affidata, e io avevo saputo accoglierla.
Non mi capita spesso. Di solito mi sento molto incapace, molto poco materna, più egoista che protettiva, più nevrotica che positiva.
Ma quella sera lei era così tenera...
Quindi alla fine ce l'ho fatta a trovare qualche minuto per appuntare queste memorie, ma sarò stata in grado di rievocare quella sensazione, oppure ricorderò solo l'episodio, come una scenetta di vita familiare?
Mi capiterà di nuovo di sentirmi così? Sarò in grado di ricordare come ci si sente quando si riesce a restituire tranquillità a un bambino? E com'è bello avere un bambino da consolare, e com'è bello poterlo fare perché i suoi problemi sono piccoli, e anche perché io sono la mamma, e ho il potere consolatorio delle madri?

4 commenti:

  1. Da neomamma mi hai fatto spuntare qualche lacrimuccia. Diventi mamma e non torni indietro. Sei un'altra tu, con tante altre cose insieme, ma un'altra tu che ti rende ancora più te stessa. Almeno per me è stato così. baci

    RispondiElimina
    Risposte
    1. io, da paleomamma (sto per arrivare agli 8 anni), ancora non mi sono abituata a questa misteriosa e ambigua condizione :)

      Elimina
  2. io, l'altra mattina, qunando eravamo tutti e quattro nel lettone, e Viola e Mickey si rotolavano sotto i nostri occhi e ridevano e si scoprivano nello specchio e sgranavano quelle pupille che sono pezzi di paradiso ancora incontaminato... ho pensato - ho sentito, forte fortissimo, nel profondo - "Se questa non è pura beatitudine...".
    E... e, va be', il mio cuore ancora si strugge dentro quel sogno sospeso che fatico così tanto a lasciar andare... e ti capisco. Uh, se ti capisco. Con Mickey, soprattutto, che dal 17 gattona, e io vorrei fermare il tempo e gli dico: Aspetta, non correre, non crescere ancora, non così in fretta, ancora un attimo di quello sguardo, di quel calore morbido e profumato tra i capelli, delle mie labbra sui tuoi piedoni convessi...!
    Ah, Stefi, ti capisco eccome. Soprattutto l'incapacità di dire, di trattenere...

    RispondiElimina
  3. be' almeno in questo caso sei riuscita a rendere bene l'idea :))

    RispondiElimina