giovedì 19 dicembre 2013

Maschio e femmina li creò

In questi giorni circola in rete questo articolo, che ha il grande pregio di fornire una piccola ma ricca bibliografia contro gli stereotipi di genere.
Non mi avventurerò in dotte disquisizione su cosa si intenda, o si debba intendere, per femminismo, che cosa realmente siano le pari opportunità, come si declini il concetto di "uguaglianza tra i sessi" in un contesto multietnico, multireligioso, multiculturale e anche multireazionario come il nostro. 
Vorrei solo sottoporvi il mio problema, legato ai prodotti orientati. L'azzurro e il rosa, per intenderci.
Quando è nata Anna, Diego aveva due anni e tre mesi. Era veramente piccino. Io non mi ponevo troppi interrogativi su una possibile gelosia nei confronti della sorella perché - mi dicevo - io non gli toglierò neppure un grammo, una briciola, un soffio di amore, e sono certa che lui se ne accorgerà. Lasciamo che le cose vadano come devono andare.
È andata che ci siamo accorti che, per Diego, l'importante era aver ben chiaro il mio e il tuo: questo è il mio perimetro, questi sono i miei giochi, questo è il mio tempo. Per riflesso, anche la sorella ha adottato strategie di differenziazione, che fatalmente si sono assestate sul concetto di maschile e femminile.
Noi forse abbiamo favorito questo meccanismo perché, come forma di rassicurazione, dicevamo e diciamo cose tipo: "Diego è il bimbo più bello del mondo, Anna la bimba più bella del mondo". E alla fatale domanda: "preferisci me o lei?" abbiamo sempre risposto: "Diego è il mio bimbo preferito, Anna la mia bimba preferita".
Non so se questo ha avuto influenze sulla loro identificazione di genere, ma sembra che loro l'abbiano definita in modo piuttosto netto.
Questo è un gioco da maschi, questo è un gioco da femmine. Questo è un vestito da maschio, questo è un vestito da femmina. È un processo che si autoalimenta, perché da un certo punto di vista segue e asseconda una loro naturale inclinazione ("loro" vuol dire dei miei figli, non dei bambini in generale).
Mi spiego. Quando Anna è venuta al mondo ha portato in dono a suo fratello un'ambulanza dei Lego (chiesta da lui) e un bambolotto. L'ambulanza è ancora nella cesta delle costruzioni, mentre il bambolotto è stato snobbato da Diego per poi essere seviziato da Anna, più tardi. A lui piacciono i mostri, i dinosauri, i lego, le costruzioni in generale e, in epoca più recente, i videogiochi.  Fino a poco tempo fa era del tutto indifferente all'abbigliamento, ma adesso quando vuole farsi bello preferisce le camicie. Da parte sua Anna ha una vera adorazione per tutto quello che è cosmesi, smalti, tatuaggi (trasferelli, naturalmente) outfit appariscenti e molto stylish, bigiotteria, paillettes, lustrini, fiocchetti ecc. Le piacciono le Barbie e le bambole.
Gli stereotipi degli stereotipi.
Non è solo in abbigliamento e giocattoli che si sostanzia questa divisione. Anche nei consumi culturali Diego e Anna sono già molto orientati: i cartoni da femmina e i cartoni da maschio, i libri da femmina e i libri da maschio. Per un periodo abbiamo avuto anche le canzoni da femmina e le canzoni da maschio, con lotte furibonde tra i due per decidere se in macchina dovevamo ascoltare prima la sigla di DragonBall o la canzone della Sirenetta.

A raccontarlo mi sembra di aver fallito in qualcosa. Non ero io che fin da piccolissima mi opponevo ferocemente a qualsiasi forma di discriminazione contro le donne? E la discriminazione non passa forse dallo stereotipo? Avrei potuto fare qualcosa per prevenire questa differenziazione drastica tra maschile e femminile nei miei figli? Di fatto, loro riescono a giocare davvero insieme senza sbranarsi quando trovano un'attività non caratterizzata: la capanna con le coperte, i lavoretti più o meno creativi, i travestimenti. Diego non si fa coinvolgere in giochi con le bambole. Cucinare è l'unica cosa "da femmina" che riesce a raccogliere l'entusiasmo di entrambi. Anna invece si adatta volentieri, quando le viene concesso, ai giochi del fratello, in particolare quando è in compagnia degli amici. Ma - appunto - non sempre le è concesso.
E voi cosa fate per combattere gli stereotipi? Avete trucchetti o strategie da suggerire? Come si fa a evitare una polarizzazione dei consumi senza costringerli ad abbandonare i giochi e le attività che gli piacciono di più?

Ecco Anna in una delle sue stravaganti mise.





7 commenti:

  1. Io non ho ricete, le mie sono entrambe femmine e cercano terreni di differenziazione diversi. Però vorrei farti leggere un post che mi ha fatto riflettere. Caspita. http://www.domitillaferrari.com/semerssuaq/quando-ero-piccola/

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    1. letto! Il primo paragrafo potrei averlo scritto io. Uguale paro paro. E sono d'accordo con le conclusioni: alla fine a decidere è il contesto in cui cresciamo

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  2. Ma sai che è curioso che ho iniziato a domandarmelo adesso che sto scegliendo i regali per natale. A Piccione so che regalerò la scopina, la paletta e forse pure il mocio vileda taglia mignon. Così magari smette di aggirarsi per casa fracassando con il manico della scopa la qualunque.
    Ma a Piccetta mai e poi mai avrei regalato degli strumenti da "casalinga".
    Mai.
    E quindi un po' mi chiedo perché al maschietto, invece, non solo li sto regalando, ma mi sembrano pure un'idea strepitosa...

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    1. magari proprio perché va controcorrente! Brava mamma, bellissima idea :)
      Ma non è che poi con la scopa mignon ti fa devastazioni di precisione? :)

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    2. io poi confesso, ammetto e faccio pubblica ammenda: quando ho visto quel servizio da te in ceramica, formato picnic per bambole, dai colori pastello, proprio non ho resistito. Ho dovuto comprarlo!

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  3. in casa abbiamo sempre evitato stereotipi, per cui mia figlia indossava tutti i colori, poteva scegliere i giocattoli che preferiva e così via, lo stesso abbiamo fatto col fratellino più piccolo. All'ingresso nella scuola materna però mia figlia fece una epocale scoperta: esistevano "cose" da femmine e cose da maschi. Non so chi la iniziò ma fatto sta che improvvisamente etichettò tutto in modo implacabile. Noi però non abbiamo mai dato molto peso alla cosa, cercando di coltivare il suo libero arbitrio e ora sebbene tendenzialmente preferisca cose femminili, non è così in via esclusiva (ad es. fa arti marziali, mentre non ha mai provato attrazione per la danza classica, gioca con bambole ma anche camion e piste di macchinine...). Lo stesso posso dire del maschietto. In parte siamo determinati dall'ambiente, in parte dalla nostra natura intrinseca, è un'interazione di questi due elementi, un equilibrio complesso e talvolta variabile, ma tutto sommato credo che il più lo faccia la nostra natura.

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    1. ecco, io non ho mai lottato attivamente contro gli stereotipi. Forse avrei dovuto essere più decisa, ma come dici tu è davvero un mix di ambiente e carattere. Mia nipote, che non ha avuto un'educazione molto diversa da quella dei miei figli, detesta le bambole e adora ereditare i vestiti del fratello.

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