giovedì 30 gennaio 2014

Vis comica 2

E insomma, diciamo, tutti noi genitori coltiviamo in segreto la speranza che i nostri figli nascondano incredibili talenti che spianeranno loro la strada nella vita.
A un anno stentano a stare in piedi ma si mettono sulle punte per ballare sulle note de Il coccodrillo come fa, ed ecco che già li vediamo esibirsi al Bolshoj.
A due anni pasticciano con i colori con somma gratificazione e immonde conseguenze sulla tappezzeria, e noi già immaginiamo le loro opere esposte alla Tate Gallery.
A tre anni riescono a lanciare una palla con il piede senza sfracellarsi a pancia sotto, ed eccoli goleador ai mondiali del 2024. 
A quattro anni scrivono "mama bela" e non ci offendiamo per la possibile allusione perché siamo certi che questa precoce capacità di scrittura verrà un giorno premiata con il Nobel in letteratura.
Poi vanno a scuola e percorriamo i loro quaderni alla ricerca del segno del genio.
Attualmente, il talento più manifesto in famiglia è la paraculaggine della piccola, che riesce a trovare giustificazioni di ogni tipo per le sue condotte, o mettersi comunque in una luce favorevole. Per esempio:
"Io non sono testarda. Sono testarda abbastanza da far arrabbiare una mamma, ma non abbastanza da far arrabbiare una nonna".
Come dire: i miei difetti sono i tuoi limiti.
Però Diego continua a sorprendermi con una padronanza sempre più raffinata dei giochi di parole:
Ecco qualche estratto:

Come si chiama il pittore più ricco?
Claude Monete

Come si chiama la città più ricca?
San Petrolio*

Cosa fa una duchessa quando lava i panni?
Il ducato!

Ma anche l'ironia non gli manca:
"E nell'Era terziaria nacquero le prime scimmie, che avevano il pollice opponibile. Il pollice opponibile serviva per arrampicarsi sugli alberi e afferrare il telefono per giocare a DragonCity".

Ecco quindi l'immagine che lampeggia nelle mie fantasie



*Per i non bolognesi, San Petronio è il santo eponimo della basilica di Bologna.

Qui l'inzio della carriera.

mercoledì 22 gennaio 2014

Casa dolce casa editrice

Una che lavora in editoria e che nel suo nickname ha la voce "precaria" non corre certo il rischio di farsi illusioni su che cos'è una casa editrice.
Però, se lavoro in editoria (e forse anche se sono precaria) è perché amo i libri, adoro la carta, stravedo per le pagine, ho una passione per le righe, traggo profondo godimento dalle parole.
Qualche giorno fa ho rimesso ordine nella mia libreria (che è anche un deposito di documenti e oggetti di varia natura e provenienza, nonché limbo in cui confluiscono tutti i rottami dal destino incerto).
Mentre toglievo polveri accumulate in un glorioso lustro, ripercorrevo con la memoria le fasi della mia vita di lettrice, e non ho potuto non notare come determinati periodi siano legati a determinate case editrici, o addirittura a collane.

La prima giovinezza. Dai 6 ai 16 anni è stato il periodo della bulimia. Leggevo tutto quello che trovavo in giro, da Tex Willer all'enciclopedia in 10 volumi e copertina in similpelle. Letture disordinate, ma ben presto attratte dalla fantascienza e dal fantasy, quindi Urania ed Editrice Nord, ma anche tanto tanto Bonelli.  Il grande amore per Ursula Le Guin è l'apice di questa fase. Solo lei e alcuni libri di fiabe hanno ottenuto l'onore di un trasloco nelle mie vite successive.

Dai 16 ai 19 anni è stato il periodo dell'instradamento. Io e la mia amica Manuela spulciavamo uno per uno i pochissimi titoli dell'unica libreria nel raggio di decine di chilometri, e cercavamo libri per crescere, per crescere come lettrici. Quelli erano gli anni dei primi Millelire, degli economici NewtonCompton, che mi permisero di scoprire Freud, per esempio. Allo stesso tempo a casa affrontavo i russi grazie ai BUR ereditati da mia sorella. Quella con Dostoevskij è stata la mia prima storia importante, insidiata solo dalla concorrenza di Eliot.

I tempi dell'università, ovvero la curiosità:  rimane ben poco, perché attingevo a piene mani alle biblioteche pubbliche, ma ricordo che avevo una spiccata preferenza per titoli evocativi e criptici, che spesso si legavano a case editrici anomale o sconosciute. Rimane qualche e/o, alcuni Adelphi, numerosi Feltrinelli, ancora qualche BUR e tante case editrici minori. Dunque un certo gusto per la scoperta, per la letteratura d'altri pianeti, per l'esoterismo e le voci interiori, ma anche incursioni nell'Italia di oggi e nel teatro d'ogni età. Letture disparate, da Christa Wolf a Virginia Woolf, da Shakespeare a Erri De Luca, da Allende a Marquez passando per Borges, da semisconosciuti romanzieri dell'Europa dell'est a poeti bolognesi. E ancora tanti fumetti, da Linus (e Calvin & Hobbes in particolare) ai supereroi Marvel e, soprattuto e tutti, Disney, con la folgorante scoperta di Carl Barks.

Dai 25 ai 30 c'è stato il periodo Oscar Mondadori: del futur non v'è certezza, solo nei classici la salvezza. Ancora qualche Feltrinelli, soprattutto perché questo è il momento in cui mi innamoro di Dürrenmatt

Seguono circa 3 anni in cui ho letto, per mio interesse personale, solo i tempi di cottura delle pastine e le etichette dei body. Sono diventata madre e dunque leggo quasi solo per i bambini.
Il primo libro "adulto" che ho terminato nel giro di pochi giorni è stato Espiazione. Anna aveva due mesi e io lo leggevo tenendolo con la mano destra, mentre con la sinistra cullavo la piccola, girando per la cucina. Questo libro, che resta uno dei miei preferiti in assoluto (e che mi ha fatto scoprire McEwan) segna il passaggio alla fase attuale, che potrei definire della diffidenza.
Oggi come oggi, in effetti, potrei candidarmi a spot vivente di Einaudi: pochi rischi, tutto molto collaudato e certificato. Einaudi Stile libero se proprio mi sento in vena di avventura. Quasi tutti i libri che ho comprato negli ultimi 3-4 anni sono di questa casa editrice. E non è stata una scelta volontaria. Me ne sono resa conto solo a posteriori. Scopro così Pamuk, ma anche Elsa Morante, Murakami e pure i Wu Ming, Kristof e Munro, Fante e Auster, ecc ecc ecc.

Evidentemente le mie abitudini di lettura, il mio stesso atteggiamento nei confronti della letteratura, hanno subito un profondo cambiamento. Adesso sono molto più selettiva, e questo è certamente il segno di una capacità di scelta più matura (anche se la diffidenza dipende soprattutto dalla paura di spendere soldi in qualcosa di deludente) ma allo stesso tempo sono meno incline alla scoperta, e dunque rischio di perdere voci, di ridurre la complessità sinfonica a favore di una rassicurante melodia.
Per esempio non leggo quasi nulla di italiano contemporaneo.

E voi? Avete anche voi una casa editrice con cui vi sentite a casa? Anche voi avete avuto periodi? E cosa mi consigliereste per abbattere il muro dello scetticismo?





Eccola, la mia libreria senza più un dito di polvere :)

lunedì 13 gennaio 2014

Hip-Hip Yahooooo!

Eh no, non ho trovato lavoro. L'urlo di gioia del titolo è solo un aggancio.
Accendere il computer, aprire il browser nella speranza di una email, di quella email che non arriva mai, può essere frustrante. Ma se la tua homepage è Yahoo, allora puoi star certo che ogni giorno avrai qualcosa che ti strappa un sorriso. Sempre meglio che strapparsi i capelli per la disperazione, dico io.

Andiamo a incominciare con questa serie di chicche selezionate con amore per voi.

Capitolo 1 - La politica

E qui, lo sappiamo, ci sarebbe poco da ridere se non fosse per il fine talento satirico dei titolisti.


Oppure non è ironico. Non so. 
A volte il dubbio resta, come in questo caso:


Oh, io non la conoscevo la moglie di Renzi, ma è davvero carina. La barba le dona.


Capitolo 2 - La cronaca

La cronaca nera non è certo roba allegra, ma a volte è più nera che mai.



Poteva essere un vero scoop, se fosse stata trovata viva.

I titolisti Yahoo, del resto, hanno una specie di strano gusto per l'horror. Qualcosa che, secondo me, spesso confina con la pornografia. Ogni giorno si leggono cose del tipo:







Bello, sì sì. Perché non ravvivare le nostre spente giornate gustandoci gli ultimi momenti di vita di qualcuno?*
Se il voiyerismo macabro non  vi eccita abbastanza, potreste anche voi unirvi a qualche impresa eroica, tipo questa:



Che mondo, dove uno non può neppure partire per una crociata che subito l'arrestano.
Se almeno i due in questione fossero stati Renzi e la mogliettina!


*ps
Io il video non l'ho visto, quindi non so se a giacere in una pozza di sangue è il soggetto della foto o la foto stessa. Del resto un buon titolo è quello che alimenta il mistero.

mercoledì 8 gennaio 2014

Prendi una nonna, trattala male...

Ecco la mia lista dei buoni propositi per il 2014:
1 Essere più paziente con i bimbi
2 Essere più paziente con i bimbi
3 Essere più paziente con i bimbi
4 Essere più paziente con i bimbi
5 Essere più paziente con i bimbi
6 Essere più paziente con i bimbi
7 Essere più paziente con i bimbi
8 Essere più paziente con i bimbi
9 Essere più paziente con i bimbi
10 Essere più paziente con mia madre


Non che io sia così poco perfettibile, eh. Anzi, avrei un bel po' di cosette su cui lavorare, ma mi piace propormi obbiettivi alla mia portata. E dal punto 1 al punto 9 mi sento fiduciosa. Ce la posso fare. Forse. 
Il punto 10, il punto 10 mi mette in seria difficoltà.
Premetto che io ho sempre avuto con mia madre un rapporto di pacifica convivenza istituzionale. Lei è stata per me una madre ineccepibile, una di quelle a cui non puoi rimproverare nulla. Presente e sollecita quando ero bambina, non ha mai mancato una recita scolastica, mi cuciva costumi da urlo (memorabile il marziano con il cestino del Dixan come casco), allestiva per me compleanni con ogni sorta di delizia, accorreva a ogni mia chiamata notturna senza mai una protesta o un lamento. Una mamma in puro stile Wilma Flintstone.
C'era sempre, e quando sei bambina questa è l'unica cosa che conta.
In seguito ha svelato un'altra grande dote: la capacità di non rompere le palle. Non mi ha mai dato l'impressione di giudicarmi, o di controllarmi, o di volermi diversa. Ci sono stati, certo, momenti di attrito, ma solo piccoli e sporadici episodi poco significativi. Per il resto, lei continuava a esserci, sempre. E quando sei adolescente, una madre che c'è ma non si vede è una delle cose che ti aiutano a cavartela.
Non ho mai avuto con lei un rapporto di intimità o confidenza, ma non ne ho mai neppure sentito il bisogno. 
Fondamentalmente lei è riuscita nella sua missione, la stessa che mi propongo anch'io con i miei bimbi: essere sempre lì a portata di mano, ma dietro, non davanti, per non ostacolare il passo.

Così per me è stato possibile andarmene di casa senza sensi di colpa, costruirmi una vita a diverse centinaia di chilometri da lei. Essere indipendente.
Poi le cose sono cambiate. Lei è venuta ad abitare nella mia stessa via, e da quando è nata Anna ho potuto contare sulla sua presenza costante. Il combinato disposto di  una mamma vicina e una supersuocera mi ha permesso di mantenere ampi spazi di autonomia e di agibilità, dalla possibilità di fare la spesa senza trascinarmi dietro i bimbi alla libertà di partire per un giorno o due senza ansie fino alla gestione di lavori con orari imprevedibili.

Ma. Tutto ha un prezzo. E avere una madre che abita nella tua stessa via e ha le chiavi di casa tua comporta una radicale minaccia alla tua indipendenza.
Lo so che sto per attirarmi gli strali di tutte quelle che sono costrette a carambole e salti mortali perché non hanno il minimo aiuto, ma avere una madre in giro che insiste per stirare la tua roba, e rifarti i letti e pulirti le scale, alla fine è esasperante.
Lei c'è sempre. E meno male che c'è. Però a volte vorrei che ci fosse un po' meno.
Non mi straccio le vesti se qualcuno mi svuota la lavastoviglie, eh. Però siamo nella situazione paradossale per cui è lei ad aver bisogno che io abbia bisogno, perché se io non ho bisogno, le sue giornate si riempiono di silenzio. Perché quella donna è fatta così: deve sentirsi utile, deve avere qualcosa da fare.
Io mi rendo conto che avere una colf-babysitter gratuita che mi porta via la differenziata e mi ricorda anche la scadenza dell'Imu sia una grande cosa, per questo mi sento davvero in colpa quando perdo la pazienza perché insiste fino allo sfinimento per aiutarmi.

È che a volte me la ritrovo per casa mentre non ho da lavorare, e sono costretta a inventarmi qualcosa da fare per darle la sensazione di essere utile. Quando le dico: "domani non stare a venire", lei mi chiede "non lavori domani?" con uno sguardo smarrito e sgomento, e non so se le dispiace che io sia disoccupata oppure la terrorizza non avere uno scopo per l'immediato futuro.
Così a volte può capitare uno scambio di battute del tipo:
"Oggi pomeriggio devo venire?"
"Ma no, non serve"
"Magari vengo a stirare"
"Ma non sto lavorando, non c'è bisogno"
"Sei sicura? Tanto io non ho mica niente da fare"
"Lo so, ma neppure io"
"Non devi andare da nessuna parte?"
"No"
"Vengo a pulire i vetri?"
"Non importa! Li pulisco io quando riesco!"

A volte vorrei poter dire: "non ho il tempo di pulirli, i vetri, oppure ho tempo ma non ho voglia, ma è casa mia, il  mio territorio, e preferisco che rimangano sporchi!".



Mi odiate, lo so.
Mi odio anch'io, tutte le volte che alzo la voce con lei. 

Per questo l'ho messo nei buoni propositi per il nuovo anno.

Ma mi capite un po'? Sono vittima di un disturbo bipolare? Sono un'opportunista schizofrenica?


ps
Anche adesso, è appena entrata in casa mia con le sue chiavi (non suona, per non disturbare). Ha comprato delle forbici da giardinaggio per potare le mie piante.