venerdì 27 settembre 2013

La distanza è un venticello...

In questi giorni grondo amore per i miei figli. Trasudo. Me li guardo, me li riguardo, li studio, li esamino e finisco per adorarne ogni centimetro cubo. Me li abbraccio, me li sbaciucchio, e anche quando mi innervosisco sfumo quasi subito.
Mi sembrano così teneri, così piccoli, così simpatici. Sono proprio i miei bambini, quelli lì?
Ieri sera avrei mangiato Diego di baci.
Anna stava come al solito giocando su una poltroncina. Non serve dirle la stessa cosa anche 20 volte nella stessa giornata. Millanta volte le chiediamo di smetterla di dondolarsi sulle sedie, di salire sui tavoli, di giocherellare con gli sgabelli. Non ce la fa. Ieri è caduta tirandosi la poltroncina addosso. Suo padre ha assistito a tutta la scena: la caduta, la gambina intrappolata e piegata in malo modo, e se l'è rivista di nuovo ingessata come tre anni fa (chi se lo fosse perso o dimenticato, può leggere qui). Assalito dall'ansia, si è alzato di scatto ed è sbottato: "Se ti sei rotta la gamba, ti rompo anche la testa!"
Anna è filata a nascondersi sotto il tavolo. Diego invece si è alzato con le lacrime agli occhi, ha afferrato un cuscino e l'ha lanciato contro suo padre: "Tu non la spacchi la testa ad Anna! Capito? Scemo!"
Lui, che non dice mai una parolaccia, che è sempre attentissimo a non fare cose che potrebbero esporlo a sgridate. Lui ha detto "scemo" a suo padre! Era veramente, veramente, furioso.
E io avrei voluto stritolarlo di abbracci, perché aveva preso sul serio la minaccia ed era insorto in difesa di sua sorella contro la massima autorità!

Poi ieri sera, prima di andare a dormire, abbiamo guardato insieme un libro pieno di immagini di pesci e creature marine, e abbiamo riso tanto. Vicini vicini.

Stamattina sono entrati a scuola abbracciati, e io avrei voluto corrergli dietro e chiuderli a mia volta in un abbraccio.

Perché allora c'è qualche possibilità che si vogliano bene. Anche se litigano, si picchiano, si fanno i dispetti in continuazione, in fondo in fondo un po' di affetto fraterno sono riusciti a costruirlo... E in questo periodo in cui mi sento in adorazione nei loro confronti, questi piccoli episodi sono benzina sul fuoco dell'amore.
Ma come mai? Da cosa dipende questa profusione di sentimenti?
Per quale ragione mi sembra di vederli come attraverso una foschia magica, che me li fa apparire quasi perfetti?
Una spiegazione ce l'ho. 
È che stanno 8 ore a scuola.
Viene tanto più facile adorarli, se sono fuori dai piedi per quasi tutta la giornata.




4 commenti:

  1. Come ti capisco! Anche a me succede uguale. E influisce molto anche il fatto che non sto più a casa a lavorare.
    Lavarmi, vestirmi, truccarmi, lasciarle a scuola dove qualcun altro ha il difficilissimo compito di essere brillante per un sacco di ore, mentre io lavoro serena e (quasi) ininterrotta per altrettante ore fa decisamente di me una madre migliore e molto molto molto più paziente e affettuosa (nonché più profumata).

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    1. ecco, quando (e se) anch'io non sarò più incollata a questa sedia, probabilmente arriverò perfino a sentire la loro mancanza!

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  2. Bellissima questa solidarietà anche se a significato un'insurrezione. Ne ho parlato da poco su un mio post ed anche se sono ancora piccoli, già vedo i primi segnali e già mi sciolgo!

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