mercoledì 9 ottobre 2013

STOP PHUBBING!

Oooh!




Ecco finalmente un neologismo utile. Perché se non hai la parola per definire il problema, non riesci a identificarlo con chiarezza. E se non lo identifichi non puoi combatterlo.
Premetto che non sono aprioristicamente contraria all'uso della tecnologia. Anzi, io stessa a volte mi percepisco come un'estensione organica del mio computer. Non sono una di quelle millenariste che gridano alla fine del mondo perché i bambini giocano con il Nintendo, gli adolescenti fanno amicizia tramite Facebook e gli adulti si fanno le corna con Meetic. 
Però questo uso spasmodico degli smartphone, certe volte, mi urta. Parecchio. Perché già mi piace poco parlare con una persona che ti guarda come se tu fossi trasparente, e ti dà la netta sensazione di star pensando a un'altra cosa. Se poi questa persona neppure ti guarda, ma fissa lo schermo dell'iPhone, allora proprio no.
A me capita sempre più spesso di trovarmi in compagnia di persone che sono lì, ma non ci sono, come se la connettività perpetua, questo dono dell'ubiquità servito su un piatto di silicio, richiedesse dedizione completa, a prescindere dal contesto.
Siamo insieme? Parliamo! Se ci viene voglia di guardare un video o ascoltare una canzone sul tuo smartcoso, facciamolo, ma poi spegni. Non ti mettere a chattare su whatsapp, stai già chattando fisicamente con me (ricordi? to chat in inglese significa chiacchierare. Sono le chat che rappresentano un surrogato alla conversazione vis-à-vis, non il contrario!).
I peggiori sono quelli che "no, ma che me lo compro a fare uno smartphone, mica mi serve!". Tempo due settimane dall'acquisto, avranno perso definitivamente la capacità di sollevare lo sguardo dai propri pollici. Non potranno più fare a meno di instagrammare ogni attimo della loro vita: "To', un ragno! Facciamo sapere all'universo mondo che questa mirabolante e rarissima creatura si è posata sulla mia scarpa". 
"Oddio! Il bambino ha vomitato addosso sorella! Che spasso! Come non pubblicarlo?"
Se siete fuori a cena e avete prenotato per 4, tenete conto che avrete una compagnia virtuale di 1 alla 10.000 follower, e il menu verrà commentato da almeno 12 amici e magari 15 amici di amici.
Ripeto, io AMO le tecnologie della comunicazione. Tutte. Credo sia fighissmo potersi videochiamare, lasciare messaggi vocali, poter mantenere contatti quotidiani e costanti con persone che magari abitano in un altro continente, monitorare la crescita dei figli dei tuoi amici anche a distanza di chilometri, farsi pure un filino gli affari degli altri senza che questi ne siano necessariamente consapevoli. Tutto ciò è bellissimo. Io stessa passo molto tempo su Facebook, mica no.
Però diciamolo forte e chiaro. Certe cose sono come l'onanismo: siete liberissimi di farlo quando vi trovate da soli, ma in compagnia di altri bisogna porsi dei  limiti.



PS
Ovviamente il mio anatema non vale se state leggendo questo post dal vostro smartphone, anche mentre la vostra migliore amica vi confessa che ha fatto le corna al marito o mentre il vostro collega vi racconta il trauma che gli ha devastato l'infanzia, perché le attività altamente formative sono sempre ammesse.

8 commenti:

  1. Clap clap clap. Applausi a scena aperta. Quanto ma quanto condivido...!!!!!!!!!!!

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    1. grazie grazie, condividi pure su tutti i social network :D :D :D

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  2. se una persona whatsappa o chatta o instagramma in vostra compagnia, significa che si sta annoiando di voi.

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  3. Non è probabile! è assolutamente certo che si sta annoiando!

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  4. Mi hai fatto morire eppure e tragicamente vero e non condivo affatto l'annoiarsi di cui sopra perché molte volte l'incontro non ha nemmeno inizio che so già attaccati al tel!

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    1. in ogni caso, se l'altro si annoia con me figurati io con lui che sta attaccato al cellulare :)

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