venerdì 1 febbraio 2013

Grandi fan (o fan grandi?)

Visto che ho trovato un'ammiratrice, continuo con la pubblicazione delle Filastrocche della prima volta.
Questa è la copertina:

Sono un bambino, un essere nuovo,
sento, vedo, tocco e, guarda: mi muovo!
Il mio primo sorriso, la mia prima parola,
la prima pappa, il primo giorno di scuola,
la prima volta che ho nuotato nel mare
la prima canzone che ho imparato a cantare…
Mi assistono sempre, da spettatori,
due buffe figure: i miei genitori!
Si vede che ancora gli manca esperienza,
ma i bimbi si sa, hanno tanta pazienza;
e poi la capisco, la loro paura,
non ci son regole in questa avventura…
Però è grazie a loro se son così forte
da poter affrontare le mie prime volte.
E di bambino in bambina, di bocca in bocca
ogni prima volta ha la sua filastrocca!

Grazie a Siro, per l'infusione di fiducia :)

Quante prime volte, nella vita di un bambino! Per me scandiscono il ritmo del loro allontanamento, un ritmo sempre più rapido e sempre meno controllabile. C'è stato un tempo in cui, per esempio, riuscivo a tenere il conto, e all'inizio è davvero più facile: la prima volta che ha camminato, la prima volta che è riuscito a infilarsi un cucchiaino in bocca, la prima volta che è andato in bicicletta senza rotelline, la prima volta che si è fatto la doccia da solo... Per me è sempre stato fondamentale e irrinunciabile, esserci. Se non ero (se non sono) presente a una "prima volta" mi sentivo (mi sento) offesa e defraudata. Le prime volte sono un patrimonio sacro per le mamme! 
Ma arriva un momento in cui non è più possibile mantenere il monopolio. Come per le parole. Fino a un certo punto potevo dire con certezza in che giorno e in che momento Diego, o Anna, avesse imparato una parola nuova: l'ha sentita da me, l'ha sentita in una canzone, l'ha detta stamattina per la prima volta. Una completa visuale sui loro domini semantici coincideva, per me, con la più perfetta trasparenza delle loro vite. Niente poteva accadere fuori dal mio controllo.
Poi è diventato impossibile: impossibile tenere traccia dei loro percorsi, impossibile essere presenti a ogni loro scoperta. Così è diventato sempre più frequente che pronunciassero nomi che non avevano imparato da me, che mi raccontassero esperienze alle quali non avevo partecipato, che mi rivelassero qualcosa che davvero non conoscevo...
Negli ultimi mesi, per esempio, Diego è spesso a casa di amici. Se sono vicini di casa, esce da solo, rimane un po' a giocare in cortile, poi va da loro e quando è ora si rimette il suo giubbotto e torna all'ovile. A volte si ferma a mangiare. In un caso si è fermato a dormire. E anche la piccoletta, qualche giorno fa, ha passato un pomeriggio a casa di un'amica. Senza di me, senza neppure una vice-mamma, come le nonne, o il papà. Perché anche lei diventa grande.
In un certo senso questo è struggente, è un cordone ombelicale che si tende sempre di più e che prima o poi si spezzerà. Allo stesso tempo, però, è altamente gratificante. Perché cosa fa una madre, se non "mettere al mondo" un figlio? E mica lo metti al mondo una volta sola. Continui a farlo giorno dopo giorno, spingendolo sempre più lontano alla conquista dei suoi territori. E pazienza se molti per te sono sconosciuti, tu il tuo dovere l'hai fatto nel momento in cui gli hai aperto la porta e hai detto: "Vai".

2 commenti:

  1. Contenta di esserti di sprone. Questo è il tuo anno. #duemilaecredici!

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  2. lo so che è banale, ma che meraviglia di post!

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