venerdì 19 aprile 2013

Io vi avverto...

Venerdì. Oggi scade l'ultimatum.
Dovete sapere che da un paio d'anni lavoro con altri colleghi alla correzione di riviste. Un lavoro quasi-fisso, la cosa più vicina a un reddito stabile che mi sia capitata negli ultimi 8 anni. Qualcosa che mi aveva dato quasi l'illusione di fuga dalla precarietà. 
Sorvoliamo sui contenuti. Io e gli altri della baracca avevamo iniziato questa professione nella speranza di poter lavorare su - che so - un'edizione critica delle Fiabe italiane di Calvino, o su una nuova traduzione dell'opera omnia di Eliot. Personalmente, mi poteva allettare anche la revisione di un'antologia per le scuole medie. È poi finita che siamo a leggere e correggere articoli su Paolo Bonolis in spiaggia che si gratta i gioielli di famiglia, o su Simona Ventura che ha le chiappe cellulitiche. Ma vabbe' pecunia non olet, nemmeno se passa per i bassifondi dei vip.
Il bonifico a fine mese, anche se a 90 giorni, era pur sempre un piacere.
Invece la novità è che il committente ha smesso di pagare.
Eh, c'è crisi, direte voi. Macché. Pare che l'azienda sia florida, vantano bilanci in attivo, fanno offerte di milioni per comprare a destra e a manca altre testate e perfino canali tv. Hanno pure assunto un megadirettore galattico che mica prende 1000 euro al mese.
Allora forse è il nostro lavoro che non va? Macché. La redazione è contenta di noi. I nostri tempi sono impeccabili, assicuriamo la presenza di 3 persone al mattino e 3 al pomeriggio, con orari che vanno dalle 9 alle 18 e a volte sforano fin verso le 20. I file che licenziamo hanno margini di errore prossimi allo zero. Spesso vediamo e redimiamo magagne che li farebbero finire alla berlina in qualche programma tipo Striscia la Notizia.
E quindi?
Quindi niente. Non ci è dato di sapere perché abbiano chiuso i cordoni della borsa. Se si sono rivolti ad altri, se hanno deciso di tagliare i costi della correzione, se sono tutti in partenza per Malindi. 
Disprezzo totale per la nostra professionalità, per la nostra stessa esistenza come persone. Ritardi di 3-4 mesi senza alcuna ragione apparente, senza neppure prendersi il disturbo di scrivere un'e-mail formale in cui ci informano della situazione. Questa è la cosa che fa più male. Perché tu sei anche libero di tagliare su questa fase della lavorazione o di rivolgerti a un altro fornitore, però alzi il telefono e lo dici. 
Ma qui ricadiamo nel vecchio discorso sulla dignità del lavoro: se tu lavori per me io non ti devo alcun tipo di rispetto, perché ti pago - cane - quindi taci e lecca.
Ovviamente non potevamo proseguire così. Abbiamo dato un primo ultimatum a cui hanno risposto con un finto pagamento. Cioè, ci hanno tenuti buoni assicurandoci che il bonifico era partito, salvo poi scoprire che non era vero. E adesso, al secondo ultimatum, nemmeno più la finta. Nulla. Il silenzio.
Quindi, da lunedì, entriamo in "sciopero". Facile prevedere che questo segni la fine della collaborazione. E l'inizio della difficile, logorante partita del recupero crediti.
Sappiate che da lunedì sarò davvero di pessimo, pessimo umore. Perché, anche se per fortuna non sarò disoccupata al 100%, lo sarò al 70. E quando sono disoccupata divento davvero acida e rancorosa e lamentosa e irritabile. 
Quindi, o voi che mi avete attorno fisicamente o virtualmente, trovatemi un lavoro degno di questo nome. Lo dico per il vostro bene.

15 commenti:

  1. Che poi io dirvi se non che compatisco veramente a questa situazione precaria. La disoccupazione è una piaga, anche se è solamente bene parziale che il 70% questo è molto. Spero che ciò si aggiusti velocemente, buono coraggio!

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  2. Se potessi te lo troverei, ma io sto messa peggio di te. Troviamocelo a vicenda!
    Com'è finita?

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    1. com'è finita? Boh! Stiamo a vedere cosa succede, ma temo che non ci sia altra strada che la letterina dell'avvocato (e quanto mi pento di non aver studiato giurisprudenza con specializzazione nel recupero crediti. Di questi tempi il lavoro non mancherebbe di certo)

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  3. giuro che sarà la 4° volta da venerdì che resto con le mani sospese sopra la tastiera in attesa di mettere per iscritto ciò che mi passa per la testa.
    il punto è che non so cosa mi passa per la testa.

    perché ogni volta che provo a mettere a fuoco i miei pensieri, mi torna sempre in mente il volto di Michael Douglas in "un giorno di ordinaria follia".

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    1. vedi, quando il nostro comune datore di lavoro decise di "licenziarmi", almeno ebbero la decenza di telefonarmi e dirmi: "d'ora in poi non lavorerai più per noi". Si inventarono una scusa per addolcire la pillola, ma furono corretti. Mi viene da pensare che forse la differenza è che in quel caso si trattava di una multinazionale americana...

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    2. oh cara, anche con me usarono questo "trattamento di favore" (circa, più o meno, diciamo così), ma posso garantirti che molti furono trattati come pezze da piedi. Forse non era questione di multinazionale, ma di chi stava dall'altra parte della cornetta del telefono.
      Forse.

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    3. ah ecco allora... Che dire? Tu ce l'hai una mazza da baseball? Al limite io ho una racchetta

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  4. io ho le due mazze del gioco Coccogolf
    http://www.chellinigiocattoli.it/negozio/articolo/913/coccogolf-il-gioco-del-golf-per-i-bambini,-hasbro.html
    la verde mi è sempre piaciuta di più.

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  5. Io sono parte della cosa, mi spiace il doppio perché in qualche maniera mi sento pure doppiamente responsabile avendo "creato" il gruppo di lavoro. Un lavoro che ci ha impegnato pure le feste, spesso fuori orario, con una flessibilità totale e retribuzioni manco lontanamente lontane dal giusto. Per ritrovarsi da un giorno all'altro con un pugno di mosche in mano, con non dico i capi ma i sottoposti, i lavoratori che sono come te che ti mentono, che si accodano alle balle dei grandi ciarlatani italiani che chiamiamo "imprenditori". E scopri cose meravigliose: che paghi una tassa di registro per avere le ingiunzioni di pagamento, che forse devi pure pagare l'Iva perché non puoi avere i tuoi soldi se prima non fatturi, ma se fatturi per lo stato hai incassato. E' tutta una follia ed è tutto fatto con la freschezza, la "naturalezza", la sfacciataggine di qualcosa che appartiene alla "normalità". Non ti pago, ed è "normale" che sia così.

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    1. guarda, se ti può consolare io non ti ritengo assolutamente responsabile, anzi. Sei parte lesa forse più di tutti.
      Delle due ti ritengo "responsabile" di aver creato un BEL gruppo di lavoro, un gruppo che non ha davvero niente da rimproverarsi in tutta questa faccenda..

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  6. Che pezzi di merda.
    Perché io posso capire che si debba, a un certo punto, licenziare qualcuno; doloroso, ma posso capire che per l'azienda sia la scelta migliore (o almeno, si pensi così). Ma trattare la gente così no. Tantomeno dopo anni di collaborazione.

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    1. esatto. L'espressione "pezzi di merda" credo che sia perfettamente calzante

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  7. Io quando sono disoccupata ho istinti suicidi ricorrenti e poco arginabili.
    Quindi ti capisco, eccome se ti capisco... ma ti dico solo che 'almeno' e 'per fortuna' con 800 virgolette quello per cui scioperi e lotti è un lavoro di tutto rispetto, che di certo ti ha dato qualche gratificazione.
    Io vivo ogni giorno tentennando e con l'ansia che sia l'ultimo per un lavoro che odio e disprezzo e non si avvicina neanche lontanamente a qualsiasi cosa io abbia mai pensato di fare nella mia vita.
    Ma come dicevi... pecunia non olet... anche se a volte mi fa schifo per quello che mi costringe a fare.
    Spero si risolva tutto per te!

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    1. Grazie, e ricambio l'augurio :)
      Hai ragione, a me il mio lavoro piace, e mi piacerebbe poterlo fare con serenità...
      Intanto, piacere di conoscerti ;)

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