mercoledì 22 gennaio 2014

Casa dolce casa editrice

Una che lavora in editoria e che nel suo nickname ha la voce "precaria" non corre certo il rischio di farsi illusioni su che cos'è una casa editrice.
Però, se lavoro in editoria (e forse anche se sono precaria) è perché amo i libri, adoro la carta, stravedo per le pagine, ho una passione per le righe, traggo profondo godimento dalle parole.
Qualche giorno fa ho rimesso ordine nella mia libreria (che è anche un deposito di documenti e oggetti di varia natura e provenienza, nonché limbo in cui confluiscono tutti i rottami dal destino incerto).
Mentre toglievo polveri accumulate in un glorioso lustro, ripercorrevo con la memoria le fasi della mia vita di lettrice, e non ho potuto non notare come determinati periodi siano legati a determinate case editrici, o addirittura a collane.

La prima giovinezza. Dai 6 ai 16 anni è stato il periodo della bulimia. Leggevo tutto quello che trovavo in giro, da Tex Willer all'enciclopedia in 10 volumi e copertina in similpelle. Letture disordinate, ma ben presto attratte dalla fantascienza e dal fantasy, quindi Urania ed Editrice Nord, ma anche tanto tanto Bonelli.  Il grande amore per Ursula Le Guin è l'apice di questa fase. Solo lei e alcuni libri di fiabe hanno ottenuto l'onore di un trasloco nelle mie vite successive.

Dai 16 ai 19 anni è stato il periodo dell'instradamento. Io e la mia amica Manuela spulciavamo uno per uno i pochissimi titoli dell'unica libreria nel raggio di decine di chilometri, e cercavamo libri per crescere, per crescere come lettrici. Quelli erano gli anni dei primi Millelire, degli economici NewtonCompton, che mi permisero di scoprire Freud, per esempio. Allo stesso tempo a casa affrontavo i russi grazie ai BUR ereditati da mia sorella. Quella con Dostoevskij è stata la mia prima storia importante, insidiata solo dalla concorrenza di Eliot.

I tempi dell'università, ovvero la curiosità:  rimane ben poco, perché attingevo a piene mani alle biblioteche pubbliche, ma ricordo che avevo una spiccata preferenza per titoli evocativi e criptici, che spesso si legavano a case editrici anomale o sconosciute. Rimane qualche e/o, alcuni Adelphi, numerosi Feltrinelli, ancora qualche BUR e tante case editrici minori. Dunque un certo gusto per la scoperta, per la letteratura d'altri pianeti, per l'esoterismo e le voci interiori, ma anche incursioni nell'Italia di oggi e nel teatro d'ogni età. Letture disparate, da Christa Wolf a Virginia Woolf, da Shakespeare a Erri De Luca, da Allende a Marquez passando per Borges, da semisconosciuti romanzieri dell'Europa dell'est a poeti bolognesi. E ancora tanti fumetti, da Linus (e Calvin & Hobbes in particolare) ai supereroi Marvel e, soprattuto e tutti, Disney, con la folgorante scoperta di Carl Barks.

Dai 25 ai 30 c'è stato il periodo Oscar Mondadori: del futur non v'è certezza, solo nei classici la salvezza. Ancora qualche Feltrinelli, soprattutto perché questo è il momento in cui mi innamoro di Dürrenmatt

Seguono circa 3 anni in cui ho letto, per mio interesse personale, solo i tempi di cottura delle pastine e le etichette dei body. Sono diventata madre e dunque leggo quasi solo per i bambini.
Il primo libro "adulto" che ho terminato nel giro di pochi giorni è stato Espiazione. Anna aveva due mesi e io lo leggevo tenendolo con la mano destra, mentre con la sinistra cullavo la piccola, girando per la cucina. Questo libro, che resta uno dei miei preferiti in assoluto (e che mi ha fatto scoprire McEwan) segna il passaggio alla fase attuale, che potrei definire della diffidenza.
Oggi come oggi, in effetti, potrei candidarmi a spot vivente di Einaudi: pochi rischi, tutto molto collaudato e certificato. Einaudi Stile libero se proprio mi sento in vena di avventura. Quasi tutti i libri che ho comprato negli ultimi 3-4 anni sono di questa casa editrice. E non è stata una scelta volontaria. Me ne sono resa conto solo a posteriori. Scopro così Pamuk, ma anche Elsa Morante, Murakami e pure i Wu Ming, Kristof e Munro, Fante e Auster, ecc ecc ecc.

Evidentemente le mie abitudini di lettura, il mio stesso atteggiamento nei confronti della letteratura, hanno subito un profondo cambiamento. Adesso sono molto più selettiva, e questo è certamente il segno di una capacità di scelta più matura (anche se la diffidenza dipende soprattutto dalla paura di spendere soldi in qualcosa di deludente) ma allo stesso tempo sono meno incline alla scoperta, e dunque rischio di perdere voci, di ridurre la complessità sinfonica a favore di una rassicurante melodia.
Per esempio non leggo quasi nulla di italiano contemporaneo.

E voi? Avete anche voi una casa editrice con cui vi sentite a casa? Anche voi avete avuto periodi? E cosa mi consigliereste per abbattere il muro dello scetticismo?





Eccola, la mia libreria senza più un dito di polvere :)

13 commenti:

  1. E' appena uscita la nuova traduzione finalmente completa di Furore, facci un pensiero, è un gran libro. A me ultimamente m'ha pure molto preso La versione di Barney. Inoltre nell'ultimo anno ho adorato lo stile di Lalla Romano (La penombra che abbiamo attraversato, in particolare).

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie! direi che anche con questi vado sul sicuro ;)

      Elimina
    2. Furore acquistato stamattina. E costa solo 12 euro!

      Elimina
  2. Porca paletta! Vuoi dire che quella che ho letto io era incompleta????NOOOO, devo rileggerlo subito.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. con i miei tempi, ma ci sono arrivata :D

      Elimina
    2. Furore è stato pubblicato nel 43 per atto coraggioso di Bompiani. Ma la traduzione risentiva di grossi tagli e addirittura di parti semplicemente riassunte e in generale non rende minimamente le differenze di registro, fa parlare i contadini come un professore di Milano degli anni Quaranta. Io devo ancora leggere la nuova versione, ma se pure quella tagliata mi è piaciuta tantissimo immagino che quella completa darà ulteriori soddisfazioni...

      Elimina
  3. ohpporca vacca, non c'ho mai fatto caso... ma mi sa che domani pomeriggio ripercorro i miei acquisti in ordine cronologico.
    Di base, però, io m'innamoravo degli autori, quindi compravo tutto ciò che avevano pubblicato. Rigorosamente al libraccio che non c'ho mai avuto una lira.
    I colori della tua libreria sono fichissimi, appena ho tempo la guardo nel dettaglio e ingrandita, che non resisto a un atto di voyerismo editoriale...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. ah ah ah! Trattasi di foto scattata con il cellulare, quindi anche ingrandita non dà molte soddisfazioni. Comunque la parte destra è interamente dedicata ai fumetti, il 50% dei quali a marchio Disney

      Elimina
  4. Ursula "Kappa" Le Guin? Quella de "Il mago"?? Oh che ricordi mi hai risvegliato!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì proprio lei! La saga conserva un posto d'onore nella mia libreria, ma l'ho amata anche come scrittrice di fantascienza

      Elimina
  5. Io ho prevalentemente letto in modo "storico - geografico"... c'è stato il periodo dei francesi dell'800, poi i russi, poi gli inglesi e così ho passato l'adolescenza; poi finito il liceo sono stata folgorata dai latino-americani che mi hanno tenuta impegnata per un bel po, quindi ho cominciato a differenziare con letture miste ma con una certa predominanza americana moderna.

    Concordo sulla lettura del retro delle confezioni di pastina ed aggiungo che adesso sto studiando chimica sui bugiardini delle medicine pediatriche che mi costringono ad sovrumano sforzo matematico per il calcolo dei dosaggi/peso corporeo.

    Al momento i miei amati libri sono rinchiusi in mooolti scatoloni in un buio deposito causa ristrutturazione....non vedo l'ora di riportarli alla luce!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. AAARGH! Le dosi dei medicinali! Che notti insonni con l'ansia di aver dato un milligrammo di troppo. Per fortuna che per ogni notte insonne c'è un libro in attesa sul comodino :)

      Elimina