sabato 20 luglio 2013

"La vita, o la si vive o la si scrive"

Che vi devo di', signore mie, lo so che questo blog ha le ragnatele. Ma se non lavoro sono nervosa e non mi va di scrivere, se lavoro non ho tempo (oh Dio sì, nel frattempo il lavoro è arrivato, e pure qualche pagamento arretrato). E poi è estate, e si sta fuori fino a tardi. Si dorme (un po') di più alla mattina, ci si crogiola nella nullanza, che tutti ne abbiamo diritto prima o poi. Ieri mi sono concessa anche un'ora di shopping (l'ho già detto che sono arrivati alcuni dei pagamenti arretrati?) e tornarsene a casa con un paio di scarpe di marca, pagate 10 euro, è un'esperienza che renderebbe euforico anche un buddha (lo sapete, vero, che sotto la posizione del loto nasconde due magnifici sabot?).
Poi c'è che non succede niente, o forse sì, e sono io che non classifico quello che accade in eventi meritevoli di memoria. Magari sono come Sandra Mondaini (ricordate?), e non so vivere nella contentezza.
Volete allora che vi dica che ho fatto le analisi del sangue? A parte il ferro basso, tutto bene grazie. Volete che vi racconti del topo che mi è entrato in casa, malgrado la presenza di due feroci felini (uno dei quali, alla vista del roditore, per la verità è scappato a nascondersi sotto il letto): certo, non è una notizia da Washington Post, ma per i bambini del quartiere è diventata leggenda. Volete che vi racconti la furia battericida con cui, fuggito il topo, mi sono data a ripulire la cucina da cima (ovvero circa 5 metri) a fondo?
Insomma, per tenere un blog ci vuole almeno uno di questi due requisiti (meglio entrambi): avere una vita interessante o saperla rendere tale nel racconto. In questo periodo mi pare che manchino, appunto, i requisiti.
Però, ripensandoci, potrei raccontarvi di come me la sto godendo la vita. Della serata di ieri, tra i dolci paesaggi dell'Appennino, a degustare vini,  ammirare una mia amica che si esibiva un'affascinante performance teatrale e parlare a lungo con una persona bella. Oppure le sere passate a chiacchierare con i vicini, perché sì, non sempre i vicini sono creature orribili da evitare o fastidiosi guastafeste, e a volte sono persone piacevoli, interessanti, simpatiche. Del tempo speso con gli amici, le grigliate, le carte, le feste di paese, la gelateria sotto casa, l'anguria, i gavettoni. Dei bambini che giocano in cortile, litigano, collezionano cicatrici, tornano a casa con le ginocchia nere di polvere.
E allora alla fine qualcosa da dire c'è, su quest'estate di cauta felicità.



8 commenti:

  1. la cauta felicità è un periodo di grazia e di pace, senza lo stress dei grandi avvenimenti e traguardi. Rende un pò noiosi, è vero, ma in fondo è davvero un piccolo prezzo.
    Non a caso ho scritto poesie e racconti abbastanza gradevoli nei miei periodi più neri e per fortuna non scrivo più da molti anni, son troppo occupata ad essere felice e godermi la bonaccia dopo la tempesta. E spero di continuare così! .-)

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    1. diciamo che è un po' il dilemma tra "Libro Cuore" e "Cuore di tenebra" :)

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    2. Ma vorresti averlo :)

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  2. direi "cuore di tenebra" da leggere, "libro cuore" da vivere :-)
    E complimenti sia per gli arretrati che per i nuovi lavori!

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  3. Per avere e reggere una vita interessante ci vuole un fisico bestiale! è questa la verità!
    http://www.youtube.com/watch?v=9tFHD1zivVY

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    1. ah ah ah! No, non ho le physique du role :)

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  4. questo post gronda vibrazioni positive.
    E mi sembra di sentir odore di grigliata.
    E sale sulla pelle.

    I pagamenti arretrati, quando da miraggio si trasformano in concretezza, sono commoventi.

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