giovedì 25 luglio 2013

Poi non dite che non vi avevo avvertito

Amici e amiche, a voi pochi ma fedeli lettori di questo blog, a voi eletti, io rivelerò un segreto che nemmeno l'Area 51.
Capita a tutti, prima o poi, di andare da un medico, giusto? Non importa quale sia il titolo o la specializzazione, di solito la conversazione si svolge così:
"Vorrei fare le analisi del sangue, ormai sarà passato un anno"
"Da qui risulta che le ha fatte l'ultima volta quatto anni fa"
"Ah"


"Facciamo il controllo dei nei"
"Eh sì, saranno due anni che non lo faccio"
"Guardi che lei è venuta l'ultima volta nel 2007"


"In teoria lei dovrebbe fare questo controllo ogni sei mesi"
"Eh lo so, il tempo fugge. Ne saranno passati 9... Quand'era? Settembre?
"Sì, ma del 2010"

E insomma, è evidente che qualcosa non torna.
Ho indagato, ho riflettuto, e ho capito che i medici vivono in una dimensione distinta dalla nostra, dove il tempo scorre molto più velocemente. Un anno nella nostra dimensione corrisponde almeno a tre nella loro.
Ecco spiegato anche il misterioso fenomeno della scrittura incomprensibile: il fatto è che scrivono a una velocità doppia, o tripla, rispetto alla nostra. 
Parlando, si sforzano di pronunciare ogni lettera m o o o o l t o   l e e e n t a a a m e e e n t e, tuttavia, quando cerchiamo di ricordare quello che ci hanno detto, ci accorgiamo di aver capito una parola sì e una no.

Questa anomalia spaziotemporale può avere ripercussioni sul paziente? Io credo di sì. Una volta nell'ambiente-ambulatorio, anche il nostro tempo subisce un'accelerazione pericolosissima. Entriamo che siamo giovani trentenni, nel pieno delle nostre forze, e ne usciamo più vecchi di almeno 5-6 anni: nel giro di pochi minuti ci spuntano polipi, fibromi, cheratosi, varicocele, angiomi, macchie, inspessimenti, infiammazioni ecc.

Quindi, sentite a me, se volete restare giovani evitate accuratamente gli studi medici.




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