lunedì 21 ottobre 2013

Una storia

Era l'estate del 1944. La Seconda guerra mondiale imperversava ancora tra i continenti. L'Italia era sotto scacco, con i tedeschi che ne occupavano gran parte del territorio, i fascisti che l'ammorbavano con la loro presenza e gli alleati che la bombardavano.
Nei pressi di Maiolo, un minuscolo paesino tra Emilia Romagna e Marche, viveva una famiglia di mezzadri: la famiglia di mia madre. Mio nonno, Dino Selva, oltre ad avere due dolcissimi occhi celesti, sapeva coltivare la terra, allevare animali, lavorare il legno, intrecciare vimini e curare con la corteccia. E sapeva anche da che parte stare: era comunista e partigiano.
Il 5 giugno i tedeschi abbatterono un aereo americano che aveva appena bombardato la stazione di Bologna. L'equipaggio fu costretto a paracadutarsi in pieno territorio nemico. 
Il giovane pilota James H. Longino sfuggì alla cattura e - non si sa bene per quali vie - arrivò a ca'Michele, dove vivevano i Selva.
Mio nonno Dino e la sua famiglia ospitarono quello sconosciuto, che parlava una lingua per loro incomprensibile, per tre mesi, fino a quando i partigiani riuscirono a farlo uscire dai territori occupati dai nazisti.
Inutile dire quanto rischiavano: era il periodo delle Fosse Ardeatine e dell'eccidio di Marzabotto, tanto per inquadrare la questione. Me lo sono chiesto spesso da dove prendessero il coraggio  i miei nonni, che allora avevano tre bambini piccoli, tra cui mia madre. Forse era pietà nei confronti di un uomo sperduto, anche se straniero. Sicuramente, da parte di mia nonna, c'era anche una sincera adesione al concetto di carità cristiana. Sicuramente c'era fedeltà a una causa, amore per la patria, disprezzo per il fascismo. Sicuramente c'era una concezione di "umanità" nel senso più vasto e nobile.
James si salvò, tornò negli Stati Uniti e per molto tempo mantenne rapporti con chi lo aveva aiutato (oltre ai miei nonni, anche altre persone legate alla resistenza del riminese). Mandava regali, tra cui scatolette di cibo industriale che lasciavano interdetti quei robusti contadini abituati a prosciutti e piadine. Fin quando morì, in un incidente aereo, poco più che quarantenne.

Qualche tempo fa un appassionato di Storia, Daniele Celli, ha voluto approfondire e scrivere questa storia (con la s minuscola): ha raccolto documenti e testimonianze in un'opera straordinaria e di enorme valore per me e per la mia famiglia. Celli è riuscito a rintracciare anche alcuni parenti di James, tra cui John Longino e sua moglie Donna, che sabato scorso sono venuti a conoscere la mia famiglia. Io purtroppo non c'ero, ma è stato un momento indimenciabile, e non solo per i Selva.
Oggi infatti trovo sul blog di John Longino  e su quello di sua moglie il resoconto di quella giornata, ed è curioso pensare che un atto di solidarietà umana sia ancora in grado, a distanza di tanti anni, di generare legami da una parte all'altra del mondo:

Il blog di John Longino, qui.

Il blog di Donna, qui.


4 commenti:

  1. mi vien da pensare che le storie con la s minuscola siano quelle che muovono le dinamiche migliori degli esseri umani.
    oggi ho perso la mia proprietà di linguaggio.
    porta pazienza.

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    1. già, e come narratrice tu sai bene qual è il potere delle storie con la minuscola

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