mercoledì 30 gennaio 2013

Italians

L: "Insomma, sono arrabbiatissimo! Ma si può? Se eliminano XXXX (nome incomprensibile) io non tifo più Bologna!"
D: "Perché lo eliminano?"
L: "Lo vendono! Ma ti pare? È al Bologna dal 2010 e adesso? Non ho parole, guarda!"
D (con espressione seria e competente): "Be' se lo scambiano con uno migliore si può anche fare... Uno come Diamanti."
L: "Be' sì, come Diamanti magari..."
D: "Ma lo sai che Diamanti non si chiama davvero così? È il cognome..."

È proprio vero che gli italiani sono tutti commissari tecnici. Si nasce così. Questa conversazione, infatti, non è stata colta ai tavolini di un bar, tra un cicchetto di vino e una mano di briscola, ma all'uscita da scuola, protagonisti due settenni di cui uno, D, è lo stesso bambino che ha, nei confronti dello sport, la passione di cui abbiamo parlato diffusamente qui. Il quale bambino, però, per non essere da meno dei suoi compari della gang del cortile, ha chiesto a Babbo Natale la maglia di Diamanti.

Per non smentire il luogo comune, poi, bisogna aggiungere che gli italiani sono anche un popolo devoto e pio. Finito il vivace scambio di opinioni sul calciomercato, i due settenni sono entrati in macchina e hanno cambiato argomento. Tema: per domani dobbiamo imparare l'Ave Maria.*
L: "Io la so! Te la dico! Ave Maria, piena di grazia, il signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno Gesù. Maria! Prega per noi peccatori. Adesso è l'ora della nostra morte!"
Io: "Ma sei sicuro che sia proprio così?"
L: "Sì sì! L'ho imparata subito!"
D: "Io invece la prima parte la so, ma la seconda meno."
L: "Dai, ripetila, ti aiuto io!"
D: "Maria! Prega per noi peccatori. Adesso è arrivata l'ora della nostra morte..."

*Io lo sapevo che era un grosso errore iscriverlo all'ora di religione, ma non pensavo fino a questo punto. La maestra è una vera talebana. Avrei dovuto immaginarlo già l'anno scorso, quando 'sti poveri bambini si trovavano a colorare scene bibliche così grandi e particolareggiate che neppure Giotto nella Cappella degli Scrovegni. A Natale, poi, pare abbia detto che lei non sopporta Babbo Natale e non ne vuole sentire parlare, perché non c'entra niente con il vero significato della festa. E adesso siamo alle preghiere.
Mi consola il fatto che l'anno prossimo Diego non sarà più tra le sue grinfie. 


sabato 19 gennaio 2013

Tra Scilla e Carilla

"Un venerdì capitò un ometto che vendeva strane cose: il Monte Bianco, l'Oceano Indiano, i mari della Luna, e aveva una magnifica parlantina, e dopo un'ora gli era rimasta solo la città di Stoccolma."
"Mamma, ma esiste davvero la città di Stoccolma?" chiede Diego.
"Sì, è una città vera"
"E le altre cose? Esiste davvero il Monte Bianco?"
"Sì"
"E l'Oceano Indiano?"
"Sì"
"E la radiolina?"
"Quale radiolina?"
"La magnifica radiolina, quella che dice lì..."

Ecco un equivoco che a Rodari sarebbe sicuramente piaciuto: nell'enfasi dell'elencazione, quella parola misteriosa, "parlantina", è evocativa ed esotica tanto quanto le città lontane e i mari della Luna. Del resto, questo abile commerciante ha una mercanzia così strana, che ben ci sta anche la parlantina.

Quando finalmente riusciamo a smettere di ridere, cerco di riportare l'ordine.
"Ok, adesso però si dorme. Tutti zitti e immobili."
Fosse facile... Anna come al solito si agita e si rivolta nel letto, canticchiando:
"Scilla e Carilla, un due tre!"
"Cos'è?" chiede Diego.
"Una rima che ti sei inventata tu?" chiedo io.
"No! Lo dicevamo nell'ora di ginnastica! Te la racconto tutta?"
"E va bene" sospiro. Magari se la lascio sfogare, dopo si addormenterà contenta. Non ho capito, però, che il racconto parte da ottobre, quando hanno iniziato a scuola la psicomotricità.
"Allora noi eravamo partiti da un'isola, poi siamo entrati in un cavallo di legno e abbiamo sconfitto una città che si chiama Troia. Poi siamo finiti da una maga che si chiamava Circe, che ci ha trasformati tutti in porcellini, ma siamo riusciti a tornare umani. Poi siamo finiti da un'altra signora, che non mi ricordo come si chiama. Si innamora di Ulisse, ma lui è già sposato e vuole tornare dalla moglie. Ah, si chiama Calipso. Poi c'erano le sirene, e noi dovevamo stare lontani lontani. Poi ripartiamo e finiamo da Polifemo che ha tante caprette e ci chiude dentro con una grande pietra. E poi ci sono Scilla e Carilla. Uno è un'anguilla grande grande e l'altro un piranha enorme, e mangiano le navi."
"Forse Scilla e Cariddi, allora"
"Ah sì, Scilla e Cariddi!"
E giù a ridere di nuovo.
Decisamente, stasera non andremo a letto presto.


martedì 15 gennaio 2013

Ho visto cose, cose...

O meglio: "cooos' coos'"...
Spiace per i non calabresi, che non potranno cogliere la complessità semantica e la portata antropologica di questa espressione idiomatica. Manca, a costoro, una misura di commento al mondo, senza la quale nessuna forma di saggezza può dirsi compiuta.
"Coos' coos'", spesso accompagnata da "mo' ci vo'", è il sospiro che la donna calabrese si lascia sfuggire quando un evento, o il racconto di un evento, sconvolge la sua visione dell'equilibrio cosmico. Sono tipicamente femminili, infatti, queste manifestazioni di contrariato stupore (ma, occasionalmente, ne è concesso l'uso anche agli uomini, sebbene l'uomo calabrese si astenga in genere dall'esprimere giudizi di qualsiasi sorta, poiché poco si addice alla riservatezza caratteristica di questa specie. Mi correggano i miei amici A.S. e S.C., se sbaglio).
Ebbene, ultimamente mi è capitato di pronunciare (mentalmente, perché vivo in terra straniera e nessuno potrebbe capirmi) questa antica formula, in più di un'occasione.

Coos' coos'... n°1
Stamattina, per esempio: dovevo tenere un laboratorio-presentazione del mio librino (che sta per compiere un anno, tra parentesi), e mi si è presentata una classe di tutte bambine. Perché, ho scoperto, esiste a Bologna una scuola femminile. Di sole femmine, cioè. (Ma perché? Qualcuno ne sa qualcosa?).

Coos' coos'... n°2
Di ieri la notizia che un grande partito politico, nella tema di perdere le elezioni, chiede a una certa lista di non presentarsi in alcune regioni a rischio... Il voto utile, insomma, ve lo ricordate?  Il voto che serve a esorcizzare il pericolo di B.  Mo' ci vo'! E perché? Non vi sorge il sospetto che se un sistema elettorale rende inutile un voto, bisogna cambiare il sistema elettorale, e non il voto?

Coos' coos'... n°3
Gira questo simpatico video, che per la verità sembra confezionato dal ministero della propaganda sovietica per istigare l'odio di classe e la repulsione verso l'Occidente:
Ecco il link.
Ma è possibile? Cioè, può esistere davvero gente così scema? Non riesco a capacitarmene. E qui, permettetemi di ricorrere a un'altra espressione tipica della mia lingua-padre: Abbonurapassa!!!

Poi ci sono anche delle sorprese piacevoli, eh!
Per esempio questa: ta-da-da! Oggi esce nelle librerie il mio secondo libro della collana Sassolini Mondadori.
Eccolo qua:






Gioia e'ra mamma!