mercoledì 6 febbraio 2013

e piccoli fan

Una cosa che cambia, quando pubblichi un libro con il tuo nome in copertina, è che vieni immediatamente "laureato" Scrittore. Il nome nel colophon non ha lo stesso effetto.
E se c'è una cosa che davvero mi piace di questa nuova qualifica, è la possibilità di girare per scuole, festival e librerie a incontrare i bambini.
All'inizio ero un filino tesa (come potete leggere qui), ma poi piano piano ho incominciato ad avere fiducia. Non tanto fiducia in me, quanto nei bambini.
Certo, un po' di emozione c'è sempre, un po' di paura di impapinarmi, di confondermi. Ma poi sono i bambini a darmi la carica. Sembrerà retorico, ma è così.
1) Loro non sono lì per giudicare.
2) Nella migliore delle ipotesi sono felici di conoscermi. Nella peggiore sono felici perché saltano un paio d'ore di scuola. In entrambi i casi mi sono grati.
3) Sono aperti allo stupore.
E davvero ogni volta mi ripagano ampiamente e spesso mi lasciano senza parole.
C'è stato quello che, quando ho spiegato che se interpreti letteralmente un modo di dire produci un effetto comico, ha preso in mano il microfono e si è messo a raccontare barzellette perfettamente in tema.
C'è stato quello che mi ha chiesto: "Ma tu, sei felice della tua vita?"
C'è stata quella che ha detto all'insegnante: "Grazie prof, per averci portato qui". Ed era una ragazza delle medie, alta dieci centimetri più di me.
C'è stato quello che ha detto: "Mi fai un autografo che lo metto insieme a quello di Fiorello?"
C'è stata quella che si è fatta firmare il libro, e poi un foglio per un'amichetta, un altro foglio per un'altra amichetta, e uno per i genitori.
C'è quello che alza sempre la mano e ha sempre la risposta pronta, quello che in borsa ha due volumi da 1300 pagine l'uno e ha già letto tutto il ciclo di Harry Potter da sinistra a destra e da destra a sinistra.
C'è quello che sa darti la definizione esatta di metafora, quella così piccola e dolce che ti verrebbe voglia di coccolarla come fosse tua, quello che ti chiama "maestra", quello che diventa tutto rosso se gli fai una domanda.
Ieri, per esempio, uno è stato sbalorditivo. Avevo appena finito di spiegare il significato di "spada di Damocle" e la leggenda da cui deriva. 
"Perché, sapete, il re voleva dimostrare a Damocle quali sono gli aspetti negativi del potere: un re ha tanti nemici."
"Come Cesare, che è stato ucciso da Bruto!" interviene un bambino. Un magrolino di 8 anni, che non solo aveva capito perfettamente me, ma pure Shakespeare!
E poi il faccino con cui vengono a chiederti di firmare il libro, il loro sorriso davvero indefinibile. Un sorriso di quelli che mettono a posto le cose.
Ieri, una bambina mi ha chiesto: "Ma perché tu hai voluto incontrarci?" Lì per lì ho risposto che  a me piace incontrare i bambini, mi piace parlare con loro, raccontare e ascoltare. Oggi, ripensandoci, risponderei che mi preme incontrare i bambini per poter dire loro, ogni volta, grazie!


2 commenti:

  1. Ieri leggevo un testo di Tognolini (vedi che circuiti che si creano?), e mi è venuto in mente questo post. Non so perché, forse c'entra, forse no, ma comunque merita una lettura, se ti è sfuggito:
    http://www.webalice.it/tognolini/capitana.html
    è la lettera che ha scritto per dare l'addio a concita de gregorio.

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  2. :) in effetti una delle cose che mi piace è vedere come anche alcuni adulti reagiscano da veri bambini, lasciandosi stupire. Ma sono pochi

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