lunedì 23 settembre 2013

She's a student, he's a scholar

E così, abbiamo fatto il nostro ingresso nell'anno scolastico 2013/2014.
Il primo giorno Anna si è svegliata allegra e garrula, ha fatto colazione (evento straordinario), si è lavata da sola, si è vestita di tutto punto, si è pettinata ed è entrata a scuola con il suo zainetto pieno di quaderni, matite e curiosità.
Il secondo giorno, Anna si è svegliata allegra e garrula, ha fatto colazione (evento straordinario), si è lavata da sola, si è vestita di tutto punto, si è lasciata pettinare ed è entrata a scuola con un sorrisetto tranquillo.
Il terzo giorno Anna si è svegliata allegra e garrula, ha fatto colazione (evento straordinario), si è lasciata lavare, vestire e pettinare senza opporre eccessiva resistenza, ed è entrata a scuola con un sorrisetto incerto.
Il quarto giorno Anna si è svegliata allegra, non ha fatto colazione, si è lasciata lavare e vestire ma non pettinare, ed è entrata a scuola piangente e abbracciata alla mia gamba.
Il quinto giorno Anna si è svegliata dicendo che non voleva andare a  scuola, ma poi si è lasciata convincere a lavarsi, vestirsi e pettinarsi, ha smangiucchiato qualcosa seminando briciole per casa ed è entrata a scuola con un visetto mogio e per niente convinto.
Ieri sera, prima di addormentarsi mi ha chiesto: 
"Ma quindi oggi è l'ultimo giorno? Domani si torna a scuola?"
"Eh sì"
"Beata te che lavori e non ti annoi!"
"Beh, anche lavorare può essere noioso, a volte..."
"Sì, ma io mi stanco perché facciamo troppi compiti!"
"Accidenti! Allora bisognerà dire ai maestri di farvi lavorare meno e divertire di più. E pensare che sembrano così simpatici, invece..."
"Sì, sono simpatici e facciamo anche cose divertenti, solo che loro parlano, parlano e a me viene un grande mal di testa!"
"Quindi?"
"Quindi non ci voglio andare!"

Comunque, questa mattina siamo riusciti ad approdare a scuola con una relativa serenità, perché abbiamo cercato di buttarla in ridere e pare che la bambina sia sufficientemente dotata di autoironia.
Comunque, sa tanto di déjà vu.




Il fratellone nel frattempo ha fatto il suo ingresso in terza, e la mamma registra un notevole avanzamento verso la maturità: ormai è del tutto autonomo nella cura di sé, e comincia anche ad aiutare in piccole faccende di casa. Inoltre, ha iniziato a darmi anche un decisivo supporto professionale.
Già da un po' lo uso come "tester" per le cose che scrivo. Quando sono a un buon punto di definizione, gliele leggo ad alta voce per verificare il suo grado di comprensione e di gradimento. L'altro giorno leggevo: "...nel cantiere èdile in cui lavorava..." e lui: "Mamma! Si dice edìle!" (38 anni ci ho messo, per sciogliere questo dubbio, ed è dovuto arrivare lui...)
Poco dopo, nello stesso testo, un personaggio dice "...io ho pronunciato la profezia". 
Avevo lasciato la parola pronunciato in rosso, in attesa di trovarne una più calzante. "Perché è in rosso?" mi ha chiesto lui. 
"Perché non mi convince, ma non mi viene la parola giusta"
"Mmm... Secondo me è meglio ho formulato la profezia".
Bravo il mio ragazzo, era proprio quella che cercavo! Soldi ben spesi, dicevo tra me e me, quelli di tutti i libri che gli ho letto da quando aveva 4 mesi. E invece lui ha subito corretto il tiro:
"Vedi che serve guardare i cartoni animati? Si imparano un sacco di parole!"









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